Come bloccare l’asta sulla casa con la crisi da sovraindebitamento.

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La legge sul cosiddetto sovraindebitamento, anche chiamata «salva suicidi» consente di risolvere i problemi di eccessivo indebitamento sia dell’imprenditore che del consumatore o del lavoratore autonomo. La decurtazione della passività può raggiungere percentuali importanti. La procedura viene definita sostanzialmente con due diverse soluzioni: la proposta di accordo del debitore e il piano del consumatore, a seconda che si tratti di debiti d’impresa o del privato. Ma procediamo con ordine.

Accordo del debitore

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Nel primo caso la sospensione delle procedure esecutive è obbligatoria.

 

Il giudice dispone la sospensione con il decreto di fissazione della prima udienza.

La legge sulle crisi da sovraindebitamento [1] prevede, infatti, che il giudice con proprio decreto «dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi, né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili».

In parole povere, fino dalla presentazione della proposta di accordo del debitore, tutte le procedure esecutive – comprese le vendite all’asta – sono sospese.

La sospensione dura fino alla udienza per l’omologa.

Se l’accordo del debitore risulta regolarmente approvato e riceve l’omologa, le procedure esecutive sono sospese per tutta la durata dell’accorso e, se l’accordo viene eseguito del tutto e correttamente, alla fine vengono meno completamente.

Se l’accordo non viene omologato, le procedure esecutive riprendono da dove si erano interrotte.

Piano del consumatore

Nel caso del piano del consumatore, invece, le cose vanno diversamente.

La legge [2] in questo caso fa una previsione diversa: «Quando, nelle more della convocazione dei creditori, la prosecuzione di specifici procedimenti di esecuzione forzata potrebbe pregiudicare la fattibilità del piano, il giudice, con lo stesso decreto, può disporre la sospensione degli stessi sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo».

Quindi, in questo secondo caso, la sospensione non è automatica; il giudice decide in base a una sua valutazione di opportunità.

La legge prevede che l’interruzione delle procedure esecutive si ha al momento dell’omologa del piano del consumatore [3]: «Dalla data dell’omologazione del piano i creditori con causa o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali. Ad iniziativa dei medesimi creditori non possono essere iniziate o proseguite azioni cautelari né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di piano».

 

Ciò significa che, con il piano del consumatore, per bloccare eventuali vendite all’asta, è necessario arrivare alla omologa del piano (che richiede circa sei mesi di tempo).

Anche con il piano del consumatore, la corretta esecuzione fino alla sua conclusione, determina l’estinzione di tutte le procedure esecutive con effetto automatico.

L’AUTORE: Stefano Biancalana
Fonte: www.laleggepertutti.it

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