Sangue di yogurt di Andrea G. Pinketts

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Vi ricordate di me? Sono quello che ha scritto la prima pagina. E adesso devo confessarvi che siamo a un punto morto.
Quando muore un punto nessuno versa una lacrima.
Certo rimpiangiamo un punto fermo della nostra vita quando scopriamo che ha cambiato baricentro e si è trasferito nel centro di Bari, mentre noi continuiamo a vivere a Bolzano. Ma un punto morto non suscita alcun tipo di rimpianto.

Non è vero che per la tesi di laurea ho letto tutto Pinketts, l’avevo dimenticato. Alcuni dei suoi libri non ero riuscita a trovarli e mi sono capitati tra le mani ora, come Sangue di yogurt. In un certo senso non sono più abituata al suo stile e questa lettura non mi ha entusiasmata come ai vecchi tempi. Forse si è anche acuito il mio senso critico, che già ai tempi smontava ogni cosa.
In ogni caso questo libro è stato un bel tuffo nel passato. Tornare ai vecchi tempi e incontrare la strana scrittura pinkettsiana e poi stare dietro ai suoi personaggi: roba di anni fa. Quando si era giovani e spensierati… ah, già! Lo sono ancora…
Una delle cose che invidierò sempre a questo scrittore è la capacità di entrare nel racconto con una nonchalance unica. Della serie, scrittore onni-tutto. Nella raccolta in questione non mancano occasioni per fare queste puntate al lettore (come mostra la citazione d’apertura al post).
Un’altra cosa che colpisce sempre con Pinketts è la costruzione di personaggi davvero particolari, fantasiosi, ovvio, ma cui si decide di credere per non rovinare il piacere della lettura. Per questo motivo credo che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero leggere un Pinketts.
Per quanto concerne Sangue di yogurt, avevo giù letto qualche racconto qui compreso, ma una silloge resta una silloge. Notavo proprio ieri quanto mi piacciano le antologie. Non so bene il perché, ma forse molto è dovuto alla loro brevità.

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