Finanziamenti, Legge Marcora: quando i dipendenti salvano l’azienda.

I lavoratori possono formare il capitale sociale della nuova impresa attraverso risparmi personali oppure attraverso l’anticipazione degli ammortizzatori sociali. Il contributo raddoppia il capitale con un prestito restituibile in 7-10 anni

Un’impresa è in crisi e rischia la chiusura, i dipendenti decidono di costruirsi un ruolo attivo e darsi una seconda opportunità: nascono così imprese, spesso cooperative di lavoro, definite come “workers buyout” (WBO). I dipendenti acquisiscono così la proprietà delle imprese presso cui erano occupati, salvano il proprio lavoro, e diventano, insieme, imprenditori.
La crisi economico-finanziaria dal 2008 ad oggi ha contribuito a portare alla ribalta nuovi casi di cooperative WBO e aumentare l’interesse per questa opportunità. È una storia ogni volta diversa, che negli ultimi ha consentito il recupero di 252 fabbriche, attraverso la creazione di cooperative con una “nuova vita” pari a quella media delle imprese italiane. Il fenomeno non è solo italiano, a cominciare dalle “empreas recuperadas por sus trabajadores” dell’America Latina, fino, soprattutto negli ultimi dieci anni, alle imprese spagnole e francesi. In Italia dalla metà degli anni Ottanta è istituito uno strumento giuridico che ha riconosciuto questa opportunità e ha favorito lo sviluppo e la diffusione di queste peculiari imprese.

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Come funziona
La legge n. 49 del 1985, «Provvedimenti per il credito alla cooperazione e misure urgenti a salvaguardia dei livelli di occupazione», conosciuta come Legge “Marcora”, ha istituito un fondo di rotazione per finanziare progetti presentati da cooperative e un fondo statale speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli occupazionali tramite nuove iniziative imprenditoriali in forma cooperativa.
Quest’ultimo, in particolare, è alimentato attraverso il versamento del 3% degli utili netti di ogni cooperativa e dai patrimoni residui delle cooperative poste in liquidazione: la cooperazione che supporta la cooperazione.
La L. 57/2001 ha ridisegnato in parte lo strumento, e ad oggi i fondi mutualistici finanziano un WBO con l’erogazione di contributi pari a quanto versato dai lavoratori (in un rapporto di 1:1). Il finanziamento deve poi essere restituito dai lavoratori in un periodo di tempo che va dai 7 ai 10 anni. I lavoratori possono sottoscrivere il capitale sociale attraverso risparmi personali oppure attraverso l’anticipazione delle indennità di cassa integrazione, mobilità o disoccupazione, con un contributo al capitale iniziale non inferiore ai 4000 euro ciascuno.
La cooperativa WBO può avere un socio finanziatore per tutta la durata dell’investimento (una cooperativa, un consorzio o un altro soggetto con interessi finanziari), che partecipa al processo decisionale e alla gestione delle cooperative. L’investitore istituzionale principale per il sostegno di progetti di WBO in Italia è Cooperazione Finanza Impresa.

Chi può accedere
Possono accedere allo strumento le cooperative di produzione e lavoro che realizzano la salvaguardia dell’occupazione dei lavoratori, attraverso l’acquisto, l’affitto o la gestione anche parziale delle aziende di cui erano dipendenti oppure mediante iniziative imprenditoriali sostitutive. Le cooperative dovranno essere costituite da lavoratori dipendenti di imprese in liquidazione, lavoratori in mobilità e possono associare, tra personale tecnico e amministrativo, altri lavoratori in misura non superiore al 20% del totale dei soci-lavoratori.

 

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