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Un’importante bonus previsto per le mamme lavoratrici riguarda la decontribuzione al 100% per il solo 2024 se hanno dai 2 figli in su, e fino al 2026 se hanno più di 3 figli. Il bonus riguarda le dipendenti sia del settore privato che pubblico, e viene riconosciuto in automatico.

La norma è contenuta all’interno della Legge di bilancio 2024 (Legge n. 213/23). Si tratta di un esonero totale del versamento dei contributi sociali a carico delle lavoratrici, non superiore a 3000 euro lordi. Nel triennio tra il 2024 e il 2026 le destinatarie saranno le mamme con tre o più figli di cui almeno uno minorenne, mentre per il solo 2024 anche le madri con due o più figli, in questo caso con almeno uno di età inferiore a 10 anni.

La decontribuzione si tradurrà in un aumento in busta paga che potrà arrivare fino a 1700 euro. Vediamo quindi nel dettaglio come funziona questo bonus.

Bonus mamme lavoratrici: di cosa si tratta

Il bonus mamme lavoratrici 2024 è un’agevolazione volta a favorire le donne che lavorano e hanno almeno 2 figli. Questo, si traduce in uno sgravio contributivo che varia a seconda della condizione della lavoratrice dipendente, specialmente in riferimento alla durata del beneficio che, nel dettaglio, dura dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026 (esenzione del 100%) per lavoratrici madri con tre o più figli.

Nello specifico quindi il bonus mamme lavoratrici si applica alle dipendenti con tre o più figli con rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (ad esclusione del lavoro domestico). L’agevolazione riguarda i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Previsto, inoltre, un sgravio contributivo del 100% anche per le lavoratrici madri con 2 figli (ma solo per il 2024).

In questi casi è previsto un esonero del 100% della quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore fino al mese di compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo. Questo, nel limite massimo annuo di 3mila euro riparametrato su base mensile. La soglia anagrafica del figlio indicata riguarda le mamme con 3 o più figli. Invece per le lavoratrici con 2 o più figli la decontribuzione del 100% viene applicata fino al mese del compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo e solo per un anno (per tutto il 2024).

L’esonero si applica dunque ai contributi IVS per chi lavora nel settore privato e ai contributi FAP per chi ha un’occupazione nel pubblico impiego.

L’agevolazione però è rivolta solo a mamme che sono dipendenti pubbliche o private con un contratto a tempo indeterminato in essere. Non è necessario fare alcuna richiesta per ottenere il bonus, questo sarà riconosciuto e attivato automaticamente dal datore di lavoro.

Bonus mamme attivo in automatico

Come nel caso del taglio generalizzato del cuneo, anche per quello relativo alle lavoratrici madri non c’è bisogno, per chi ritiene di avere diritto, di una richiesta al datore di lavoro o all’Inps. Sarà direttamente il datore di lavoro a applicare la sforbiciata ai contributi, con la trasformazione della quota tagliata in aumento dello stipendio lordo.

Mamme beneficiarie del bonus

Per il 2024 a beneficiarne saranno le madri con due o più figli, di cui almeno uno di età inferiore a 10 anni. Questo bonus però successivamente cambierà i beneficiari. Infatti, già a partire dall’anno seguente (quindi dal 2025) si assottiglierà, come già annunciato dal taglio nella Manovra.

Il bonus resterà comunque attivo fino al 2026. Tuttavia, ma in questo caso in favore delle madri con tre o più figli di cui almeno uno minorenne. In questo modo si stima saranno coinvolte nello sgravio fino a 800.000 lavoratrici con contratto a tempo indeterminato. Il tutto, a prescindere dal livello della retribuzione, con l’esclusione del lavoro domestico corrispondente a un taglio extra del cuneo. Su 9,9 milioni di donne occupate, il bonus ne prenderà quindi solo una piccola parte. Questo, alla luce degli stringenti requisiti che richiedono due o più figli entro una certa fascia d’età.

Importo del bonus mamme

Gli effetti del bonus mamme lavoratrici sono compatibili con quello dell’esonero parziale del versamento di contributi Ivs (Infortuni e Vecchiaia per i lavoratori Subordinati) a carico del lavoratore con retribuzione fino a 35.000 euro. Guardando a questa prospettiva, l’ente indipendente di bilancio ha quindi stabilito che una lavoratrice madre otterrà un beneficio complessivo di 1.777 euro per i minori contributi versati, di cui 1.159 euro derivanti dal taglio del cuneo generalizzato e 618 dalla decontribuzione specifica.

Chiarimenti dall’INPS

Con la Circolare numero 11 del 16-01-2024, l’INPS ha fornito indicazioni dettagliate per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla misura di esonero contributivo (o taglio del cuneo fiscale) che l’articolo 1, comma 15, della Legge n. 213/2023 eccezionalmente riconosce, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, in favore dei lavoratori dipendenti, a esclusione dei lavoratori domestici. Al punto 6 spiega anche la compatibilità fra questa misura e il bonus per mamme lavoratrici.

La comunicazione dell’INPS riguarda l’esonero contributivo per la quota IVS dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori. Questo esonero è cumulabile con altri esoneri previsti dalla legislazione vigente, ma con alcune limitazioni. In particolare, la riduzione contributiva del 6% o 7% è alternativa alla decontribuzione per le lavoratrici con figli secondo la legge di Bilancio 2024. Il Bonus Mamme 2024 rappresenta una decontribuzione del 9,19% dello stipendio complessivo, corrispondente alla quota di contributi che la lavoratrice dovrebbe pagare per il contributo IVS nel settore privato e il contributo FAP nel settore pubblico.

La comunicazione INPS

Nella nota INPS si legge quanto segue.

Bonus mamme lavoratrici e taglio del cuneo fiscale sono compatibili?

La legge prevede un esonero del 100% della quota contributiva per le lavoratrici madri di tre o più figli fino al diciottesimo anno di età del figlio più piccolo, con un limite massimo annuo di 3.000 euro, ripartito su base mensile. Questo esonero è anche sperimentale per le madri di due figli fino al decimo anno di età del figlio più piccolo. Nel caso di entrambi gli esoneri applicabili, sono alternativi in una singola mensilità a causa dei limiti e dell’entità degli importi. L’esonero IVS del 6% si applica solo se la retribuzione mensile non supera i 2.692 euro. Se sussistono i requisiti per entrambi gli esoneri, l’esonero per le madri risulta di entità maggiore.

È possibile alternare le misure di esonero in mesi successivi in base ai requisiti legittimanti. Ad esempio, le lavoratrici madri di tre o più figli, dal mese successivo al raggiungimento della maggiore età del figlio più piccolo, possono accedere all’esonero IVS, non possedendo più i requisiti legittimanti per l’accesso all’esonero di cui ai citati commi da 180 a 182 dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2024.

Le polemiche

Se il bonus mamme lavoratrici ha come fine sotteso quello di favorire la maternità, non essendo però rivolto indistintamente a tutte le madri che lavorano ha suscitato diverse polemiche.

Le critiche sono seguite soprattutto rispetto a due rilevanti esclusioni: la prima per le lavoratrici domestiche, la seconda per le lavoratrici con contratti a termine. Queste ultime, come abbiamo detto, sono circa un milione e mezzo e l’esclusione dal bonus non spinge certo a fare figli, perché si somma, anzi, alle altre condizioni di precarietà.

La percentuale delle mamme coinvolte dal bonus, in definitiva, sarà solo poco meno del 10% delle occupate. Si tratta quindi di un’agevolazione piuttosto ristretta.

Il caso delle lavoratrici nel settore pubblico: occorrerà fare domanda?

Come abbiamo spiegato il bonus mamme lavoratrici viene applicato in modo automatico, senza la presentazione di alcuna domanda da parte delle interessate. Ci si è chiesti però nelle ultime settimane se questo valesse anche per le dipendenti pubbliche. Un chiarimento in questo senso è stato fornito dal portale d’informazione Tuttolavoro24.

Anche nel settore pubblico il beneficio in questione dovrebbe essere corrisposto direttamente dall’amministrazione di cui si è dipendenti. NoiPA, la piattaforma che elabora gli stipendi per il comparto pubblico, può riconoscere il diritto al bonus tramite il codice fiscale dei figli se sono presenti sul portale. E dal codice fiscale lo stesso NoiPA può rilevare se i figli sono maggiorenni o minorenni e quindi attribuire automaticamente il beneficio senza che le dipendenti facciano domanda.

Ovviamente il portale degli stipendi non può essere in grado di conoscere se nel nucleo familiare siano presenti altri figli che danno il diritto ad acquisire il diritto, per cui numerose dipendenti potrebbero rimanere escluse pur avendone il diritto se i dati non sono a conoscenza di NoiPA. Il consiglio fornito è dunque quello di inserire i figli, anche maggiorenni nel portale, senza prenderli a carico.

Nuovo per la comunicazione dei dati all’Inps

L’Inps, con la pubblicazione del messaggio n. 1702, pubblicato il 6 maggio 2024, ha annunciato il rilascio del nuovo applicativo per la comunicazione dei dati per le beneficiarie del bonus mamme.

La nuova piattaforma online permette di inserire il codice fiscale dei figli, qualora il datore di lavoro non abbia provveduto ad inserire i dati.

Si tratta di un modo per far sì che le lavoratrici madri comunichino direttamente all’Inps i dati necessari per beneficiare dell’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio.

Come inviare i dati

Per il momento, l’utilizzo della piattaforma è limitato solo alle lavoratrici che usufruiscono già del bonus mamme e per i cui figli non siano stati inseriti i codici fiscali nei flussi Uniemens.

Come inviare i dati? La piattaforma è disponibile sul sito dell’Inps. Bisogna innanzitutto autenticarsi con le proprie credenziali digitali e seguire il percorso: “Imprese e Liberi Professionisti” – “Esplora Imprese e Liberi Professionisti” – “Strumenti” – “Vedi tutti” – “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)” – “Utilizza lo strumento”.

Una volta completato il percorso, si deve selezionare la voce “Utility Esonero Lavoratrici Madri” in “Elenco domande di sgravio” e procedere con la dichiarazione degli identificativi, indicando i codici fiscali o, laddove non sia in possesso dei codici fiscali, le informazioni anagrafiche dei figli.

Condizione di utilizzo

Possono utilizzare l’applicativo, denominato “Utility Esonero Lavoratrici Madri“, solo le lavoratrici che già beneficiano del bonus mamme e per le quali non siano stati inseriti i codici fiscali dei figli nei flussi Uniemens dal datore di lavoro.

L’applicativo è stato rilasciato ed è disponibile sul sito web dell’Istituto www.inps.it, previa autenticazione con la propria identità digitale: Spid, Cie o Cns.

Nei casi in cui si abbia intenzione di comunicare direttamente i dati all’Inps, la possibilità è consentiva solo mediante la predisposizione di un’apposita utility.

Comunicazione dati entro 7 mesi

Le lavoratrici madri intenzionate a fornire i dati necessari direttamente all’Inps, possono procedere con la dichiarazione subito dopo aver selezionato l’applicativo.

Possono accedere al servizio solo ed unicamente le lavoratrici madri per le quali, nell’archivio dell’Inps, risultano i flussi Uniemens dove il datore di lavoro ha esposto l’esonero, ma non ha provveduto a indicare codici fiscali dei figli a carico.

L’Istituto provvederà ad inviare alle lavoratrici che usufruiscono già del bonus una comunicazione tramite e-mail.

Cosa fare se non si riceve l’e-mail? Occorre aver cura di inserire comunque i dati nella piattaforma.

Alla piattaforma è possibile accedere dopo quarantacinque giorni dalla fine del mese di competenza in cui il datore di lavoro ha esposto l’esonero nei flussi Uniemens.

La dichiarazione deve essere comunicata entro e non oltre 7 mesi a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui il datore di lavoro ha esposto per la prima volta l’esonero. Se i dati non vengono comunicati entro 7 mesi, allora se mancanti, il beneficio viene revocato.

Conclusioni

Da gennaio è attivo il bonus mamme lavoratrici. La misura in via sperimentale per tutto il 2024 riguarderà le dipendenti, pubbliche o private, con più di 2 figli a carico. E fino al 2026 per le lavoratrici che hanno invece più di 3 figli. Si tratta di una decontribuzione al 100% sui contributi IVS per quanto riguarda il settore privato e FAP per quanto riguarda il settore pubblico.

L’agevolazione viene corrisposta in automatico dal datore di lavoro, senza che l’interessata presenti alcuna domanda. Il bonus in questione può arrivare fino a 1.700 euro in busta paga ma solo per un triennio e solo per circa il 10% delle madri occupate. La polemica che si è sviluppata intorno a questa misura infatti fa leva proprio sulla platea limitata delle beneficiarie.

Tra l’altro dal 2025 la platea sarà ancora più ridotta perché non riguarderà le mamme con due o più figli come nel 2024. Il requisito si sposta su una prole di almeno 3 figli minorenni, ridimensionando così l’entità delle beneficiarie.

 

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