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Un progetto di microcredito sociale affidato alla Caritas Italiana per il Giubileo del prossimo anno. Rilanciare l’esperienza dell’obiezione di coscienza come mezzo per educare, soprattutto le giovani generazioni, alla pace senza assuefarsi alla logica della guerra. Ripensare il ruolo di padrini e madrine nei sacramenti dell’iniziazione cristiana che non devono ridursi ad essere lo «sponsor per una sola giornata». Inoltre, è necessario incrementare le cure palliative, «regolamentate da un’ottima legge che però non trova ancora la sua piena attuazione tanto che vi accede meno della metà degli ammalati» anche alla luce di una «certa deriva eutanasica e alla fuga in avanti di alcune Regioni desiderose di colmare un vuoto legislativo in tema di fine vita». Alle Settimane Sociali dei cattolici italiani, in programma a Trieste dal 3 al 7 luglio, parteciperanno non più soltanto delegati diocesani e rappresentanti di associazioni e movimenti, ma anche «cattolici attivi nella vita sociale del Paese».

Sono le principali decisioni prese dai vescovi italiani durante i lavori del Consiglio permanente che si sono svolti a Roma dal 18 al 20 marzo.

«L’iniziativa del microcredito», spiegano i vescovi, «dovrebbe prevedere l’istituzione di un fondo che permetterà di sostenere quanti hanno difficoltà ad accedere al credito ordinario. Il progetto – che ha come elemento innovativo l’accompagnamento della persona – non dovrebbe esaurirsi tuttavia nell’intervento economico a favore dei singoli, ma coinvolgere e impegnare le Chiese locali nella loro pluralità di soggetti, con l’ulteriore obiettivo di far crescere la rete delle Caritas locali e delle Fondazioni antiusura diocesane».

Al centro dei lavori il tema della pace alla luce della drammatica situazione geopolitica internazionale: «I vescovi», scrivono nel comunicato finale, «hanno ribadito la loro vicinanza e solidarietà a Papa Francesco, sottolineando la necessità di un impegno per la pace a 360°, fatto di preghiera, formazione e gesti concreti. Di fronte ad una cultura che sembra essere assuefatta alla guerra, a un aumento incontrollato delle armi e a un sistema economico che beneficia della corsa agli armamenti, occorre riprendere il dialogo tra Chiesa e mondo attraverso cammini educativi che offrano alternative alle logiche ora dominanti. In quest’ottica, l’esperienza dell’obiezione di coscienza e il patrimonio di azioni sperimentate nel passato possono costituire una base da cui ripartire per tornare a educare alla pace e dare prospettive di futuro, specialmente ai giovani». Inoltre, è prevista per la prossima Assemblea Generale di maggio (in programma dal 20 al 23 sul tema “Cammino sinodale: verso la fase profetica”) «un momento di tutti i vescovi di preghiera, digiuno e solidarietà per invocare la pace e il conforto per quanti soffrono a causa dei conflitti in corso. Fin d’ora alle diocesi è stato chiesto di accompagnare questa nuova iniziativa di unione e vicinanza».

Il Consiglio della Cei ha discusso anche sui sacramenti dell’iniziazione cristiana e in particolare sul ruolo di padrini e madrine. Per i vescovi «è urgente un ripensamento dei cammini tradizionali che permetta di intrecciare sempre di più la consegna delle forme pratiche della fede con la trasmissione delle esperienze elementari della vita. In tale orizzonte, sarà possibile anche riscoprire e valorizzare il ruolo di padrini e madrine, passando dalla concezione di “sponsor” per un giorno a testimoni autentici nella crescita globale delle persone che ricevono il Sacramento. La loro figura, che deve accompagnare le diverse età, dovrà anche contribuire all’azione generativa ed educativa dei genitori, in sinergia con la comunità ecclesiale». Inoltre, i vescovi vogliono riflettere su questo tema per arrivare a una decisione comune ed «evitare l’attuale diversificazione della prassi pastorale delle Chiese locali, che in alcuni casi hanno sospeso la figura dei padrini e delle madrine a causa di un fraintendimento socioculturale».

Un altro tema discusso è quello del fine vita. I vescovi notano che le cure palliative «nonostante esse assicurino dignità, supportino il paziente e i familiari nella malattia, la loro applicazione resta in larga parte disattesa», mentre esprimono preoccupazione per «una certa deriva eutanasica e alla fuga in avanti di alcune Regioni desiderose di colmare un vuoto legislativo in tema di fine vita» e ribadiscono che «la vita è sacra, sempre e in qualunque condizione, e che su di essa non si può giocare a ribasso».

Sulle Settimane Sociali dei cattolici in Italia sul tema: “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro” la Cei ricorda che «è già in atto un processo di partecipazione che vede coinvolte le Chiese in Italia e le realtà ecclesiali che danno il loro apporto all’edificazione del “noi comunitario”» e sottolineano qual è l’obiettivo dell’evento, ossia «quello di riflettere sul tema della democrazia per recuperarne il senso e rileggerla alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, approfondendo i fondamenti antropologici, le trasformazioni che la partecipazione sta vivendo, le idee e le procedure che possono rigenerarla, a partire da una presenza nella società civile più efficace. Per questo, ampio spazio sarà riservato ai tavoli di discernimento e di confronto, con una metodologia grazie alla quale possano emergere delle proposte condivise».

Sul Sinodo, la Cei sottolinea che «anche se non tutti si sentono coinvolti, ormai tutti percepiscono l’importanza di questo tempo ecclesiale, voluto da Papa Francesco per la Chiesa universale e dunque anche per le Chiese in Italia. I collegamenti online delle ultime settimane con i referenti diocesani delle singole Regioni ecclesiastiche hanno evidenziato un grande coinvolgimento in alcune Diocesi, qualche stanchezza oltre che una creatività che continua a essere intensa. Circa la metà delle Diocesi sta riflettendo, in questa fase sapienziale, sulla formazione – in particolare sull’iniziazione cristiana – e sulla corresponsabilità; altre si concentrano sulla comunicazione e sulle strutture; tutte hanno recepito l’orizzonte missionario come stile nel quale affrontare ogni riforma ecclesiale».

I vescovi hanno anche affrontato la questione giovanile e il rapporto con fede a partire dall’Indagine curata dall’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica di Milano: «Insieme ai percorsi di iniziazione cristiana, andrebbe ripensato anche il rapporto con le nuove generazioni, a torto considerate “lontane” da Dio, ma ugualmente portatrici di un bisogno di relazione religiosa e di spiritualità, assai esigente, che carica di responsabilità l’intera comunità ecclesiale. Dei giovani, delle loro attese, della loro visione di Chiesa, i Vescovi hanno discusso a partire dagli spunti offerti dalla dottoressa Paola Bignardi che ha presentato i risultati dell’Indagine in merito a giovani e fede oggi, curata dall’Istituto Toniolo».

Proseguono inoltre i lavori del Consiglio dei giovani del Mediterraneo, l’iniziativa nata a  seguito dell’incontro di vescovi e sindaci del Mediterraneo del febbraio 2022 a Firenze. «Fortemente voluto e sostenuto dalla CEI, il progetto mira a curare la dimensione spirituale, a rafforzare l’azione pastorale davanti alle sfide odierne e a costruire relazioni fraterne. Nell’ambito del lavoro del Consiglio, il 3 e il 4 aprile è previsto, a Bruxelles, l’incontro del Direttivo, accompagnato da monsignor Baturi, con Mons. Mariano Crociata, Presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea, e con la dottoressa Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo. Il 16 aprile, a Fiesole, poi, sarà inaugurata la sede del Consiglio».



 

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