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Se non l’ultima chance, per il mercato dell’auto italiana, e in particolare quello dell’elettrico, è un momento decisivo. Dopo cinque mesi di attesa, coincisi con un calo delle immatricolazioni green del 18,5% e in generale con vendite ancora del 17% inferiori rispetto al periodo pre-Covid, arrivano i nuovi maxi-incentivi statali fino a 13.750 euro. Dopo l’ok della Corte dei Conti la settimana prossima sarà pubblicato il decreto del governo in Gazzetta Ufficiale e poi, da inizio o al massimo metà giugno, i concessionari potranno fare domanda sulla piattaforma Ecobonus, che Invitalia aggiornerà. Si potranno considerare gli ordini in maniera retroattiva a partire dalla pubblicazione in Gazzetta e le risorse potrebbero esaurirsi in poche ore.

Con 950 milioni di fondi a disposizione, avranno gli sconti maggiori i clienti con Isee fino a 30mila e che optano per auto elettriche, rottamando un vecchio veicolo. Ma la maggior parte delle risorse (403 milioni) andranno alle auto a benzina e diesel Euro 6, meno inquinanti e in generale più scelte dagli italiani perché meno costose. In campo anche fino a 2mila euro di bonus per le auto usate, sempre Euro 6, fino a 4mila per moto e scooter green e fino a 18mila euro per furgoni e camion di nuova generazione.

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L’IMPATTO SULLE VENDITE

Le case automobilistiche cercano la scossa, con alcune che per accaparrarsi più clienti ragionano di aggiungere ai bonus statali le loro attuali promozioni su elettrico ed endotermico. O di proporre offerte migliori, anche per oltre 2.500 euro di sconto, superando i 16mila totali. Lo stanno valutando Volkswagen e Ford. Stellantis, poi, ha una ragione in più: provare a dare un segnale al ministro delle Imprese, Adolfo Urso, sull’aumento della produzione italiana.

Il governo, infatti, sta alla finestra e spera in un lieve aumento dei veicoli made in Italy, dagli attuali 750mila verso l’obiettivo del milione che l’azienda guidata da Carlos Tavares si è impegnata ufficiosamente a raggiungere entro il 2028. Negli ultimi anni, però, solo il 20% degli incentivi auto è andato a veicoli prodotti in Italia. E stavolta, secondo lo stesso Mimit, si salirà appena al 30%. A beneficiarne saranno soprattutto i futuri proprietari di Panda (prodotta a Pomigliano d’Arco), Cinquecento elettrica (Mirafiori) e Jeep Renegade (Melfi). D’altronde le norme Ue impediscono di concentrare gli incentivi sulle auto italiane e così il 70% dei bonus potrebbe servire per comprare veicoli assemblati all’estero, anche dalla stessa Stellantis. L’industria dell’auto, da Anfia ai concessionari, prevede intanto prudenzialmente che i bonus porteranno tra gli 80mila e i 100mila acquisti di veicoli nuovi, di cui fino a 25mila full elettric, con decine di migliaia di rottamazioni. I più ottimisti sperano in oltre 200mila vendite complessive. Questo a fronte di un mercato italiano di oltre 1 milione e mezzo di auto vendute nel 2023, mentre in strada ci sono ancora 11 milioni di veicoli ultra-inquinanti (tra Euro 0 ed Euro 3). «Numeri utili – secondo Fabio Orecchini, direttore dell’Osservatorio Auto e mobilità della Luiss – per far ripartire il mercato dopo il blocco psicologico dei clienti sugli acquisti vista l’attesa per gli incentivi, ma del tutto insufficienti per risolvere i problemi del settore».

LE DIFFICOLTÀ DA SUPERARE

Se la produzione italiana non inizierà a salire, è la linea di Urso, si renderà inevitabile lo spostamento dei fondi automotive nel 2025 dalla domanda all’offerta. Quindi niente più incentivi e solo investimenti sui contratti di sviluppo, per provare a far arrivare altri produttori oltre Stellantis e i partner Leapmotor e Dongfeng: probabilmente i cinesi di Chery o Byd. Fondi da cui però il governo, per ragioni di cassa, nell’ultimo decreto Coesione ha sottratto circa 400 milioni, di cui 150 milioni non spesi nel 2023 proprio per gli incentivi sull’elettrico. Potevano essere usati anche per incentivare le colonnine, per cui ora sono previsti contributi fino a 8mila euro per i condomini, ma con appena 80 milioni di risorse complessive. Le colonnine sono fondamentali per rendere davvero attraente l’acquisto dell’auto green. Se ad esempio una vettura elettrica del segmento B con i nuovi incentivi costerà solo 4-5mila euro, senza possibilità di ricarica sarà praticamente inutilizzabile, almeno nei tratti di strada medio-lunghi. Al momento in Italia ci sono oltre 47mila punti di ricarica a uso pubblico per auto e moto green. Meno di una ogni mille abitanti, contro le 1,06 di media europea. Il Paese è distante anni luce da Olanda (122.000), Germania (87.674) e Francia (83.317) e delle oltre 21mila nuove stazioni previste entro il 2026 con il Pnrr finora ne sono state realizzate poche migliaia, con i bandi andati deserti per quelle nelle superstrade.

 

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