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“Ci sono già 7 miliardi di lavori fermi che rischiano di lasciare scheletri urbani”. È questo l’allarme lanciato dalla presidente dell’Ance, Fedeerica Brancaccio, in occasione della Assemblea nazionale della Associazione dei costruttori edili facendo il punto sulla situazione dei lavori legati al Super Bonus che ha visto molteplici cambiamenti normativi in corso d’opera per gli effetti pesanti sul debito pubblico per spese sfuggite ai controlli.

“Il più grande indiziato di sperpero pubblico degli ultimi anni è stato il Superbonus 110%. Sono stati usati toni aspri e talvolta poco istituzionali – ha evidenziato Brancaccio – che hanno evidenziato solo gli aspetti negativi di una misura che nel biennio 2021-2022 ha consentito all’Italia di crescere a ritmi superiori a quelli della Cina (+12,3 Pil contro il loro +11,3). A che prezzo si dirà. Certo troppo alto e con grandi sprechi che però potevano essere evitati se fossimo stati ascoltati. Il resto è storia recente di continui interventi legislativi che hanno portato a un guazzabuglio normativo, per giunta retroattivo, e siamo ancora in attesa di capire come andrà a finire per i contratti già stipulati. E intanto ci sono già 7 miliardi di lavori fermi che rischiano di lasciare scheletri urbani. Con gravi ripercussioni economiche e sociali sulla vita di cittadini e imprese. Pensiamo a cosa accadrebbe se i contratti che regolano vita e lavoro di ognuno di noi potessero essere stravolti in continuazione senza il nostro assenso: dormiremmo sonni tranquilli?”.

Positivo il giudizio dell’Ance sulla direttiva europea Case green. “La direttiva Case green, appena approvata in Europa, offre una opportunità. Dobbiamo saperla cogliere senza timore. Bene certo ha fatto l’Italia a spingere per una revisione della proposta iniziale che appariva velleitaria e ideologica – ha sottolineato Brancaccio in occasione della assemblea nazionale –. Il testo definitivo è un buon compromesso sul quale dobbiamo lavorare tutti. L’obiettivo è comune, ambizioso e necessario. Portarlo a termine è un impegno che abbiamo preso con le prossime generazioni”.

Pollice alzato anche per quanto riguarda il Piano casa voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. “È giusto – ha detto la presidente dell’Ance – pensare a soluzioni per aiutare le famiglie a migliorare le proprie abitazioni come fa il Decreto salva casa voluto dal Ministro Salvini. Ci auguriamo che il costo che i cittadini sosterranno per sanare queste piccole irregolarità sia destinato a interventi a favore della casa e della rigenerazione urbana. Un primo passo al quale speriamo segua presto una politica che in Italia manca da quasi 70 anni. Dobbiamo rinnovare il patrimonio edilizio esistente, sostituendo vecchi edifici, demolendo e ricostruendo: unico modo, questo, per recuperare nuovi spazi urbani e contrastare gli effetti della crisi climatica in atto. Interventi che devono diventare ordinari e non eccezionali”.

L’appello rivolto al Governo è quello – ha detto Brancaccio – di “promuovere un Programma nazionale di lungo respiro, le cui priorità dovranno essere considerate dall’Europa ‘fattori rilevanti’, così come avviene ora solo per le spese militari, in modo da non incidere sui vincoli contabili. Un nuovo Piano strategico che dovrà occuparsi di mobilità, connessione, sostenibilità, inclusione e servizi alla persona. E che consenta di prevenire il rischio idrogeologico e sismico, in tempi adeguati e nel rispetto dei territori coinvolti. Il ddl sulla ricostruzione – ha evidenziato la presidente dell’Ance – può fornire un importante strumento in tal senso, grazie anche alla preziosa esperienza quotidiana dei Commissari. Il momento giusto per lanciarlo è ora così che possa diventare la colonna portante del prossimo Def che si definirà dopo l’estate. Un Piano che parta da una visione per le nostre città, per l’efficientamento energetico e la sicurezza degli edifici, per la sistemazione del territorio, per una rete sempre più efficiente di infrastrutture materiali e immateriali. Obiettivi che vanno perseguiti con costanza e con misure adeguate, da qui ai prossimi 10, 20 anni. Bisogna “prendere atto che le risorse pubbliche non basteranno: le necessità saranno superiori alle disponibilità. Non abbiamo quindi altra strada se non quella di coinvolgere i privati che possono fornire la spinta necessaria a far partire tanti progetti di sviluppo”.

 

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