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La ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori, in quanto deve presumersi l’esistenza del rapporto fondamentale, salva la prova – il cui onere grava sul curatore fallimentare – della sua inesistenza o invalidità. Così ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 12567/2023.

O. S. ha impugnato il decreto di esecutività dello stato passivo del fallimento di s.a.s. A. C. di M.F. & C. e del socio M.F. facendo leva sulla copia autentica, rilasciata da notaio, di atto di consenso ad iscrizione di ipoteca volontaria corredato di sei assegni bancari non trasferibili emessi in favore di F.M. con le relative ricevute di pagamento e le distinte di carico e scarico, evidenziando che F.M. mai aveva disconosciuto il contenuto della scrittura.

Il tribunale ha rigettato l’opposizione ritenendo che la documentazione allegata non fornisse adeguata dimostrazione dell’avvenuta traditio della somma di danaro, l’onere di provare la quale spettava all’opponente, il quale avrebbe appunto dovuto dimostrare l’avvenuto incasso degli assegni producendo estratto conto del periodo in esame, dal quale evincere l’operazione di addebito pari all’importo dei titoli. Contro questo decreto O. S. propone ricorso per ottenerne la cassazione.

Col primo e col secondo motivo di ricorso, da esaminare congiuntamente, perché connessi, il ricorrente lamenta:

– la violazione o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 2700 c.c. e all’art. 474 c.p.c., là dove il tribunale ha trascurato la rilevanza di atto di ricognizione della copia autentica dell’atto notarile esibito in sede di opposizione; osserva al riguardo che l’atto esibito conteneva espressa ricognizione del debito derivante dal contratto di mutuo contestualmente stipulato, con l’assenso all’iscrizione ipotecaria a garanzia del credito (primo motivo), nonché

– la violazione dell’art. 1988 c.c. in base al quale la ricognizione del debito dispensa colui a favore del quale è resa dall’onere di provare il rapporto fondamentale, l’esistenza del quale si presume fino a prova contraria (secondo motivo).

La censura complessivamente proposta, oltre che ammissibile, è anche fondata.

Il tribunale, difatti, pur menzionando in narrativa la scrittura e gli assegni che la corredavano, ne ha pretermesso ogni considerazione, reputando, invece, necessaria la prova da parte dell’opponente dell’avvenuto incasso degli assegni.

Così ragionando, ha violato le regole sul riparto dei carichi probatori in caso di ricognizione di debito. La ricognizione di debito ha difatti effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, determina la cosiddetta astrazione processuale della causa debendi, e produce la conseguenza che il destinatario è dispensato dall’onere di provare l’esistenza e la validità del predetto rapporto, così presunto fino a prova contraria.

Non v’è quindi alcuna ragione per ritenere che in caso di fallimento dell’autore della ricognizione l’effetto giuridico scaturente dal riconoscimento, purché ovviamente fornito di data certa, sia inopponibile al curatore fallimentare dalla medesima; al contrario, l’esistenza del rapporto fondamentale si deve presumere, salva la prova, di cui è onerato il curatore, dell’inesistenza o dell’invalidità dello stesso. D’altro canto, in tema di assegni bancari, pacificamente equiparati dalla giurisprudenza a una promessa di pagamento nei rapporti tra traente e prenditore (Cass. n. 19929/2011), non si è mai dubitato che quest’ultimo possa ottenere l’ammissione al passivo fallimentare del credito di importo corrispondente a quello del titolo, in forza della presunzione di esistenza del rapporto sottostante, a norma dell’art. 1988 c.c.

Va quindi ribadito il principio anche di recente riaffermato da questa Corte, secondo cui la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento del suo autore è opponibile alla massa dei creditori, in quanto deve presumersi l’esistenza del rapporto fondamentale, salva la prova – il cui onere grava sul curatore fallimentare – della sua inesistenza o invalidità (

Esito:

Cassa, con rinvio, il decreto del tribunale di Ancona, depositato in data 22.2.2018.

Riferimenti normativi

Art. 1988 c.c.

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