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BRINDISI – La vicenda della storica azienda Leucci Costruzioni si chiude con una sentenza del Tribunale di Roma. L’industriale brindisino Giuseppe Marinò (nato 61 anni fa a Carovigno) è stato ritenuto colpevole del reato di bancarotta fraudolenta e condannato a un anno e otto mesi, pena sospesa. La sentenza della gup Daniela Caramico D’Auria è stata depositata a fine novembre. All’imputato sono state concesse le attenuanti generiche e ha potuto usufruire dello “sconto” di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato. Marinò è stato amministratore delegato della Leucci Costruzioni spa dal novembre 1999 al luglio 2019 e presidente del cda dal settembre 2015 al dicembre 2017. Per un altro imputato, il successivo presidente del cda dell’azienda, è stato dichiarato dalla stessa giudice il non luogo a procedere “per non aver commesso il fatto”. Il capo d’imputazione era il medesimo.

Le accuse all’imprenditore

La Leucci Costruzioni era una storica azienda del panorama industriale brindisino. Lo stesso Giuseppe Marinò è volto noto non solo in città. Le indagini condotte dai finanzieri hanno portato alle accuse, nei confronti dei due imputati, di bancarotta fraudolenta aggravata. L’azienda è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Roma nel novembre 2019. Nel capo di imputazione si parla di condotte dolose: avrebbero omesso il versamento di contributi e imposte dovute a partire dal 2014. Il risultato è un debito monstre nei confronti dell’erario che supera abbondantemente i 18 milioni di euro. L’aggravante è quella di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità.

La difesa di Marinò aveva optato per il rito abbreviato condizionato all’audizione di un teste, che potesse riferire sulle mancata conclusione delle trattive con un fondo di investimento statunitense Era il 20 gennaio 2023. All’udienza successiva, quella del 12 maggio, il teste si è astenuto dal tesimoniare appellandosi al codice deontologico forense. Poi, il 13 ottobre si è arrivati al dunque. Il pm ha chiesto una condanna pari a quattro anni per Marinò, mentre la difesa ha chiesto l’assoluzione.

Come si è arrivati al fallimento

La lettura in aula del dispositivo della sentenza risale al 27 ottobre scorso: condanna per Marinò a un anno e otto mesi di reclusione. Nelle motivazioni, si ripercorrono gli eventi che hanno portato al fallimento della storica azienda, che ha avuto ripercussioni su tante famiglie di lavoratori brindisini. Le cause vanno ricercate da un lato nella crisi industriale del settore eolico e, dall’altro, nella riduzione del fatturato con i clienti storici, l’allora Ilva ed Enel su tutti. Poi, si aggiunga anche la “sfortuna”: una segnalazione illeggittima alla Centrale rischi per 16 mesi. Traduzione: crollo del rating creditizio con tutte le conseguenze del caso.

L’esercizio di bilancio chiuso al dicembre 2017, per esempio, aveva fatto registrare un calo vertiginoso della produzione complessiva, che scese da 21 milioni di euro e spicci a quasi 15 milioni. Complici alcuni fattori non programmabili, come ad esempio il sequestro della centrale di Cerano. Enel era la principale cliente della Leucci Costruzioni. Il 31 maggio 2018, con rogito notarile, la Leucci Costruzioni aveva ceduto alla Industrial Holding slr il 100 per cento della quota di capitale sociale detenuta nella Industriale Services srl per due milioni e mezzo di euro. Obiettivo: pagare gli stipendi e coprire l’esposizione debitoria.

Tentativi disperati di salvataggio

Poi, vengono ricordate le trattative avviate da Marinò con il Global Emerging Markets, un fondo statunitense che si era interessato all’acquisizione della Leucci. E in effetti, nel maggio 2019, era stato depositato un accordo di cessione alla Gem Leucci Holdings Llc, una società a responsabilità limitata con sede nel New Jersey. I nuovi soci diserteranno le assemblee per la definizione del nuovo organo amministrativo e la questione si chiuderà con un nulla di fatto. Il 18 luglio 2019 verrà dichiarato lo scioglimento anticipato della società. Quindi, a Marinò viene contestato in questo procedimento il mancato versamento di contributi e imposte, che avrebbero portato alla bancarotta della Leucci Costruzioni.

Marinò, come ha ricostruito la difesa, ha provato a “mettere una pezza”, avendo finanziato la società per importi elevati, prelevando il denaro dal proprio conto personale per garantire i pagamenti alle maestranze. Per la difesa, non ci sarebbe il nesso causale tra la condotta dell’imputato e l’evento. Anzi, le condotte di Marinò indicherebbero l’assenza di dolo. La gup del Tribunale di Roma non è stata dello stesso avviso, dato che questi tentativi sono stati posti in essere quando la situazione debitoria era già compromessa. La giudice, dopo aver richiamato la giurisprudenza della Cassazione, ha condannato Marinò per bancarotta fraudolenta.

 

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