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Secondo l’analisi di PerMicro e del centro Tiresia, concedere piccoli finanziamenti ai «non bancabili» produce posti di lavoro, minore precarietà, maggiori entrate per lo Stato e una riduzione della spesa pubblica Milano La giovane designer di origine senegalese, la neo piccola imprenditrice toscana, la studentessa che intende proseguire gli studi. Soggetti “non bancabili”, come tanti altri italiani inchiodati a un’etichetta che restringe orizzonti e speranze. Molti non hanno un conto bancario (è così per il 37% delle donne) e se anche ce l’hanno non possiedono le garanzie minime per accedere a un prestito. Giovani, donne e stranieri sono coloro che più di altri si trovano in questa condizione, una situazione che preclude il finanziamento per l’avvio di un’attività, un prestito per una piccola ristrutturazione o per l’iscrizione a un corso di formazione professionale, lo sviluppo di una piccola impresa.

Proprio l’inclusione finanziaria, l’allargamento cioè della platea dei “bancabili”, è tra gli obiettivi del microcredito, attività che ha un impatto sociale positivo e che genera lavoro, oltre che maggiori introiti fiscali per le casse statali. Tra gli operatori più attivi del settore c’è PerMicro, punto di riferimento per famiglie e imprese “non bancabili”. In 13 anni, hanno spiegato ieri i vertici della società nel corso della presentazione di uno studio condotto insieme al centro di ricerca Tiresia del Politecnico di Milano, PerMicro ha aiutato più di 1.070 imprenditori e 7.054 famiglie a passare dall’essere non bancabili a bancabili, passando dall’erogare 1,5 milioni di euro nel 2009 a 26 milioni di euro nel 2021, con un incremento del 30 per cento annuo. «Abbiamo un ruolo complementare e non di sostituzione rispetto al sistema creditizio – ha evidenziato Benigno Imbriano, ad di PerMicro –. Il ruolo della microfinanza è determinante per le sfide dal sistema sociale. Noi i clienti migliori li cediamo: i nostri buoni clienti, sia famiglie che imprese, sono quelli che poi riescono a entrare nel sistema creditizio ordinario».

Dalla sua nascita nel 2007 fino a fine 2023 PerMicro ha erogato in totale 37.498 crediti per un valore di oltre 300 milioni di euro, contribuendo a sostenere famiglie in difficoltà temporanea e favorendo la nascita e lo sviluppo di attività imprenditoriali in diversi settori. «I benefici dell’attività di PerMicro ricadono in due sfere: la prima individuale, la seconda comunitaria – ha aggiunto l’ad Imbriano – . Da un lato vi è la vita personale dei singoli che, insieme a PerMicro, accedono a servizi finanziari di base, imprescindibili nella vita quotidiana, e realizzano un proprio progetto di lavoro e di vita; dall’altro vi è il ritorno per la comunità: è stato calcolato, ad esempio, che per ogni 1,5 euro prestati da Per-Micro, lo Stato riceve 1 euro in termini di maggiori entrate statali. La microfinanza si conferma dunque uno strumento determinante per affrontare le sfide del futuro: la riduzione delle disuguaglianze, l’inclusione sociale e il sostegno alle politiche occupazionali e abitative».

La vulnerabilità e l’esclusione finanziaria colpisce non solo i migranti, ma anche fasce importanti di giovani, precari, lavoratori poveri, donne vittime di violenza. Nel solo 2023, PerMicro ha consentito l’accesso al credito a 3.128 progetti di vita, sia familiari (2.348, con somme tra i 3 e i 15mila euro) che imprenditoriali (780, in gran parte start up, con somme tra i 10 e i 40mila euro). In aumento sia l’assistenza alle micro e piccole imprese (+37% rispetto al 2022) per l’avvio o lo sviluppo delle attività, sia l’assistenza alle famiglie (+10% rispetto al 2022). «Il microcredito è una delle più potenti innovazioni finanziarie per l’inclusione e il contrasto alle diseguaglianze economiche – ha sottolineato Mario Calderini, professore ordinario presso la School of Management del Politecnico di Milano e direttore di Tiresia –. La misura dell’impatto sociale di questo strumento è un elemento costitutivo e imprescindibile del modello, non solo per una corretta rappresentazione del valore sociale generato, ma anche per migliorarne l’efficacia e la forza trasformativa sulla società».

Si calcola siano oltre 3mila i nuovi posti di lavoro creati con l’assunzione di persone da parte degli imprenditori di PerMicro, mentre oltre 1.400 imprenditori sono passati da una posizione lavorativa precaria a una stabile. Per l’amministrazione pubblica, inoltre, l’impegno di PerMicro ha significato 132 milioni di entrate statali aggiuntive e 17,4 milioni di euro di riduzione della spesa pubblica.

 

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