Testimone oculare di un regolamento di conti, sembrava Gomorra. “Non c’è integrazione sociale”

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Due spari bucano l’oscurità. L’orologio segna le 2.40. Troppo tardi, non può essere l’attacco di un fuoco d’artificio. Da queste parti  le famiglie del rione festeggiano l’uscita dal carcere di uno di loro con bengala, girandole, mortaretti, petardi, razzi e tric e trac. È una tradizione, l’annunciazione dello scarcerato con spettacolini pirotecnici “fai da te”. Mi affaccio al balcone, si tratta di un attacco, ma di matrice camorristica. Credevo di essere sul set di Gomorra, invece davanti ai miei occhi si materializzano quattro delinquenti, due rimangono alla guida dello scooter (mi ha colpito il modello, ultima generazione, fiammante, mica un ferro arrugginito) altri due scendono, pistola in mano e scaricano un intero caricatore, anzi due… Urlo a squarciagola. Non mi possono sentire hanno il casco, nero, nero come la visiera a schermo che gli copre tutta la faccia. Se lo infilano solo quando sono in “missione” per non farsi riconoscere. Altrimenti si vedono scorrazzare su e giù per il vicolame del centro storico, a cranio scoperto per non scompigliarsi il ciuffo impomatato in Gennaro Savastano style, ostentando quella tracotanza da piccoli boss di quartiere. Sparano, sparano, saltano sullo scooter, una sgommata e viaaaaaaaa.

Siamo a Monte di Dio, strada della Napoli chic, mica a Scampia. Esce Alfredo, il portiere notturno da 35 anni dello storico Palazzo Serra di Cassano. Mi butto per le scale in tempo per vedere due tipi che caricano il corpo crivellato su una Panda blu per portarlo all’ospedale Loreto Mare. Miracolosamente sopravvissuto alla mitragliata di pallottole. Sull’asfalto rimane solo un’enorme chiazza di sangue. Nessuno si prende la briga di chiamare la polizia.  Ahimè, nessun pronto intervento  di un “Giuseppe Lojacono”, ispettore integerrimo della fortunata serie televisiva  di Maurizio De Giovanni I bastardi di Pizzofalcone.  La polizia arriverà sul luogo dell’attentato, angolo via Supportico d’Astuti, solo in mattinata.

Dopo il brutto della diretta il vicolo, fatto di bassi, panni appesi e cestini per tirare su la spesa, è tutto un vociare farneticante, scene di disperazione, ma l’omertà è regina. Chi è la vittima? Boh. Si tratta di un regolamento di conti fra un parcheggiatore abusivo (il nome non viene reso noto neanche sui quotidiani dell’indomani) e “loro”. Dei diciotto proiettili solo tre hanno colpito il bersaglio. La pista è sempre quella, il narcotraffico. Troppa violenza, c’è chi invoca leggi più dure.

Il più noto penalista napoletano Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli, cinefilo purosangue, abita anche lui a pochi passi dal luogo dell’attentato, ha sentito gli spari: “Lo spazio limitato tra Monte di Dio, Santa Lucia e Piazza Plebiscito è abitato dal popolo minuto che convive con una minoranza di residenti appartenenti alla borghesia intellettuale. È la particolarità della città, quella di avere un centro vivo, dove non ci sono state deportazioni e la periferia si ritrova anche in pieno centro storico. Purtroppo però l’integrazione tra i due poli opposti non ha mai funzionato, i due universi vivono separatamente e nel giro di pochi metri ci si ritrova ancora in strade che sembrano di vivere due secoli prima. La salvezza di Napoli passa attraverso questa integrazione”.

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