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Gli ultimi dati disponibili dicono che in Friuli Venezia Giulia (FVG) il ricorso al Superbonus ha interessato il 4,5 per cento delle unità abitative presenti in regione. Tra tutte le regioni del Nordest, la percentuale riconducibile all’area territoriale più a est del Paese è la più bassa. A fronte di 13.660 asseverazioni depositate presso l’ENEA , l’incidenza di questo numero sull’intero stock di unità abitative presenti in FVG è stato, come dicevamo, del 4,5 per cento. Il dato medio Italia, invece, si è posizionato al 4,1 per cento.
La spesa in capo allo Stato per ogni intervento effettuato è tra le più basse del Paese. Se in FVG l’investimento medio ha raggiunto i 212.494 euro, solo il Veneto con 194.896 euro, la Sardegna e la Toscana, rispettivamente con 187.413 euro e 182.930 euro, hanno registrato degli importi inferiori. La media nazionale, invece, si è attestata su 247.531 euro. Gli oneri complessivi a carico dello Stato per le detrazioni maturate in FVG, infine, hanno toccato i 2,9 miliardi di euro (pari al 2,4 per cento della spesa totale).

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che, in merito al Superbonus, sin dalla sua introduzione (1 luglio 2020) ha espresso delle forti critiche e continua a ribadirle anche nella nota odierna.
A livello nazionale il Super Ecobonus 110 per cento è costato alle casse pubbliche 122,6 miliardi di euro di detrazioni fiscali. Ebbene, se lo Stato, anziché finanziare quasi esclusivamente l’edilizia privata, avesse investito queste risorse (pari a oltre 6 punti di Pil) per realizzare alloggi pubblici ad un costo ipotetico di 100mila euro cadauno, potremmo contare su 1,2 milioni di nuove unità abitative.
Pertanto, in linea puramente teorica, avremmo potuto demolire tutte le 800mila case popolari presenti in Italia, molte delle quali versano in condizioni fatiscenti, e ricostruirle con tecniche innovative e con classi di efficienza energetica elevate.
Non solo. Grazie a questa operazione disporremmo di 400mila alloggi pubblici in più di quanti ne contiamo adesso. Insomma, investendo tutte queste risorse nel social housing avremmo in massima parte risolto l’emergenza abitativa che colpisce, in particolare, le fasce sociali più deboli del nostro Paese corrispondenti, secondo il Censis , a 3,5 milioni di persone.

 

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