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Per le donne che denunciano la strada è in salita: si ritrovano sole, spesso senza un lavoro e senza soldi. Per sostenerle dal punto di vista economico, il microcredito – un prestito a tasso agevolato – è pensato per offrire loro un’opportunità di riscatto. La presidente del centro Evaluna di Messina, dove è stato erogato per la prima volta: “È uno strumento di enorme portata, permette alle donne di uscire dalla violenza economica e ricominciare”

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Non c’è libertà senza indipendenza economica. Soprattutto per le vittime di violenza, che dopo aver denunciato si trovano sole, spesso con dei figli da mantenere, in molti casi senza un lavoro e senza denaro. Uno strumento pensato per sostenere le donne che si trovano a fare i conti con l’insieme di queste difficoltà è il microcredito di libertà, erogato per la prima volta a Messina (la seconda in Sicilia) a una vittima presa in carico dal Centro antiviolenza dell’associazione Evaluna, che ospita e assiste circa 40 donne – e seguita dai servizi sociali del Comune che hanno supportato e accompagnato la donna e i suoi figli. Le somme ottenute dalla vittima saranno utilizzate per garantire ai figli un ambiente di vita più confortevole e far fronte ai debiti accumulati dopo l’allontanamento dell’ex compagno violento.

Ricominciare con il microcredito

Il microcredito di libertà è un prestito a tasso agevolato pensato per dare opportunità di riscatto a chi normalmente non sarebbe ammesso a un prestito bancario, in assenza di garanzie. Diventa quindi uno strumento per promuovere l’autonomia delle donne e contrastare la violenza economica, finanziato con un fondo di garanzia da 3 milioni di euro, frutto dell’accordo tra Ministero delle Pari Opportunità, Abi, Federcasse, Caritas e Ente Nazionale del Microcredito. Il sostegno è rivolto alle donne assistite dai CAV (Centri Anti Violenza) oppure ospiti nelle Case Rifugio che non troverebbero facilmente accesso al tradizionale credito bancario.   

La violenza economica, un’arma di controllo

Un importante strumento di supporto per le vittime di violenza che a seguito della denuncia si trovano a dover ricostruire il proprio futuro da zero e quello dei propri figli, tra difficoltà non solo emotive ma anche pratiche, come appunto quella economica, “che è una delle forme più feroci di violenza”, dice a Sky TG24 la presidente dell’associazione Evaluna, Concetta Restuccia, una vera e propria arma di controllo “per cui compagni o mariti tendono a isolare le partner fino a farle perdere il lavoro, e fare in modo di avere il controllo totale sulle spese, a volte negando loro anche la possibilità di avere un proprio Bancomat, impedendo quindi anche ogni possibilità di fuga”. Perché solo una persona economicamente indipendente, ricorda la presidente, “ha la possibilità di andarsene e di decidere del proprio futuro”. Ma anche per chi riesce a fuggire da un contesto di violenza e rivolgersi a un centro antiviolenza, il percorso è tutt’altro che semplice: “Dopo una denuncia la strada di una vittima non è in discesa, ma in salita”, spiega la presidente di Evaluna: “Chi entra in una struttura perde i propri spazi, contatti e reti sociali. In più se una donna lavora ha grandi difficoltà a mantenere il lavoro, spesso lo perde”.




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Una manifestazione contro la violenza sulle donne. – ©Getty

Una nuova possibilità (anche imprenditoriale)

Ed è per questo che lo strumento del microcredito è potente. “Non va dimenticato che una vittima di violenza che non lavora spesso è una donna che non ha potuto studiare, rimasta tagliata fuori dalla formazione professionale e priva quindi di competenze e penalizzata nell’ingresso del mondo del lavoro”. Da non sottovalutare anche l’aspetto psicologico: “Le donne che hanno subito violenza vengono squalificate dal punto di vista emotivo e devono fare i conti con grandi problemi di autostima”. Il microcredito “può dare quindi loro una mano a riprendere le fila della propria vita”, spiega Restuccia, “offrendo anche in un secondo momento la possibilità di mettere a frutto una capacità e rendere reale un’attività di imprenditoria”. Il microcredito può essere infatti “sociale” o “imprenditoriale”, senza titolo esclusivo. Insomma, uno strumento “di una portata enorme per le nostre vittime”, conclude la presidente, “ma ancora relativamente nuovo e quindi poco conosciuto”.

 

Le donne vittime di violenza che hanno necessità di accedere al microcredito possono verificare i propri requisiti rivolgendosi al proprio CAV o casa rifugio e visitare il sito www.microcreditodiliberta.it

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Le operatrici del Centro Antiviolenza Evaluna di Messina.

 

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