Agenzia delle Entrate: usura e anatocismo sulla cartella.

Che l’Agenzia delle Entrate Riscossione (come prima Equitalia) stia poco simpatica ai contribuenti, non è una novità. Da qui, però, a dire che l’Agente di riscossione delle tasse giochi a fare lo strozzino, applicando usura o anatocismo sulle cartelle esattoriali ce ne passa. Si sa che lo sport preferito degli italiani (dopo il calcio) è quello di accusare di qualsiasi cosa chi ci fa pagare le tasse (politici o agenti di riscossione che siano). Ma c’è un fondo di verità in queste accuse o restano solo, appunto, uno sport nazionale?

Il concetto di usura

A dire il vero, il debito originario contenuto nella cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione può crescere del 50% se si fanno due conti e si calcolano gli accessori annessi e connessi. Per esempio:

l’aggio: pari al 4,5% oppure all’8% se si paga dopo i 60 giorni dalla notifica;
le sanzioni: circa il 30%;
gli interessi di mora: oggi sono al 3,5%;
le spese di procedura;
la possibilità di rateizzare.
Il 50%, in effetti, non è poco. Ecco perché la parola usura scappa facilmente al contribuente. Anche se tecnicamente non sarebbe il concetto più appropriato, visto che l’usura è legata solo agli interessi. Per esempio: se la cartella aumenta a causa delle sanzioni (si pensi al caso di una sanzione pari al 50% del debito fiscale) non si può parlare di usura. Se, invece, il tasso di interesse raggiungesse il 20% (e non è questo il caso), allora sì.

L’anatocismo sulle cartelle

Il discorso cambia, però, quando si parla del problema dell’anatocismo sulla cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. L’anatocismo, lo ricordiamo, è l’applicazione degli interessi non solo sul capitale ma anche sul capitale addizionato agli interessi già maturati. Appare evidente che, in una situazione del genere, il pagamento della cartella potrebbe lievitare enormemente sino ad assumere un peso insostenibile, come è avvenuto in più di un caso.

L’anatocismo, dunque, è il vero nodo della cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Soprattutto nel momento in cui il contribuente chiede la rateazione. C’è chi ne ha fatto una missione, sino a costituire vere e proprie associazioni di tutela dei consumatori.

In ogni caso, tra detrattori e sostenitori della linea morbida, una cosa è certa, ed è la stessa Cassazione [1] a dirlo: la cartella deve essere motivata e, quindi, deve consentire di ricostruire le modalità con cui sono stati calcolati gli interessi. In altre parole, il dettaglio contenuto in cartella deve specificare, per ogni tributo di cui si chiede il versamento, anche le percentuali di interessi applicate per ciascun singolo anno, in modo da far comprendere al contribuente cosa sta pagando, a che titolo e se, eventualmente, viene sforato il tetto dell’usura o viene applicato l’anatocismo. Nel caso in cui tali indicazioni non venissero fornite, la cartella potrebbe essere annullata (almeno secondo gran parte dei giudici di merito [2]).

Usura e anatocismo: come leggere la cartella esattoriale

Non resta che imparare a decifrare i singoli capitoli della cartella esattoriale, per scoprire se, veramente, usura o anatocismo possano nascondersi dietro i numeri.

Che cos’è l’aggio e quanto si paga

Si parte con l’aggio, ossia una sorta di «compenso a percentuale» che spetta all’Agenzia delle Entrate Riscossione per la sua attività di, appunto, riscossore dello Stato. Inutile dire che tale compenso lo deve pagare il cittadino moroso. L’aggio scatta nella misura del 4,5% se il contribuente paga nei primi 60 giorni; sale poi all’8% sforati i 60 giorni dalla notifica della cartella.

Come si calcolano gli interessi

Capitolo interessi. Qui il discorso diventa più delicato. Sebbene, infatti, gli interessi legali oscillino ormai, negli ultimi tempi, tra lo 0,5% e l’1%, all’Agenzia delle Entrate Riscossione spetta un tasso quasi cinque volte superiore. Non a caso, di fronte ad un mancato pagamento entro 60 giorni dalla notifica, sulle imposte sono applicati gli interessi di mora nella misura annualmente aggiornata (dal 15 maggio 2017 sono pari al 3,5%).

 

Gli interessi sono calcolati dalla data della notifica alla data in cui viene eseguito il pagamento per ogni giorno di ritardo, secondo la seguente formula:

(imposte dovute x numero di giorni di ritardo x tasso di interesse)/ 365
Questi interessi, poi, vengono «capitalizzati» – con conseguente pratica anatocistica – nel caso di pagamento rateizzato, cioè quando il contribuente chiede di poter dilazionare (di norma in 72 o 120 mensilità) il debito riportato in cartella.

Ma è legittimo? E’ mai possibile che un Ente di riscossione, che opera davanti agli occhi di tutti, ed è nell’occhio del ciclone, possa attuare pratiche così palesemente illegittime?

Usura e anatocismo nelle cartelle: l’opinione dell’esperto

Abbiamo cercato di approfondire il discorso con l’amministratore della società Cloudfinance, il dottore commercialista Umberto Tranfaglia, evidentemente esperto della materia. Ecco qui di seguito l’intervista rilasciata alla nostra redazione, intervista che, peraltro, appare illuminante relativamente ad alcune questioni, su cui, sino ad oggi, è circolata parecchia disinformazione.

Dottor Tranfaglia, da quali somme è composta la cartella di pagamento notificata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione? Qual è il criterio di calcolo degli interessi che vengono applicati prima e dopo la scadenza dei 60 giorni dalla notifica della cartella?

L’importo delle somme richieste varia a seconda del momento del pagamento o del rateizzo.

Nel caso di pagamento della cartella ENTRO i 60 giorni dalla notifica l’importo totale comprende: le imposte o i contributi non versati, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo (o gli interessi Inps o Inail), le sanzioni civili pecuniarie (o le somme aggiuntive relative al premio o contributo, se trattasi di Inps o Inail), i compensi di riscossione (aggio) in misura del 4,65% delle somme iscritte a ruolo e le spese di notifica degli avvisi notificati precedenti la cartella.

Nel caso di pagamento della cartella OLTRE i 60 giorni dalla notifica la cartella riporterà ulteriori importi: gli interessi di mora, le ulteriori somme aggiuntive nel caso di contributi Inps o premi Inail, l’aggio di riscossione interamente a carico del contribuente e pari al 8% del totale (9% per i ruoli emessi prima del 1° gennaio 2013), le eventuali spese per le procedure cautelari ed esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti). Converrà con me che è tanta roba!

Non solo i contribuenti, ma anche i professionisti lamentano l’impossibilità di verificare, con l’esame della cartella, i criteri in base ai quali l’Agenzia delle Entrate Riscossione effettua il conteggio degli interessi moratori. È vero o è soltanto un pretesto per attaccare la l’Agente di riscossione?

È assolutamente vero. L’importo preteso a titolo di indennità di mora, denominato interessi di mora e ricompreso nell’importo totale della cartella, non è affatto intelligibile per il contribuente poiché nelle singole cartelle viene riportata unicamente la cifra totale degli interessi dovuti, senza alcuna indicazione del metodo di calcolo e senza specificare le singole aliquote applicate alle varie annualità. La Corte di Cassazione Civile, Sezione tributaria con la sentenza n. 4516 del 21.03.2012 ha affermato che non competono al contribuente difficili indagini per ricostruire “l’operato dell’ufficio” e decifrare un computo degli interessi “criptico e non comprensibile”. In tale situazione si riscontra un difetto di motivazione della cartella stessa. Nella stessa direzione e sempre in tema di adeguata motivazione anche l’Ordinanza n. 8934 della Cassazione Civile sez. VI-T, del 17 aprile 2014 ribadisce che “l’obbligo di una congrua, sufficiente ed intelligibile motivazione non può essere riservato ai soli avvisi di accertamento della tassa” e che “alla cartella di pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo”.

 

Pertanto, le cartelle che non dettagliano puntualmente il conteggio degli interessi e le aliquote applicate alle varie annualità sono affette da nullità.

Per la Cassazione si tratta di atti lesivi del diritto alla difesa del contribuente e a nulla vale che l’iter dell’accertamento si già giunto a conclusione ed il contribuente stesso sia informato.

Qual è il criterio di calcolo degli interessi che applica l’Agenzia delle Entrate Riscossione? È possibile che applichi l’anatocismo sul conteggio degli interessi?

Possibile? Direi che è tre volte possibile!

L’anatocismo, ai sensi dell’art. 1283 del codice civile consiste nell’applicazione di interessi su altri interessi. Nel caso di specie sono considerati anatocistici e quindi illegittimi le aliquote e gli interessi applicati su altri interessi e sulle sanzioni.

Possiamo distinguere 3 applicazioni di anatocismo nelle formule utilizzate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione:

l’anatocismo nel calcolo degli interessi di mora: la base di calcolo applicata comprende, infatti, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni;
l’anatocismo nel calcolo dell’aggio: il compenso di riscossione (o aggio) è determinato in misura percentuale (è quindi parificato ad un interesse) su una base di calcolo che comprende anche gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le sanzioni e, addirittura, gli interessi di mora;
l’anatocismo degli interessi di dilazione: in caso di rateizzo, l’Agenzia delle Entrate Riscossione applica gli interessi di dilazione anche sugli interessi di ritardata iscrizione a ruolo e sulle sanzioni.
È legittima tale pratica? Cosa prevede, a riguardo, la legge?

 

No, non è una pratica legittima poiché è in contrasto con l’art. 1283 c.c. che, appunto, vieta l’anatocismo.

In base alla vostra esperienza, quante volte capita che la cartella di Equitalia sia viziata per anatocismo?

Trascorsi 60 giorni dalla notifica, tutte le cartelle sono viziate dall’anatocismo!

Come si fa a definire l’entità dell’anatocismo applicato per recuperare o chiedere lo storno delle somme richieste?

Per eliminare l’effetto anatocistico e porre le somme recupero occorre modificare la base ricalcolando gli interessi di mora, l’aggio e gli interessi di dilazione sul solo tributo.

Come è possibile avere, dalla vostra azienda, una consulenza in tal senso e quali sono i costi?

La nostra azienda, attraverso la sua piattaforma di cloud computing, mette a disposizione di professionisti che hanno esigenze di analisi complesse, software in grado di realizzare elaborazioni e reportistica in modo semplice e in tempi rapidi, il servizio, in abbonamento, include senza ulteriori spese l’assistenza telefonica di un professionista esperto della materia.

Il nostro software Verifica Cartelle controlla:

la presenza di anatocismo;
eventuali errori di calcolo di calcolo dell’applicazione della mora, delle sanzioni e dell’aggio l’illegittimità della tecnica di ammortamento impiegata per il rateizzo;
l’applicazione impropria di un tasso di dilazione non conforme ai dettami del D.P.R. n. 602/1973.
Inoltre, ricalcola gli importi, quantifica le somme da recuperare e redige automaticamente la perizia per il ricorso.

L’AUTORE: Carlos Arija Garcia

Fonte:  www.laleggepertutti.it