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In front of a puppet politician a banker has the money to make it work a worker with empty pockets looks sad

Regole sul pignoramento dello stipendio presso il datore o in banca: i limiti sulla busta paga.

Lo stipendio, come tutti i crediti del debitore verso terzi, può essere pignorato. Ma se si tratta di un reddito da lavoro dipendente (anche se part-time o a tempo determinato), l’esecuzione forzata è possibile solo entro determinati limiti posti a tutela della dignità e della sopravvivenza del lavoratore. In questo articolo vedremo quando non si può pignorare lo stipendio e quali sono le quote che il creditore può bloccare, cosa può fare il debitore per tutelarsi e per evitare di rimanere senza soldi. Ma procediamo con ordine.

Come avviene il pignoramento dello stipendio?

Prima di verificare se vi siano ipotesi in cui

lo stipendio è impignorabile, analizziamo le modalità con cui tale procedura viene attuata.

Lo stipendio può essere pignorato:

  • direttamente presso il datore di lavoro, prima cioè che questi lo accrediti al dipendente;
  • dopo il versamento sul conto corrente, pertanto presso la banca o le Poste.

Prima che il pignoramento abbia efficacia, il creditore deve notificare al debitore:

  • l’atto di precetto, ossia un avviso a pagare entro 10 giorni;
  • l’atto di pignoramento vero proprio: quest’ultimo va consegnato anche al datore di lavoro, all’istituto di credito o all’ufficio postale. È l’intimazione con cui l’ufficiale giudiziario ingiunge al “terzo” (ossia il debitore del debitore) di non versare le somme al soggetto pignorato, affinché siano successivamente girate al creditore procedente.

La legge lascia libero l’ufficiale giudiziario di consegnare il pignoramento prima al datore o alla banca e solo dopo al debitore, che pertanto ne potrebbe venire a conoscenza in un momento successivo, quando già il blocco è operativo.

Dal momento della notifica del pignoramento, il datore di lavoro o l’istituto di credito trattengono un quinto della busta paga del dipendente in attesa che si arrivi all’udienza in Tribunale. In quella sede, il giudice ordina al “terzo pignorato” di versare al creditore le somme trattenute e di continuare a trattenere altrettanti quinti sulle successive mensilità, fin quando il debito non sarà estinto.

Il debitore che ritenga vi sia un errore sul calcolo delle somme pignorate o qualche altro vizio (anche solo di procedura) può presentare opposizione allo stesso Tribunale, a mezzo del proprio avvocato.

Come viene calcolato il pignoramento dello stipendio?

Salvo quanto diremo a breve più nello specifico, il pignoramento dello stipendio viene calcolato:

  • al netto di tutte le imposte e i contributi;
  • al lordo di eventuali cessioni volontarie del quinto fatte in favore di finanziarie o banche.

Ad esempio, se un dipendente prende 1.500 euro netti al mese, da cui viene già detratto un quinto per una cessione, il pignoramento che potrà fare il creditore sarà di un quinto su 1.500 euro.

Per lo stipendio, peraltro, non valgono i limiti – più stringenti – previsti per le pensioni. Queste infatti possono sì essere pignorate fino a un quinto, ma solo dopo che sia stato detratto il cosiddetto “minimo vitale” (una somma pari al doppio della misura annuale dell’assegno sociale). La Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il differente trattamento tra pensione e stipendio, in forza della maggiore debolezza e fragilità degli anziani.

Quanto è il limite di pignoramento dello stipendio?

Quando lo stipendio viene pignorato presso il datore di lavoro, ossia prima della sua materiale erogazione, il pignoramento può essere di non oltre un quinto.

Se concorrono più creditori contemporaneamente è possibile pignorare fino al 50% dello stipendio, ma solo a condizione che si tratti di «classi» diverse di credito.

Le classi di credito possono essere tre:

  • crediti di natura alimentare: ad esempio, il mantenimento ai figli o all’ex moglie, gli alimenti al donante o ai genitori, ecc.;
  • crediti di natura fiscale: si pensi ad imposte e cartelle esattoriali;
  • crediti di altra natura privata: ad esempio, il condominio, il fornitore, ecc.

Se concorrono due creditori della stessa classe, il creditore successivo si accoda e può procedere al pignoramento solo dopo che il precedente si è soddisfatto.

Qualora invece concorrano due creditori di classi diverse, essi possono pignorare due quinti dello stipendio.

Nel caso in cui lo stipendio venga pignorato dall’Agente della Riscossione esattoriale (quindi per crediti relativi a cartelle esattoriali non pagate) il pignoramento può essere di massimo:

  • un decimo, se lo stipendio non supera 2.500 euro;
  • un settimo, se esso va da 2.501 euro a 5.000 euro;
  • un quinto, se questo supera 5.000 euro.

Sempre nell’ipotesi di debiti fiscali, lo stipendio immediatamente successivo alla notifica del pignoramento però non può essere pignorato e va versato interamente al debitore.

Quanto è il limite di pignoramento dello stipendio dopo il versamento in banca?

Nel paragrafo precedente abbiamo visto qual è il limite di pignoramento dello stipendio se questo viene “bloccato” prima della sua materiale erogazione, ossia con la notifica dell’atto al datore di lavoro.

Il creditore però potrebbe agire anche dopo che lo stipendio sia stato versato sul conto corrente del lavoratore. In questo caso, come abbiamo visto sopra, l’ufficiale giudiziario notifica l’atto di pignoramento anche alla banca. Il limite di pignoramento è in tale ipotesi diverso:

  • per le somme già depositate sul conto al momento della notifica del pignoramento (ossia i risparmi non prelevati dal dipendente), questo può avvenire solo per la parte della giacenza che supera il triplo dell’assegno sociale (534,41 euro x3 = 1.603,23). Quindi, se la giacenza sul conto è inferiore a tale importo, il creditore non può pignorare alcuna somma. In pratica, lo stipendio accumulato e risparmiato fino ad allora è impignorabile. Se invece la giacenza supera tale limite, il creditore può pignorare solo l’eccedenza;
  • per le mensilità successive che il datore versa sul conto, il pignoramento può avvenire nei limiti che abbiamo rappresentato nei paragrafi precedenti (ossia un quinto per i creditori privati; un decimo, un settimo o un quinto per l’Agente per la Riscossione esattoriale).

Per ottenere questo regime di favore, è necessario che sul conto sia depositato solo lo stipendio e non altre somme provenienti da redditi diversi (ad esempio, redditi da contratti di locazione). Infatti se così non fosse, il conto potrebbe essere pignorato integralmente.

Esiste un limite di stipendio non pignorabile?

Come anticipato, il pignoramento dello stipendio non incontra mai un «minimo vitale» impignorabile come invece avviene per le pensioni. Quindi, anche uno stipendio di poche centinaia di euro può essere pignorato, seppur nei limiti massimi di un quinto (o un mezzo in caso di concorrenza tra più creditori).

A garantire il lavoratore è proprio il fatto che il limite del pignoramento viene stabilito su base percentuale e corrisponde al 20% del netto della busta paga: pertanto, più è basso lo stipendio, più è bassa la quota pignorabile.

Esistono delle voci dello stipendio impignorabili?

Tutte le voci dello stipendio che non costituiscono una remunerazione, e quindi il corrispettivo dell’attività lavorativa, non possono essere pignorate. Dunque, non si possono pignorare:

  • i rimborsi spese;
  • le indennità di trasferta;
  • gli assegni al nucleo familiare;
  • gli accantonamenti per il TFR (quest’ultimo potrà essere pignorato solo al momento della sua erogazione e comunque anch’esso nei limiti del quinto);
  • l’indennità di malattia o di infermità;
  • i vari incentivi all’esodo;
  • incentivi al prepensionamento;
  • incentivi alla cessazione del contratto a termine prima della scadenza.

Possiamo quindi giungere alla seguente conclusione: se è vero che

lo stipendio è sempre pignorabile, ci sono alcuni elementi della retribuzione che non lo sono e che pertanto vanno a ridurre la base di calcolo del pignoramento stesso, riducendo la somma che viene trattenuta dal creditore.

Quando non si può pignorare lo stipendio?

Una volta visto che non ci sono categorie di stipendi impignorabili, né limiti minimi al di sotto dei quali non è possibile l’esecuzione forzata, l’unico caso in cui non si può pignorare lo stipendio è quando il debitore abbia proposto opposizione all’esecuzione forzata e il giudice abbia sospeso l’efficacia del titolo esecutivo. In buona sostanza, il debitore deve agire immediatamente già dopo la notifica dell’atto di precetto (l’ultima intimazione che gli chiede di pagare entro 10 giorni) tramite il proprio avvocato e intentare un ricorso per paralizzare l’azione esecutiva del creditore.

Non si può pignorare lo stipendio se quindi la procedura ha un vizio, nella sostanza (ad esempio, un credito prescritto) o nella forma (ad esempio, un atto notificato non correttamente).

Posso chiedere di accreditare lo stipendio su un altro conto per evitare il pignoramento?

Certamente, il lavoratore ha il diritto di cambiare il conto corrente per l’accredito dello stipendio, comunicandolo tempestivamente al datore di lavoro. Tuttavia, questa non è una strategia efficace per evitare il pignoramento. In primo luogo, il creditore potrebbe sempre pignorare lo stipendio direttamente presso il datore di lavoro, prima cioè che venga accreditato sul nuovo conto. In secondo luogo, il creditore può venire a conoscenza di tutti i conti intestati al debitore chiedendo al Presidente del Tribunale l’autorizzazione a consultare l’Anagrafe dei conti correnti.

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