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È arrivata in Italia quasi trent’anni fa, nel 2004 si è stabilita definitivamente nella “rossa” Ferrara diventando presidente della comunità nigeriana e tuttora promuove «integrazione e legalità». Il suo nome è Evelyn Aghom e il suo volto da poche settimane campeggia sui volantini distribuiti per le elezioni dell’8 e 9 giugno che, nella città estense, sanciranno il rinnovo di sindaco e consiglio comunale.

Evelyn, due figli e un “curriculum” da attivista nelle associazioni che si prendono cura dei più fragili, ha deciso di candidarsi con la Lega, il partito dell’attuale sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, di nuovo in corsa, e che all’ultima chiamata elettorale è riuscito a strappare, dopo più di mezzo secolo, la cittadina emiliana alla sinistra.

«Non l’ho mai conosciuto Salvini», racconta a Domani Evelyn Aghom, «ma col suo “saldo e stralcio” contribuisce a salvare tantissime persone dai debiti. Mi ha ispirata». Col “saldo e stralcio” Evelyn, linguaggio da tributarista, si riferisce al continuo rilancio della pace fiscale da parte del Capitano e cioè al meccanismo incentrato sul pagamento di una sola quota del debito al fisco e sull’annullamento della restante.

«A ogni modo mi sono candidata con la Lega, continua a spiegare Aghom, «non per l’amore della Lega in sé, con cui comunque ho collaborato negli anni passati, ma perché avrò la possibilità di perseguire i miei ideali di inclusione: potrò aiutare tutti, a prescindere dalla nazionalità». Quando le si fa notare che le esternazioni di Alan Fabbri nei confronti dei migranti non sempre sono state felici, dissente. «Io non ho mai sentito il sindaco parlar male degli stranieri».

Italiani e Cpr

In un post su Facebook dello scorso gennaio il sindaco leghista se la prende addirittura col vescovo di Ferrara, monsignor Gian Carlo Perego, e lo invita a «iniziare a riempire di migranti il suo Palazzo e di lasciare così le case popolari ai ferraresi». Tema dello “scontro” quello, appunto, delle case popolari.

Tutto nasce da una delibera regionale del mese di dicembre 2023: la Regione Emilia-Romagna guidata da Stefano Bonaccini (Pd) decide di rivedere i parametri per l’assegnazione degli alloggi e, in modo particolare, il criterio relativo alla cosiddetta residenzialità storica che garantisce un punteggio più alto a chi vive da più tempo sul territorio. Per Fabbri questo è un affronto: «Ritengo più giusto affidare gli alloggi a chi ha investito più tempo in questa terra. E qui non è solo una questione di italianità, ma di rispetto per chi paga le tasse da sempre e si è trovato improvvisamente in difficoltà», scrive il sindaco, sempre sui social, e anche in risposta a un appello dello stesso vescovo.

Nel 2021, tuttavia, una sentenza del tribunale di Ferrara ha definito “discriminatorio” il regolamento, in merito ai criteri per l’assegnazione delle case popolari, così come modificato da Fabbri. Incalzata sulla questione, la candidata Evelyn Aghom dice la sua: «È giusto, secondo me, dare priorità a chi sta da più tempo sul territorio, dunque agli anziani, che possono vivere una condizione di solitudine». Condizione di detenzione che vivono e vivranno sulla propria pelle i migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri, compreso quello che probabilmente sarà costruito a Ferrara. Perché se il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni dichiara che c’è stato un passo indietro da parte del governo sulla costruzione del Cpr nella cittadina emiliana, qualche dubbio persiste.

«Io come la Ferragni?»

Insomma a Ferrara il clima è incandescente. E con le elezioni vicine – Alan Fabbri verrà sfidato dal candidato di centrosinistra Fabio Anselmo e dai candidati civici Daniele Botti e Anna Zonari – lo è ancora di più. Dopo gli esposti su delibere sospette in quanto a elargizioni di fondi pubblici (vicenda già raccontata da Domani), spunta anche un’interrogazione dello scorso febbraio della consigliera d’opposizione Anna Ferraresi sull’impiego delle risorse non a caso pubbliche per le luminarie. «L’amministrazione comunale di Ferrara si trova di fronte a una crisi commerciale senza precedenti, eppure», scrive Ferraresi, «per le luminarie ha elargito oltre 800mila euro alla Sartini Grandi Impianti.

Un fatto che, avendo la società sede a Bondeno, territorio natale del sindaco e da lui precedentemente amministrato, apre a dubbi su eventuali rapporti di amicizia tra Fabbri e il titolare della ditta». Dubbi che entrambi, primo cittadino e titolare della società, fugano il primo a marzo con una risposta all’interrogazione, «le parole utilizzate dalla consigliera comunale saranno oggetto di valutazione ai fini di una eventuale azione legale».

Ferraresi ha pure presentato nelle settimane precedenti un esposto in procura. La vicenda ha a che fare con la raccolta fondi avviata in periodo Covid da Fabbri affinché associazioni e cittadini aiutassero l’ospedale della città. «Tentano una correlazione tra me e Chiara Ferragni. Non ne sapevo niente», scrive Fabbri su Facebook. Intanto solo oggi il sindaco, a emergenza conclusa, trasferisce poco meno di 50mila euro all’azienda Usl di Ferrara come «fondi per dotazione e attrezzature tecnologiche legate alle emergenze pandemiche». Meglio tardi che mai.

Presunte infrazioni

Il tour elettorale di Fabbri va quindi avanti. Nelle liste che lo sostengono non c’è solo Evelyn Aghom, ma anche l’ex capo della squadra mobile di Ferrara al tempo dell’omicidio Aldrovandi, Pietro Scroccarello, la cui figlia, Simona, è dipendente di una controllata del Comune, Ferrara Tua. Dipendente di Ferrara Tua anche Martina Laureti, candidata con la Lega. E mentre questo tour procede, ecco la delibera dell’Agcom che ha confermato le violazioni prospettate dal Corecom: il candidato sindaco Fabbri non ha rispettato i divieti di comunicazione istituzionale in periodo elettorale pubblicando notizie direttamente attinenti il Comune anche sulla sua pagina Facebook “Alan Fabbri sindaco di Ferrara”.

Tra gli ultimi post Ferrara viene descritta come città dai grandi eventi, inclusiva per i bambini e le persone con disabilità, città sicura grazie alle telecamere di videosorveglianza e all’utilizzo sperimentale dei taser. La parola “migrante” non figura mai. Ma Evelyn Aghom mette le polemiche a tacere: «Quest’amministrazione non è razzista».

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