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Lo scorso 14 settembre è stato deliberato l’ultimo aumento del costo del denaro, pari a un quarto di punto percentuale, portando il tasso base dal 4,25% al 4,5%. Dopo 10 rialzi consecutivi, la BCE ha mantenuto i tassi invariati nelle successive riunioni di fine 2023 e inizio 2024, lasciando supporre che nella riunione del 6 giugno possa essere avviata una riduzione auspicata. L’impatto sui mutui è stato significativo.

Fabi, aumento dei tassi e impatto sui mutui: date e previsioni per il credito alle famiglie italiane

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, commentando lo studio della Federazione sui tassi praticati dalle banche alla clientela, ha dichiarato: “Dopo il momento dei grandi rialzi e, in attesa della riduzione dei tassi nei prossimi mesi, le banche hanno capito che è giunto il momento di mettere un freno alle difficoltà di famiglie e imprese che si trovano ancora a pagare il prezzo di una politica monetaria restrittiva. Per molti, l’insostenibilità delle rate è già durata troppo e, in questa fase di transizione, anticipare le mosse della Bce riduce i danni per la clientela e non può che aiutare a migliorare la qualità del credito del settore. In attesa di soluzioni efficaci e durature da parte di chi governa a Francoforte, la priorità è dare un segnale forte ai soggetti che si trovano in maggiori difficoltà economiche e ai giovani e con la riduzione dei tassi, riaffiora, in qualche modo, anche la funzione sociale del settore. Siamo, quindi, nella fase di transizione: in attesa del primo taglio del costo del denaro, che la Bce dovrebbe decidere tra una decina di giorni, le banche stanno dunque migliorando le condizioni su prestiti e mutui alle famiglie. La media dei tassi di interesse è già sensibilmente calata rispetto a fine 2024 e questo comporta importanti vantaggi per tutte quelle persone che vogliono comprare casa. Come sempre, le banche anticipano le decisioni di politica monetaria: lo fanno quando il tasso base sale, stesso discorso quando una riduzione è prossima. È opportuno sottolineare che non torneremo più ai tassi zero, ovvero a quella fase, per certi versi anomala, che è durata 10 anni in cui le condizioni per l’accesso al credito erano particolarmente favorevoli. Nei prossimi 18-24 mesi la Bce ridurrà drasticamente il costo del denaro, sperando che l’inflazione resti ai livelli bassi di oggi, per arrivare attorno al 2%: quello è il livello sostanzialmente ottimale a cui dobbiamo abituarci”.

Le famiglie indebitate in Italia sono 6,8 milioni, pari a circa il 25% del totale, di cui 3,5 milioni hanno un mutuo per l’acquisto di una casa. Nel corso del 2022 e del 2023, i tassi di interesse sui prestiti sono aumentati considerevolmente, con il costo del denaro che è salito al 4,5%. Tuttavia, negli ultimi mesi, le banche, anticipando una possibile politica monetaria meno restrittiva della BCE, hanno iniziato a ridurre i tassi. Questo ha già portato vantaggi alle famiglie per l’acquisto di case, automobili ed elettrodomestici. I tassi sui mutui sono scesi a una media del 3,69%, rispetto ai livelli superiori al 5% del 2023, comportando un risparmio complessivo di 54.000 euro (-14,9%) su un prestito immobiliare di 25 anni da 200.000 euro. I tassi sul credito al consumo sono diminuiti a una media dell’8,93%, rispetto ai picchi superiori al 14%, permettendo risparmi significativi su finanziamenti per auto e elettrodomestici.

Per quanto riguarda i mutui erogati lo scorso anno, le rate di quelli a tasso fisso erano di fatto raddoppiate, mentre per quelli a tasso variabile il “rimborso” mensile è aumentato del 60-70% o oltre. Le rate dei vecchi mutui a tasso fisso non sono cambiate, mentre quelle dei mutui a tasso variabile sono aumentate fino al 78%. Il 2023 è stato l’anno più difficile e costoso per i mutui dal 2009.

I prestiti delle Banche alle Famiglie

Il valore complessivo dei mutui per l’acquisto di abitazioni ammontava, a fine marzo 2024, a 423,4 miliardi di euro, in crescita di circa 33 miliardi rispetto a fine 2020 (+9%), ma in calo di 3 miliardi rispetto a fine 2022 (-1%). Di questi, circa un terzo (144 miliardi) è a tasso variabile, mentre i restanti 279 miliardi sono a tasso fisso. Tra le 25,7 milioni di famiglie italiane, quelle con un mutuo sono circa 3,5 milioni, su un totale di 6,8 milioni di famiglie indebitate anche con altre forme di finanziamento, come il credito al consumo e i prestiti personali. Le banche hanno erogato 244 miliardi di euro in prestiti al consumo e personali, in leggero calo rispetto ai valori di fine 2020 e in rallentamento rispetto ai mesi precedenti, segno dell’impatto negativo dell’aumento dei tassi d’interesse registrato da luglio 2022.

Aumento dei tassi BCE e le rate dei mutui

Le rate dei vecchi mutui a tasso fisso, ossia quelli erogati fino alla fine del 2021/inizio 2022, rimangono invariate fino al termine del piano di rimborso. Le rate dei vecchi mutui a tasso variabile sono aumentate fino al 78%. Chi pagava una rata di circa 500 euro al mese, oggi paga 890 euro, ossia 390 euro in più. È probabile che, alla luce della decisione di giugno, le rate dei vecchi mutui a tasso variabile possano iniziare a diminuire progressivamente, anche se la traiettoria precisa è ancora incerta. A partire da luglio 2022, i nuovi mutui a tasso fisso sono passati da un interesse medio di circa l’1,8% a oltre il 6%, con rate mensili più che raddoppiate. Negli ultimi mesi, le banche hanno iniziato a ridurre progressivamente i tassi per le famiglie, con il tasso medio fisso che è sceso al 3,69% a marzo scorso. La riduzione è stata meno marcata per i mutui a tasso variabile, con una media stabile sopra il 4%. Nel 2023, i nuovi mutui a tasso variabile erano arrivati oltre il 6% dallo 0,6% di fine 2021. Oggi, la media è pari al 3,67%, il che significa che per un prestito di 150.000 euro della durata di 20 anni, la rata mensile è di 1.180 euro, 515 euro in più (+77,4%) rispetto a due anni fa, quando era di 665 euro.

 

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