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  • Il pignoramento sul conto corrente è un tipo di pignoramento presso terzi, con cui il creditore può rivalersi sulle somme presenti sul conto bancario o postale del debitore.
  • Il limite al pignoramento varia in base al tipo di debito, tuttavia la somma pignorabile è quella eccedente al triplo dell’assegno sociale, quindi per il 2023 è 1.509,81 euro.
  • In caso di conto cointestato, è pignorabile solo il saldo pari alla quota del debitore cointestatario.

Il creditore che intende recuperare il credito non pagato dal debitore può procedere con la richiesta di pignoramento sul conto corrente. Si tratta di una forma di pignoramento presso terzi disciplinato dall’articolo 492 del Codice di procedura civile.

Tuttavia, che si tratti di un privato o dell’Agenzia delle Entrate, ci sono alcuni limiti al pignoramento. Per rendere effettivo il pignoramento, il creditore deve seguire una procedura stabilita dalla legge, che prevede diversi passaggi obbligatori.

In questa guida vedremo come funziona il pignoramento sul conto corrente, quali sono i limiti e tutte le informazioni utili sul procedimento giudiziario previsto dalla legge.

Pignoramento sul conto corrente: cos’è e come funziona

I pignoramenti previsti dalla legge sono tre:

  • immobiliare: colpisce case, fabbricati, terreni, uffici e negozi;
  • mobiliare: colpisce beni mobili come auto, moto, barche, gioielli e opere d’arte e di lusso;
  • prezzo terzi: colpisce il conto corrente, lo stipendio o la pensione.

Il pignoramento sul conto corrente, quindi, rientra nella tipologia dei pignoramenti presso terzi. Si tratta di una particolare forma di espropriazione forzata, che ha come oggetto i beni del soggetto debitore in possesso di terzi. In questo caso il “terzo” è la banca in cui il debitore ha il conto corrente.

Il pignoramento funge da “blocco”, e se il debitore continua ad essere inadempiente nei confronti del creditore, terminato il periodo di 60 giorni, nel caso dell’Agenzia della Riscossione, o con i tempi stabiliti dal tribunale, l’importo pignorato andrà accreditato al creditore mediante un provvedimento diretto da parte della banca.

Il procedimento che precede il pignoramento varia in base al tipo di creditore. Ma vediamo nel dettaglio come funziona il pignoramento e quali sono i passaggi previsti.

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Pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate

Nel caso di debiti fiscali, e quindi quando il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento può essere fatto senza l’autorizzazione del giudice. Infatti, la richiesta di pignoramento viene inoltrata direttamente alla banca in cui il debitore ha aperto il conto corrente 60 giorni dopo la notifica della cartella.

Infatti, la cartella esattoriale rappresenta un atto esecutivo, per cui il debitore ha tempo ulteriori 60 giorni per pagare la somma bloccata.

Una volta trascorso anche questo lasso di tempo, l’Agenzia delle Entrate riceverà la somma dall’istituto di credito che aveva eseguito il blocco.

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Pignoramento da parte di un privato

Per poter diventare esecutivo, al contrario del pignoramento richiesto dall’Agenzia delle Entrate, il pignoramento richiesto da un privato, cittadino o azienda, deve essere preceduto da una notifica di atto di precetto.

Di conseguenza, i passaggi da seguire sono differenti e prevedono diverse fasi. Prima di tutto il creditore dovrà attendere la sentenza di un giudice, e notificare l’atto esecutivo. A questo punto si procede con la notifica dell’atto di precetto, ossia l’intimazione al pagamento entro 10 giorni dalla notifica.

Nel caso in cui neanche dopo i 10 giorni stabiliti dalla legge il debitore ha effettuato il pagamento, a questo punto si notifica il pignoramento, alla quale poi segue l’atto di pignoramento vero e proprio.

Di conseguenza, l’istituto blocca le somme disponibili, e la cifra potrà essere pignorata solamente in seguito a ulteriori disposizioni da parte del Giudice.

Una volta che è stato disposto il pignoramento e, quindi, il blocco del conto corrente, il debitore non potrà più eseguire operazioni come pagamenti o prelievi di contante.

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Pignoramento sul conto corrente: i limiti

La legge prevede precisi limiti al pignoramento sul conto corrente. Prima di tutto occorre precisare che il pignoramento può riguardare solamente una somma pari all’importo del credito che deve essere recuperato.

La legge non prevede un importo minimo per cui il creditore può procedere con la richiesta di pignoramento. Tuttavia, vi sono limiti che variano in base al tipo di soggetto pignorato.

1. Lavoratori autonomi e aziende

Ad esempio, nel caso dei lavoratori autonomi e delle aziende non ci sono particolari limiti che impediscono di pignorare l’intero saldo del conto corrente. Gli unici limiti previsti per le società riguardano le eventuali limitazioni previste dal diritto privato legate alla natura giuridica.

Ad esempio, nel caso di un conto corrente intestato a società a responsabilità limitata semplificata, il saldo non può essere aggredito se i debiti sono stati contratti personalmente solamente da un o dei soci della società. Invece, per quanto concerne i limiti per i dipendenti e i pensionati, qui sono previste norme più ferree.

2. Lavoratori dipendenti e pensionati

Nel caso di lavoratori dipendenti o pensionati, può essere aggredito il saldo del conto corrente, ma in tal caso la somma pignorabile è quella eccedente al triplo dell’assegno sociale, somma che corrisponde al minimo vitale.

Di conseguenza, se l’assegno sociale è di 500 euro ed il saldo del conto corrente è pari a 1.000 euro, non è possibile pignorare alcuna somma sul saldo. Invece, se sul conto sono presenti 2.000 euro, in tal caso la somma pignorabile sarebbe di 500 euro, vale a dire 2000 – 1500, ossia 500*3.

Per il 2023 l’assegno sociale è pari a 503,27 euro, di conseguenza il limite è di 1.509,81 euro. Sarà, invece, pignorabile la somma eccedente.

Un ulteriore limite previsto riguarda le somme che vengono accreditate successivamente alla notifica del pignoramento, che sono pignorabili nella misura massima di un quinto.

3. Quando non si può pignorare

Infine, la banca non può pignorare un conto corrente alimentato da:

  • assegni di accompagnamento per disabili;
  • rendite di assicurazioni sulla vita;
  • pensioni di invalidità.

Inoltre, non si può procedere con il pignoramento sui conti correnti in rosso e che hanno un saldo inferiore a tre volte l’assegno sociale.

Pignoramento su un conto corrente cointestato

Ci sono alcuni casi in cui i limiti possono essere inferiori a quelli ordinari, come nel caso del conto corrente cointestato.

Infatti, nell’ipotesi in cui viene pignorato un conto corrente cointestato a due o più persone, di cui il debitore è solamente uno dei due cointestatari, vi sono ulteriori limiti. In questo caso è pignorabile solamente il saldo pari alla quota del debitore cointestatario.

Ad esempio, se il conto è cointestato a due persone, la quota pignorabile è del 50%. Invece, in caso di conto intestato a 4 persone, come nel caso dei conti deposito, la quota pignorabile è pari al 25%.

In questi casi la procedura prevede un passaggio aggiuntivo. Infatti, la Banca che riceve la notifica del pignoramento sul conto corrente, dovrà avvisare del pignoramento il cointestatario estraneo alla procedura esecutiva.

Questo per far sì che possa far valere i suoi diritti e per dare atto dell’esistenza del rapporto cointestato nella dichiarazione al creditore. In questo modo quest’ultimo potrà notificare il pignoramento anche agli altri comproprietari.

Il soggetto cointestatario potrà, inoltre, dimostrare che la sua quota di contitolarità del conto è superiore al 50% in sede di opposizione al procedimento.

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Pignoramento su un conto corrente estero

Avere un conto corrente estero non protegge il debitore dal pignoramento sul conto. Infatti, tutti i beni mobili, inclusi i conti correnti esteri, possono essere aggrediti in caso di pignoramento. Questo principio vale sia per i debiti con il Fisco che per i debiti verso privati.

Tuttavia, in caso di presenza di conti esteri, spesso la criticità risiede nel fatto che si tratta di conti segreti, di cui non si conosce l’esistenza, soprattutto nel caso di istituti di credito stranieri che non sono iscritti all’anagrafe tributaria e non dichiarati al Fisco dal debitore.

Ma con la sentenza della Cassazione nr. 37136 del 26 luglio 2017, è stato deciso che il caso di alienazione dei propri beni mobili per evitare di pagare un creditore, e nel particolare il pignoramento, costituisce un reato assoggettabile a sottrazione fraudolenta del pagamento. Di conseguenza, il reato è punibile in base alla cifra specifica.

Come difendersi dal pignoramento sul conto corrente

Per evitare di subire il pignoramento sul conto corrente, il debitore che riceve la notifica dell’atto di pignoramento può opporsi con ricorso in opposizione alla cartella di pagamento, entro termini perentori stabiliti dalla legge.

In alternativa, il debitore può richiedere una riduzione del debito mediante una negoziazione, con il supporto di un avvocato. Diventa indispensabile conoscere i termini temporali specifici per cui è possibile procedere a difendersi dal pignoramento.

Pignoramento conto corrente – Domande frequenti

Quanto si può pignorare su un conto corrente?

La legge pone un limite al pignoramento sul conto corrente bancario e postale, che può essere pignorato soltanto le somme che eccedono il triplo dell’assegno sociale, vale a dire di 1.509,81 euro.

Cosa succede quando viene pignorato un conto corrente?

Quando il creditore richiede il pignoramento del conto corrente, la banca blocca e somme presenti sul conto finché il debitore non procede al pagamento. Se ciò non avviene, in seguito ad un procedimento da parte del Giudice, le somme bloccate saranno accreditate al creditore.

Quando un conto corrente non è pignorabile?

Il conto corrente non è pignorabile se risulta in rosso, se il saldo è inferiore al triplo dell’assegno sociale, se il conto è alimentato da assegni di accompagnamento per disabili, rendite di assicurazioni sulla vita o pensioni di invalidità.

 

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