Partita iva: come funziona il regime forfettario?

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato [1] che riconosce alcune agevolazioni a chi lo sceglie (professionisti ed imprenditori, con attività di dimensioni relativamente ridotte) permettendo una tassazione in misura fissa se non si superano alcuni limiti di reddito. La legge di stabilità 2016 ha abrogato definitivamente il precedente regime dei minimi, ed oggi il regime forfettario costituisce l’unica alternativa al regime ordinario per tutte le persone fisiche che svolgono o iniziano un’attività d’impresa, un’arte o una professione, e che possiedono determinati requisiti, tra cui soglie di reddito e fatturato. Naturalmente, le soglie di reddito dipendono dalla professione esercitata.

Il regime forfettario dunque ha sostituito i precedenti regimi agevolati.

Può aderire al regime forfettario sia chi apre per la prima volta una partita iva, sia chi già ne possieda una e finora abbia usufruito di un differente regime.

Al momento dell’apertura della partita iva viene richiesto di inserire un codice, che si chiama codice Ateco: questo codice, a sei cifre, deve selezionarsi da una apposita lista dove sono elencate tutte le professioni ed arti, fra le quali scegliere quella che rispecchia la propria attività lavorativa [2]. Una volta effettuata questa scelta – che può essere anche multipla – per vedere se può aderirsi al regime forfettario occorrerà verificare quale soglia massima di reddito è prevista dal regime per quel codice e quale sia il coefficiente di redditività da applicare una volta individuato l’ammontare del reddito da dichiarare.

Regime forfettario: i requisiti e le soglie reddituali

Come funziona quindi in concreto il regime forfettario? Chi può aderirvi, e cosa comporta?

L’accesso al regime forfettario – ed anche il suo mantenimento negli anni successivi – è possibile per i soggetti che, con riferimento all’anno precedente, soddisfino specifici requisiti:

un preciso limite dei ricavi e compensi percepiti, con valori non superiori a limiti predeterminati, che variano a seconda dell’attività esercitata (partendo da un tetto massimo di euro 25.000 ad uno di euro 50.000);
un tetto per le spese derivanti da lavoro dipendente e assimilati, che non possono superare euro 5.000 lordi;
un costo complessivo dei beni strumentali non superiore ad euro 20.000 (al lordo degli ammortamenti).
Per quanto riguarda la determinazione del reddito profesionale e la tassazione prevista, il regime forfettario funziona nel modo seguente.

 

A differenza dei precedenti regimi agevolati, ormai abrogati, il reddito imponibile di chi aderisce al regime forfettario si determina applicando ai ricavi e compensi (percepiti nel periodo d’imposta) un coefficiente di redditività fisso [3]. Questo coefficiente di redditività è predeterminato in funzione del codice Ateco che riguarda l’attività svolta. Sul reddito così determinato – al netto dei contributi previdenziali versati – si applica un’imposta sostitutiva, pari al 15%. Per i primi cinque anni di adesione al regime, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è del 5%, ed in ogni caso è sostitutiva dell’imposta sui redditi (Irpef), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). Possono portarsi in deduzione unicamente i contributi previdenziali.

Sono previste inoltre alcune semplificazioni burocratiche per chi aderisce al regime forfettario. Oltre a non esserci obblighi di registrazione o tenuta delle scritture contabili, non si applica lo spesometro, non è previsto il versamento dell’Iva né ritenute d’acconto o studi di settore.

Il regime forfettario cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene a mancare anche uno soltanto uno dei requisiti di accesso previsti dalla legge, oppure si verifica una delle cause di esclusione.

L’AUTORE: Chiara Pezza
Fonte: www.laleggepertutti.it