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Strategie di tutela della casa, dello stipendio, del conto e della pensione se si teme una sentenza di condanna.

Sei stato citato in una causa e ritieni sin d’ora che il processo possa concludersi con una sentenza a te sfavorevole. La cosa ti preoccupa perché temi che, un giorno, la tua controparte possa pignorarti i beni. Ti chiedi allora come tutelare i risparmi in caso di processo, quali metodi adottare per tutelare i tuoi beni. Cerchiamo di fornire alcune importanti delucidazioni in merito.

I pericoli per chi perde un processo

Per chi perde un processo e subisce una condanna al pagamento di una somma si pone ovviamente il problema, in caso di inadempimento, del pignoramento dei beni come la casa, il conto corrente, la pensione.

A riguardo è bene ricordare che il pignoramento immobiliare può scattare anche per importi di qualsiasi tipo. Non è prevista infatti una soglia minima sotto la quale è impossibile mettere all’asta la casa. Inoltre la prima casa è pignorabile se il creditore è un soggetto diverso dall’Agente per la Riscossione Esattoriale (come un privato, una banca, ecc.).

Il fatto che la casa sia inserita in un fondo patrimoniale non è un valido scudo se il debito è stato contratto per bisogni collegati alla famiglia o per il mancato pagamento delle imposte.

Per quanto riguarda il pignoramento della pensione, non si rischia nulla se questa è al di sotto del “minimo vitale”, una somma pari al doppio dell’assegno sociale pari a poco più di 1.000 euro (1.068 euro per il 2024). Oltre tale soglia è possibile solo pignorare un quinto.

Per quanto invece riguarda il pignoramento dello stipendio, non è previsto un minimo vitale impignorabile ma è pur sempre imposto il limite di un quinto.

Per quanto infine riguarda il pignoramento del conto corrente

, di norma questo è pignorabile per intero. Se tuttavia si tratta del conto di appoggio della pensione o dello stipendio, i risparmi possono essere pignorati solo nella misura che eccede il triplo dell’assegno sociale, pari a circa 1.600 euro (1.603 per il 2024). Per tutti gli ulteriori accrediti, vale sempre il limite di pignoramento di massimo un quinto e, se si tratta di pensione, detratto prima il minimo vitale.

Le tutele per chi perde un processo

Chi teme di perdere un processo dovrebbe agire a tutela dei propri beni ancor prima di iniziare la causa o della pubblicazione della sentenza di condanna. È tuttavia vero che la legge consente al creditore di esercitare la cosiddetta azione revocatoria anche dinanzi a un semplice credito in contestazione, su cui cioè non si è ancora pronunciato il giudice. Cosa significa nella pratica? Facciamo un esempio. Se Tizio notifica una citazione a Caio per il pagamento di 500.000 euro e Caio, subito dopo, intesta la casa al figlio, Tizio può presentare in tribunale una richiesta di revoca della donazione benché ancora la causa tra i due sia solo agli inizi. L’azione revocatoria è infatti rivolta a garantire una “tutela preventiva”, onde evitare la dispersione dei beni.

La revocatoria però deve essere esercitata entro massimo 5 anni dall’atto in contestazione. Diversamente tale atto diventa definitivo.

Cosa può fare chi teme di perdere un processo?

Fatto salvo quanto appena detto, ossia il rischio che il creditore possa sempre avviare un’azione revocatoria, c’è tuttavia da dire che la vendita dei beni è più difficilmente contestabile rispetto alla donazione. Difatti:

  • nella donazione il creditore deve dimostrare solo che il debitore sia rimasto, all’esito della donazione, sostanzialmente privo di beni utilmente pignorabili;
  • nella vendita invece deve anche provare che l’acquirente potesse conoscere il danno che tale atto determinava al creditore. Il che è facile da dimostrare se l’acquirente è un parente o, peggio, un convivente, ma è molto più complicato se si tratta di un estraneo.

Pertanto, sarebbe più opportuno vendere i propri beni piuttosto che intestarli (donarli) a terzi. E si tenga conto che l’atto non può essere simulato: ci deve sempre essere il trasferimento del prezzo

(che non deve essere irrisorio rispetto al valore di mercato del bene) e del possesso del bene (sarebbe simulatoria la vendita di una abitazione ove il venditore continui a risiedere e a vivere).

Tutele del patrimonio

Al netto degli avvertimenti appena dati, le azioni che di norma si compiono per tutelare il patrimonio in caso di processo con esito potenzialmente pericoloso sono:

  • svuotamento del conto corrente;
  • vendita o donazione della casa a terzi;
  • acquisto di polizze vita (che sono impignorabili);
  • costituzione di un fondo patrimoniale o di un trust;
  • trasferimento del deposito di un conto corrente su un assegno circolare.

Con riferimento a quest’ultima soluzione è frequente la tecnica di chi riversa tutti propri risparmi in un assegno circolare che fa intestare a un familiare o anche a sé stesso per poi custodirlo a casa. In tal modo il denaro non appare sul conto e non sarà pignorabile. L’assegno va poi riscosso entro tre anni e può essere cambiato con un altro assegno circolare. Troverai le istruzioni nell’articolo Come abbassare l’Isee.

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