Pi� di sei ex dipendenti Apple hanno raccontato a The Information di aver conservato l’accesso a documenti riservati dell’azienda dopo averla lasciata, senza aver fatto nulla per ottenerlo. La ricostruzione arriva a meno di un mese dalla citazione per furto di segreti commerciali che Apple ha depositato contro OpenAI.
Fra i file comparivano materiali confidenziali come i piani per gli eventi di lancio dei prodotti. Continuavano a sincronizzarsi sui dispositivi personali degli interessati e in alcuni casi arrivavano perfino le notifiche degli aggiornamenti successivi. Alcuni degli ex dipendenti hanno detto di essere stati terrorizzati all’idea di cancellarli, per timore che proprio quel gesto attirasse l’attenzione dell’azienda.
All’ingresso in azienda Apple consegna in genere un iPhone e un Mac e paga un account iCloud con un piano da 2TB. Nella fase di inserimento incoraggia i nuovi assunti a usare l’Apple ID personale che gi� possiedono, unendo lo spazio al piano che hanno. Su iPhone si pu� accedere a un solo Apple ID primario con tutte le funzioni iCloud attive, quindi chi vuole tenere davvero separate vita professionale e vita privata deve portarsi dietro un secondo telefono: � facile immaginare che per una mera questione di comodit� la maggioranza sceglie l’account che ha gi�.
Dalla fine degli anni Dieci esiste una cartella gestita dall’azienda, Apple Work, il cui accesso viene revocato quando il rapporto di lavoro finisce. Molti documenti interni per� non ci finiscono in automatico, e i file condivisi al di fuori restano mescolati alle foto e agli altri dati personali, continuando a sincronizzarsi anche dopo l’uscita. Lo stesso vale per le conversazioni iMessage e per gli allegati scambiati in chat.
Il nesso con la causa contro OpenAI
Il 10 luglio Apple ha depositato presso il tribunale federale della California del Nord una citazione per furto di segreti commerciali contro OpenAI, contro io Products di Jony Ive e contro due ex dipendenti, il designer Tang Tan e l’ingegnere elettronico Chang Liu. L’accusa riguarda uno schema durato mesi per sottrarre informazioni utili allo sviluppo di un dispositivo hardware basato sull’intelligenza artificiale.
Nel ricorso Apple afferma che Liu abbia violato i suoi sistemi sfruttando “un raro bug di autenticazione fino ad allora sconosciuto” per scaricare file quando gi� lavorava per OpenAI; a Tan viene contestato di essersi inviato documenti riservati per posta elettronica prima di andarsene. OpenAI ha negato di aver rubato segreti commerciali di Apple e ha dichiarato di non essere a conoscenza di elementi a sostegno delle accuse. Secondo Apple, oltre 400 suoi ex dipendenti lavorano oggi per OpenAI.
Le misure ragionevoli di protezione
Nella stessa citazione Apple elenca le tutele che adotta per proteggere le informazioni riservate: formazione periodica sulla riservatezza, la firma di pi� accordi, l’obbligo per chi se ne va di restituire i dispositivi aziendali e di sostenere colloqui di uscita pensati per accertare che non conservi accesso a materiale confidenziale. � un elenco che pesa, perch� la tutela del segreto commerciale poggia in larga parte sulla capacit� di dimostrare di aver preso misure ragionevoli per mantenere segreta l’informazione contesa.
In una causa ora chiusa con un accordo, l’azienda di chip Rivos aveva gi� rivoltato l’argomento contro Cupertino, sostenendo che “per negligenza o come parte di uno sforzo pianificato per creare una base pretestuosa su cui citare i dipendenti e il loro nuovo datore di lavoro per aver rubato materiale Apple, Apple lascia che questi dipendenti escano dalla porta con materiale che possono aver inavvertitamente conservato semplicemente usando i sistemi Apple, come iCloud o iMessage, che Apple di fatto impone loro di usare come parte del loro lavoro”. In quel procedimento il bersaglio era un dipendente che aveva tenuto file di lavoro nel proprio account iCloud personale.
Apple sostiene che le due vicende non si tocchino: “Questo caso riguarda dipendenti di OpenAI che si sono appropriati indebitamente di informazioni segrete e riservate di Apple relative a tecnologie, processi e prodotti non ancora annunciati. Nulla di quanto contenuto nel ricorso riguarda documenti condivisi tramite iCloud o conservati al suo interno”. L’azienda ha aggiunto di non intraprendere azioni legali contro gli ex dipendenti che si ritrovano per sbaglio documenti Apple nei propri account personali.
Arriva la richiesta di ingiunzione
Tuttavia, come conseguenza di tutto ci�, Apple ha chiesto al tribunale distrettuale della California settentrionale un’ingiunzione preliminare che vieti a OpenAI e a due suoi dipendenti di accedere, acquisire, usare o divulgare le informazioni riservate contestate. In serata OpenAI ha pubblicato le trascrizioni degli iMessage e della corrispondenza legale su cui fonda la propria difesa, sotto un titolo che vale gi� come posizione: “Apple is getting this wrong”.
Insieme all’ingiunzione, Apple ha depositato una mozione per una discovery accelerata, con produzione dei documenti relativi agli accessi contestati. Chiede inoltre le deposizioni di Liu, di Tan, della dipendente OpenAI Yu-Ting Peng e di un ulteriore ex dipendente Apple non nominato, oltre a quelle dei rappresentanti societari di OpenAI e io Products. Nel deposito si legge che senza l’ingiunzione l’azienda subirebbe un danno irreparabile.
Le email di febbraio
Il punto su cui OpenAI insiste di pi� riguarda il paragrafo 14 della denuncia, dove Apple sostiene di aver scritto a febbraio senza ricevere risposta. Le email pubblicate raccontano una sequenza diversa. Il 23 febbraio Gabriel Gross, socio dello studio legale Weil Gotshal, invia a Che Chang, General Counsel di OpenAI, una lettera con tre allegati. Tredici minuti dopo arriva una seconda email che ringrazia Chang per una telefonata appena avvenuta e per la collaborazione offerta. Quella telefonata non c’era stata.
Chang scrive allora all’ufficio legale interno di Apple, chiedendo conferma che Gross la rappresenti davvero e segnalando di non aver mai parlato con lui. Il giorno seguente Gross chiarisce l’equivoco: la seconda email era destinata a un altro dipendente di OpenAI, di cognome Wang, che aveva telefonato offrendo di collaborare per �risolvere ogni questione�. Il 25 febbraio l’ufficio legale interno di Apple conferma che Weil Gotshal segue la pratica. Poi cinque mesi di silenzio, fino al deposito della causa.
Secondo OpenAI, Apple ha riconosciuto lo scambio di persona e l’inesistenza della telefonata soltanto dopo la loro segnalazione. Nella corrispondenza di febbraio, aggiunge l’azienda, non compare nessuna delle accuse specifiche poi finite in tribunale.
Il nodo dell’accesso residuo
La seconda serie di documenti raccoglie gli iMessage scambiati tra Liu, il cui ultimo giorno in Apple � il 22 gennaio 2026, e alcuni ex colleghi. Nomi e riferimenti tecnici sono oscurati. Nei messaggi sono i dipendenti Apple a rivolgersi a lui per farsi indicare dove trovare file e informazioni utili al proprio lavoro. In un passaggio uno di loro scrive di aver disconnesso l’account iCloud di Liu e di aver rifiutato di conservarne una copia quando il sistema glielo ha proposto. In un altro � Liu a suggerire di scollegare almeno iMessage, per evitare che sul portatile compaiano contenuti della nuova azienda.
Apple ha ricondotto la vicenda all’accesso residuo lasciato aperto dopo le dimissioni. OpenAI ribatte che si tratta di un problema ricorrente a Cupertino, causato da una gestione carente della revoca dei permessi quando qualcuno lascia l’azienda: ex dipendenti che si comportano correttamente restano in grado di raggiungere file Apple senza volerli e senza esserne consapevoli.
Su Tang Tan, in Apple per oltre ventiquattro anni e da ultimo vicepresidente del design di prodotto per iPhone e Apple Watch, OpenAI si limita a una difesa di principio: ha sempre chiarito al proprio team di non volere e di non poter usare informazioni riservate di altre aziende. Il registro dell’intero intervento � lontano dalla replica di poche righe affidata al responsabile della comunicazione strategica a luglio.
L’azienda di Sam Altman sostiene che la richiesta di ingiunzione poggi su informazioni false e sia comunque superflua, perch� non possiede e non desidera segreti industriali di Apple. La prima udienza di gestione del caso � fissata al 13 ottobre.
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