Come non pagare la cartella esattoriale per debiti ereditati.

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L’erede può prima rinunciare all’eredità, poi ottenere l’annullamento della cartella esattoriale per debiti del defunto e, infine, revocare la rinuncia all’eredità.

Che per non pagare i debiti lasciati in eredità da un familiare defunto si debba fare la rinuncia all’eredità è un fatto che ormai sanno in molti (specie chi ha letto la nostra guida Come non ereditare i debiti dei genitori); che peraltro gli eredi, anche qualora accettino la successione, non siano tenuti comunque a corrispondere le sanzioni (per le quali si può chiedere lo sgravio) è anche questa una circostanza nota (per maggiori informazioni leggi Quando non si ereditano i debiti verso il fisco). Ciò che però non sempre si sa è che, per non pagare la cartella di pagamento per debiti ereditati si può prima rinunciare all’eredità e poi, dopo l’annullamento di tale cartella, revocare la rinuncia e accettare l’eredità. Strano ma vero: lo spunto viene offerto dagli stessi giudici tributari della Commissione Regionale di Milano [1]. Sembrerebbe quasi un escamotage per aiutare i più furbetti o, comunque, quelli che non hanno immediato interesse ad acquisire le quote dell’eredità e, magari, a venderle. Di fatto, però, la sentenza si rivela un utile espediente per evitare i debiti lasciati con l’eredità. Ma procediamo con ordine.

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Prima di spiegare – alla luce della pronuncia in commento – come non pagare la cartella di pagamento per debiti ereditati dobbiamo innanzitutto ricordare alcune importanti regole pratiche:

per non pagare i debiti lasciati da un familiare defunto si può rinunciare all’eredità;
così come l’accettazione dell’eredità, anche la rinuncia all’eredità si può fare entro 10 anni. Se però l’erede è nel possesso dei beni caduti in successione (si pensi al convivente con il genitore venuto a mancare) i tempi si abbreviano: entro 3 mesi dall’apertura della successione si deve fare l’inventario dei beni e, nei successivi 40 giorni, bisogna dichiarare se rinunciare o accettare l’eredità;
la rinuncia all’eredità si può revocare. In pratica, il soggetto «chiamato all’eredità» che abbia deciso di rinunciare all’eredità medesima, può sempre ripensarci. Lo deve però fare entro 10 anni, ossia entro lo stesso termine nel quale è possibile accettare l’eredità.
Detto ciò, immaginiamo che un erede riceva una cartella di pagamento per debiti lasciati dal parente deceduto. In tal caso, due sono le possibili soluzioni:

se l’erede ha accettato l’eredità, deve pagare la cartella in base alla sua stessa quota di eredità (leggi Chi paga i debiti di un genitore defunto?);
se, invece, l’erede ha rifiutato l’eredità, non deve pagare la cartella. E ciò vale anche se non sono ancora decorsi i 10 anni di tempo entro i quali questi può revocare la rinuncia.
È proprio quest’ultima l’importante precisazione fornita dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano, secondo cui l’erede che ha rinunciato all’eredità può evitare di pagare la cartella di pagamento per debiti ereditati anche se ha ancora tempo per revocare detta rinuncia (non essendo decorsi i 10 anni). Egli quindi ben può:

dopo aver ricevuto una cartella esattoriale, rinunciare all’eredità;
grazia a tale rinuncia può far annullare la richiesta di pagamento nei suoi confronti perché non dovuta;
successivamente, e sempre che non siano decorsi 10 anni dall’apertura della successione, revocare la rinuncia all’eredità e tornare ad essere erede, senza però più il pesante fardello della cartella di pagamento che, nel frattempo, è stata annullata.
Ciò, detto in termini più tecnici, si riassume nel seguente principio: «nell’ambito di un’iscrizione a ruolo di natura tributaria effettuata nei confronti di un erede, quando costui abbia effettuato una regolare rinuncia all’eredità, è irrilevante il fatto che il potenziale erede potrebbe revocare la propria rinuncia entro lo stesso termine decennale: la cartella di pagamento è comunque nulla, a prescindere dal decorso di tale termine».

Per comprendere meglio la questione ricorriamo a un esempio.

Immaginiamo una donna che, dopo la morte del padre, erediti tutto il suo patrimonio. Poiché l’uomo aveva un’attività imprenditoriale e, quindi, aveva accumulato una serie di debiti con il fisco, l’erede preferisce in prima battuta temporeggiare per verificare se le convenga di più accettare l’eredità o meno. Mentre il suo commercialista sta facendo i conti delle attività e delle passività dell’azienda di famiglia, la donna riceve una cartella di pagamento per diverse decine di migliaia di euro a titolo di Iva non corrisposta dal padre. Presa dal panico, fa la rinuncia all’eredità e impugna la cartella. Il fisco, però, sostiene che la cartella non possa essere annullata perché non sono ancora decorsi 10 anni dall’apertura della successione e nulla assicura che l’erede, dopo aver rinunciato all’eredità e, in forza di ciò, ottenuto l’annullamento della cartella, revochi la precedente scelta della rinuncia. Insomma, un “giochetto” del genere consentirebbe di evitare di pagare i debiti ereditati con estrema facilità. Chi ha ragione?

Secondo la Ctr di Milano, deve essere annullata la cartella di pagamento se l’erede ha fatto la rinuncia all’eredità. Non conta se ci sono ancora i tempi per fare la revoca alla rinuncia. Difatti l’annullamento della cartella e la revoca alla rinuncia all’eredità sono due questioni che restano tra loro separate e indipendenti. Questo significa che ben può l’erede prima rinunciare all’eredità, poi ottenere la revoca della cartella esattoriale e, infine, revocare la rinuncia all’eredità, tornando ad essere “erede pieno”.

Del resto nulla toglie che il fisco, dopo aver visto che l’erede ha revocato la rinuncia all’eredità, possa nuovamente notificare una seconda cartella.

Pertanto, nell’esempio di poc’anzi, la figlia ben può ottenere la cancellazione della cartella benché non siano ancora decorsi i 10 anni per revocare la rinuncia all’eredità.

La potenziale revoca alla rinuncia – chiarisce la sentenza in commento – è un problema del tutto diverso, e non attuale in relazione al giudizio di impugnazione della cartella di pagamento.

Addirittura, secondo la Cassazione [2], anche una rinuncia tardiva all’eredità, cioè effettuata quando siano già passati dieci anni dalla morte, esclude comunque che il rinunciatario possa essere chiamato a rispondere dei debiti tributari del de cuius, non potendosi in nessun caso configurare quale erede.

[1] Ctr Milano, sent. n. 2129/12/17.

[2] Cass. sent. n. 8053/17.

Fonte: www.laleggepertutti.it

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