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Auto, guida alla scelta tra finanziamento, leasing o lungo noleggio

        La scelta tra acquistare un autoveicolo accedendo a un finanziamento, acquistarlo tramite una società di leasing o noleggiarlo con la formula del lungo termine è un dilemma frequente per la categoria degli agenti di commercio, per la quale l'autoveicolo è un bene strumentale alla propria attività e che rispetto ad altre categorie d'imprenditori, proprio per l'utilizzo che se ne fa, necessita di essere cambiata più volte nel corso della propria attività.

La normativa stessa prevede per la categoria, a differenza di altre tipologie di ditte individuali o professionisti, che tutte le spese riguardanti le autovetture utilizzate dagli agenti e rappresentanti di commercio sono deducibili in misura pari all’80%, sia per l’acquisto fino a un massimo di 25.822,24 euro, sia per il leasing, quest’ultimo da valutare in proporzione al canone di competenza annuo.

Nel caso del noleggio i canoni sono deducibili fino all’80% nel limite massimo di 3615,20 euro.

Ai fini Iva, la lettera c) dell’articolo 19 bis1 del dpr 633/72 precisa chiaramente che, nel caso specifico di autovettura relativa ad agenti o rappresentanti di commercio, l’imposta relativa all’acquisto e alle prestazioni di locazione finanziaria, noleggio e simili, spese di custodia, manutenzione e riparazione relative alla stessa, è ammessa in detrazione senza particolari limitazioni.

Naturalmente, nel caso l’auto sia utilizzata promiscuamente per l’attività d’impresa e per uso privato, è necessaria una rettifica in proporzione all’utilizzo per finalità estranee all’esercizio d’impresa. Il numero di autoveicoli che possono essere portati in deduzione non è soggetto a limitazioni da parte della legge, ma l’utilizzo di più di un veicolo nello svolgimento della propria attività deve essere commisurato a congrui volumi dei ricavi da provvigione.

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Ricapitolando, quindi, nel caso del lungo noleggio ogni anno è possibile portare in detrazione l’80% dei canoni fino a 3.615,20 euro annui, l’Iva si detrae integralmente, mentre sia che si tratti di leasing sia che si tratti di acquisto con finanziamento il costo si detrae all’80% fino a 25.822,24 euro, ammortizzato in quattro anni, sia per l’acquisto sia nel leasing che può prevedere al massimo 48 rate. In entrambi i casi, l’Iva si detrae al 100%.

La scelta va fatta valutando la convenienza di una formula rispetto all’altra, in termini di tassi e costi applicati, vagliando vari preventivi e scegliendo quello più conveniente in termini economici, poiché tra acquisto con finanziamento e leasing non ci sono sostanziali differenze.

Chi ha l’obbligo di comunicare entro il 29/11/2011 l’indirizzo Pec? Come scegliere il gestore?

Il dl n. 185/2008, convertito, in legge n. 2/2009, all’art. 16 c. 6, stabilisce l’obbligo per le imprese costituite in forma societaria di indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata in sede di presentazione della domanda d’iscrizione al registro delle imprese.

Alle imprese già costituite al momento dell’entrata in vigore è stato concesso un periodo di tre anni per procedere a tale comunicazione all’ufficio interessato, senza costi aggiuntivi in termini d’imposta di bollo e diritti di segreteria, tre anni che scadono il 29 novembre 2011.

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L’art. 16, c. 6 stabilisce che le imprese costituite in forma societaria hanno l’obbligo di comunicazione della pec sia con riferimento alle società di persone che di capitali.

L’intento del legislatore è di favorire la diffusione delle tecnologie telematiche ai fini dell’invio della documentazione nei rapporti con la pubblica amministrazione, al fine di ridurre i costi amministrativi che spesso sono legati all’espletamento di iter burocratici con gli enti pubblici.

Rimangono escluse da tale obbligo le ditte individuali e tutte le altre imprese costituite in forma non societaria.

Gli esercenti attività professionali soggette a iscrizione presso ordini, collegi o elenchi legalmente riconosciuti, sulla scorta del comma 7, del citato articolo 16, hanno l’obbligo di comunicazione dell’indirizzo pec o di altra tipologia di posta elettronica ai rispettivi ordini e collegi di appartenenza. La comunicazione deve essere inoltrata attraverso la procedura «Comunica», cioè lo «sportello on line» che consente di assolvere gli obblighi di legge nei rapporti con la Camera di Commercio, Agenzia delle entrate, Inps e Inail. L’indirizzo di posta elettronica certificata dovrà essere acquistato presso un’azienda che rientri nella categoria dei cosiddetti «gestori di pec», i quali sono iscritti in un apposito elenco tenuto dall’Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e consultabile sul sito web www.digitpa.gov.it, nella sezione dedicata alla posta elettronica certificata, all’interno del quale vi è l’elenco dei gestori.

Il mancato adempimento connesso alla comunicazione dell’indirizzo di posta elettronica è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 206 euro a un massimo di 2.065 euro.

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