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  • Il conto corrente bancario può essere pignorato dal creditore privato o dall’Agenzia delle entrate. 
  • Il pignoramento del conto corrente è soggetto a dei limiti specifici. Non è infatti possibile pignorare l’intera somma presente sul conto corrente.
  • Il pignoramento del conto corrente bancario comporta il blocco del conto, fin quando il credito non è adempiuto.

Se il creditore non ha altri mezzi per soddisfare il proprio diritto di credito potrebbe decidere di procedere al pignoramento del conto corrente bancario. In questo caso, l’effetto principale che ne deriva è il blocco del conto, fin quando il debitore non si rende adempiente.

Ottenere lo sblocco del conto corrente, come è possibile immaginare, è un’operazione complessa e non necessariamente di facile successo. Infatti, il principio cardine è che il creditore deve ricevere in ogni caso quanto gli spetta.

Gli effetti del blocco, però, sono alquanto pregiudizievoli per il debitore, il quale non potrà disporre delle somme che sono state bloccate. Il conto, in realtà, non è integralmente bloccato: la legge prevede dei limiti alle somme che possono essere congelate.

Nel seguente articolo, ti spiegheremo cosa comporta il pignoramento di un conto corrente. In particolare, ci soffermeremo sugli effetti del blocco del conto e ti indicheremo le somme che possono essere bloccate.

Infine, ci occuperemo di trattare quali siano le modalità di sblocco, ovvero quando e come è possibile procedere. In particolare, daremo qualche indicazione su quelle che sono le opzioni a disposizione del debitore per ottenere lo sblocco

Conto corrente pignorato: cosa succede?

Se un debitore si rende inadempiente, il creditore può avviare una procedura esecutiva tramite la quale rivalersi coattivamente. Quindi, la prima cosa che fa è pignorare beni, sia mobili che immobili ed eventualmente anche il conto corrente.

Il pignoramento del conto corrente è una forma di pignoramento presso terzi: come ogni altra procedura esecutiva comporta l’indisponibilità relativa dei beni pignorati, quindi il debitore non può più compiere atti di disposizione.

In questo caso, tale effetto si traduce nel blocco del conto corrente. Ciò comporta che non potranno essere realizzate operazioni di qualsiasi natura, fin quando il conto sarà pignorato.

Il pignoramento può provenire da:

  • Ente privato, come una banca, un fornitore, la controparte di una causa. Esso deve instaurarsi in seguito a una procedura in tribunale;
  • Agenzia Entrate Riscossione. In questo caso, il pignoramento viene inviato direttamente alla banca tramite lettera, con ordine immediato di accreditare le somme dovute entro 60 giorni.

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Come avviene il blocco del conto corrente

Se il pignoramento è effettuato da un privato, il creditore deve essere in possesso del titolo esecutivo. Costituiscono titolo esecutivo:

  • le sentenze di condanna (anche emesse in primo grado ed appellate);
  • i decreti ingiuntivi dopo 40 giorni dalla loro notifica e non oggetto di opposizione;
  • le cambiali e gli assegni;
  • i contratti di mutuo;
  • gli atti pubblici stipulati davanti a un notaio aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro;
  • le conciliazioni firmate davanti all’Ispettorato del lavoro o quelle innanzi a un giudice o un organismo di mediazione.

L’ufficiale giudiziario, poi, provvede ad intimare alla banca di non consentire più al debitore di prelevare o utilizzare le somme sul conto. A seguito della segnalazione, la banca blocca il conto, nei limiti, però, delle somme dovute al creditore.

Se, invece, a pignorare è l’Agenzia delle entrate, allora in questo caso, l’ente provvede ad inviare la cartella esattoriale direttamente alla banca, oltre che al debitore:

  1. se il contribuente, entro 60 giorni, salda l’importo dovuto, allora non è necessario procedere ad eventuali atti esecutivi. Durante questo arco di tempo, però, il conto è bloccato;
  2. se, invece, il soggetto non adempie spontaneamente, alla scadenza del termine la banca provvede al trasferimento diretto delle somme all’Agenzia delle Entrate. 

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Limiti al pignoramento del conto corrente

Il conto corrente può essere pignorato, come evidenziato, ma con dei limiti previsti dalla legge stessa. Per esempio, per quanto riguarda il conto corrente cointestato, cioè quella tipologia di conto in cui ci sono più titolari, il creditore non potrà pignorare l’intero conto, ma solo la quota che spetta al creditore. 

Anche per quanto riguarda il pignoramento dello stipendio, vi sono delle specifiche previsioni: possono essere pignorate somme che non eccedono il triplo dell’assegno sociale. Per gli stipendi accreditati successivamente, invece, il limite delle somme pignorabili è fino a un importo massimo di un quinto, che diventa un decimo se a pignorare è l’Agenzia delle Entrate.

Il pignoramento del TFR segue le stesse regole che abbiamo menzionato:

  • se il conto è pignorato prima di ricevere la somma, il creditore può soddisfare il proprio diritto nel limite di un quinto;
  • se il pignoramento avviene dopo l’accredito del TFR, il blocco potrà essere imposto sulla parte che eccede il triplo dell’assegno sociale.

Le stesse regole operano anche per il pignoramento della pensione.

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Come si sblocca il conto corrente?

Fatto questo breve inquadramento su cosa significhi bloccare il conto corrente e quali siano le regole essenziali, passiamo ora a trattare lo sblocco del conto corrente. Come è possibile immaginare, lo sblocco non è una cosa semplice, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che esso dipende da una procedure esecutiva.

C’è, infatti, un creditore che ha diritto a vedersi riconosciuto quanto gli spetta, quindi una condizione essenziale per lo sblocco è proprio il soddisfacimento del soggetto in questione.

Lo sblocco del conto corrente può avvenire su iniziativa:

  • del creditore privato;
  • dell’Agenzia delle Entrate;
  • del debitore.

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1. Sblocco conto su richieste del creditore privato

Come evidenziato, il creditore pignoratizio può essere sia un soggetto privato, sia l’Agenzia delle Entrate. Il creditore potrebbe anche rinunciare al pignoramento. Nel caso di pignoramento di cose immobili o mobili, ma diverse dal conto corrente, è un’ipotesi frequente: le parti si accordano e il creditore rinuncia all’azione esecutiva.

Tuttavia, in questi casi, l’accordo comporta un vantaggio per il creditore, che non deve attendere la liquidazione del bene: non è necessario infatti procedere all’asta e si ottiene immediato soddisfacimento del proprio diritto.

Nel caso del pignoramento del conto corrente, invece, il debitore vede il proprio diritto immediatamente soddisfatto. Quindi, molto difficilmente egli deciderà di accordarsi con il debitore, salvo che tra gli stessi intercorrano ulteriori rapporti commerciali.

In questa diversa ipotesi potrebbe verificarsi che il creditore ottenga in altro contesto ad un vantaggio economico, e non solo, quindi che decida di rinunciare a parte della somma oggetto del credito, in sede di transazione.

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2. Sblocco su iniziativa dell’Agenzia delle entrate

Come abbiamo già evidenziato, il blocco posto in essere per il tramite dell’Agenzia delle Entrate prevede delle regole peculiari. L’Agenzia provvede a comunicare alla banca la cartella esattoriale: il debitore deve pagare entro 60 giorni, nel frattempo il conto è bloccato.

Se il debitore non paga quanto dovuto, l’Agenzia delle entrate procede a rivalersi sul conto corrente e le somme restano bloccate.

Tuttavia, il debitore potrebbe anche ricorrere ad un particolare strumento, cioè chiedere la rateizzazione della somma da pagare. In questo caso, dal momento del pagamento della prima rata, il debitore ottiene l’immediato sblocco del conto corrente.

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3. Sblocco conto su iniziativa del debitore

Lo sblocco del conto corrente poi si può ottenere anche mediante azione del debitore. Ciò può verificarsi quando il debitore fa opposizione.

Questo rimedio può consistere in una:

  1. opposizione all’esecuzione: l’atto in questione ha lo scopo di contestare l’esistenza del diritto di credito, dunque la facoltà del creditore di procedere ad azione esecutiva. Per esempio, il debitore può contestare l’avvenuta prescrizione, oppure l’estinzione, l’adempimento, ecc.
  2. opposizione agli atti esecutivi: che deve essere eseguita entro 20 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento. Questa opposizione ha ad oggetto errori di natura procedimentale, quindi, il rispetto delle norme e delle regole per procedere all’esecuzione.

In questi casi, il giudice potrebbe disporre provvisoriamente la sospensione del pignoramento. In tale evenienza, la banca è tenuta allo sblocco del conto corrente

Approfondisci l’argomento leggendo anche: L’amministratore di sostegno può prelevare dal conto corrente?

sblocco del conto correntesblocco del conto corrente

Se muore il debitore il conto resta bloccato?

Nel caso in cui muoia il debitore, il conto corrente resta pignorato, quindi non c’è sblocco del conto corrente. Questo accade perché i debiti vengono trasferiti agli eredi, che sono tenuti al pagamento. 

Dunque, la banca comunque non sblocca il conto, ma valgono le regole esplicitate fin qui, quindi:

  • se il creditore è privato, se non c’è accordo, il conto resta bloccato e il creditore si rivale sulle somme presenti;
  • se il creditore è l’Agenzia delle Entrate, in questo caso si può ottenere lo sblocco mediante rateizzazione. 

Ti consigliamo di approfondire l’argomento leggendo anche: Chi può chiudere il conto corrente di un defunto?

Sblocco conto corrente pignorato – Domande frequenti

Come ottenere lo sblocco del contro corrente bancario?

In genere, lo sblocco del conto corrente pignorato si ottiene mediante pagamento delle somme dovute, oppure tramite accordo transattivo con il creditore, o rateizzazione se il creditore è l’Agenzia delle entrate.

Se il debitore muore, il conto corrente pignorato resta bloccato?

Se il debitore muore, il debito è trasferito agli eredi, dunque questi sono chiamati a pagare i debiti del defunto e il conto corrente, quindi, resta bloccato.

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