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Pagare solo l’1,2% di tasse (in Italia) con una holding sfruttando la PEX

Pagare poche tasse? Addirittura solo l’1,2%? Ok, ma in quale paradiso fiscale? Sembra incredibile ma tutto questo può accadere anche in Italia.

Proprio nel paese in cui il livello di imposizione fiscale è tra i più alti e opprimenti al mondo, esiste questa opportunità che può essere sfruttata in determinate condizioni. Vediamo esattamente in cosa consiste, chi ne può beneficiare e le limitazioni previste dalla legge.

È l’ormai lontano 2003 quando il secondo Governo Berlusconi vara la famosa riforma Tremonti. Tra i vari decreti legislativi c’è il 344/2003 che rappresenta un grande punto di svolta dal punto di vista tributario per le società di capitali e non solo.

Nasce la cosiddetta PEX (Partecipation exemption), un regime fiscale agevolato che riguarda le plusvalenze sulle partecipazioni societarie. In pratica la nuova legge stabilisce che tali proventi saranno soggetti a tassazione IRES concorrendo però con una percentuale minima sul reddito imponibile dell’impresa.

Il termine in inglese potrebbe far pensare ad un’esenzione, ma in realtà la PEX è uno strumento tecnico per coordinare la tassazione della società con quella dei soci. L’intento è quello di evitare un doppio prelievo fiscale della medesima capacità contributiva.

Chi può godere di questa agevolazione?

Sono le società a poter godere del regime fiscale garantito dalla PEX, in particolare:

società di capitali (S.p.A, S.a.p.A, S.r.l.);
società di mutua assicurazione;
società cooperative;
società in nome collettivo;
società in accomandita semplice;
società di fatto con oggetto l’esercizio di attività commerciali;
società di armamento;
enti pubblici e privati diversi dalle società (inclusi consorzi e associazioni non riconosciute);
In pratica le uniche categorie ad essere escluse sono le persone fisiche, gli investitori istituzionali, le società semplici e tutti gli enti ad esse equiparati.

I requisiti per poter godere della PEX

Il primo requisito riguarda il possesso della partecipazione: deve essere interrotto dal primo giorno del 12° mese precedente a quello dell’avvenuta cessione. Le azioni o partecipazioni acquistate in data più recente devono essere considerate quelle cedute per prime. In pratica si possono cedere le quote solo se in possesso da almeno un anno.

Altro aspetto fondamentale da rispettare è la classificazione delle partecipazioni nella prima chiusura di bilancio durante il periodo di possesso. Tale classificazione deve necessariamente rientrare nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie (parte dell’attivo patrimoniale che può essere smobilitato con tempi generalmente superiori ai 12 mesi).

Anche la residenza fiscale rientra tra i requisiti richiesti. In pratica la società partecipata non deve risiedere in un paradiso fiscale ma in uno Stato della cosiddetta white list.

Un esempio di come funziona la PEX

Per capire qual è il semplice meccanismo della PEX è sufficiente fare un semplice esempio. Prendiamo un imprenditore che decide di acquisire un’azienda o creare una nuova società con lo scopo di far crescere il business e poi, arrivato il momento giusto, vendere per ricavarne il conseguente profitto (sotto forma di plusvalenza).

Perché tutto funzioni in maniera perfettamente legale, si utilizza il meccanismo delle società di capitali madre e figlia. In pratica è necessario aver fondato in precedenza una Holding (normale S.r.l.) alla quale intestare le quote della società figlia (un’altra S.r.l.).

Arrivato il momento giusto l’imprenditore può decidere di vendere o cedere le proprie quote ad un acquirente o agli altri soci, generando in questo modo una plusvalenza.Se supponessimo che 100mila euro sia il valore dalla plusvalenza, la tassazione verrà calcolata sul 5% dell’ammontare e quindi le tasse calcolate su una cifra di soli 5000 euro.

La Holding essendo una S.r.l dovrà versare un’aliquota IRES del 24% sull’importo di 5000 euro, con il risultato di aver incassato 100mila versando un imposta di soli 1200 euro.

Questo era il caso in cui l’imprenditore decida di cedere tutte le proprie quote societarie e di abbandonare l’attività. Ci possono essere molte situazioni in cui l’imprenditore non voglia abbandonare il business ma scegliere di incassare gli utili alla fine di ogni esercizio fiscale.

Anche in questo caso la PEX permette di pagare meno tasse. Tornando al nostro imprenditore e alle sue due società S.r.l., gli eventuali utili ricevuti a fine hanno devono ovviamente essere indicati nella dichiarazione dei redditi.

Un normale imprenditore vedrebbe applicata la normativa tributaria vigente pagando una tassa IRPEF del 49,72% sull’imponibile dichiarato. Il nostro imprenditore, grazie alla sua Holding, potrà invece applicare lo stesso meccanismo visto in precedenza con un enorme risparmio.

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