ServiceNow potenzia la propria offerta di sicurezza informatica con Autonomous Security, una soluzione che riunisce in un unico flusso operativo sei aree finora spesso gestite con strumenti separati. L’obiettivo dichiarato è spostare la sicurezza da un modello prevalentemente reattivo a uno orientato alla prevenzione, nel quale vulnerabilità, identità, risorse connesse e controlli di conformità vengono analizzati utilizzando lo stesso contesto aziendale.
Dalla vulnerabilità alla correzione
La principale novità consiste nell’integrazione tra gestione dell’esposizione, rilevamento delle vulnerabilità, sicurezza cyber-fisica, controllo degli accessi, risposta agli incidenti e gestione del rischio. Su questa base operano gli AI Specialists, sistemi di intelligenza artificiale progettati per completare flussi di lavoro articolati, come il triage di una vulnerabilità o la preparazione di un piano di risposta. Un approccio che ServiceNow definisce “Shift Zero”: una strategia che punta a intervenire prima che un’esposizione si trasformi in incidente.
Il primo elemento dell’offerta è Unified Exposure Management, che raccoglie le tracce provenienti da scanner e altre fonti di sicurezza, le combina con informazioni sulle risorse aziendali e sulla possibilità concreta che una vulnerabilità venga sfruttata, quindi assegna una priorità agli interventi.
Agentic Exposure Management, invece, applica questo modello alle attività di remediation, cioè al processo con cui una vulnerabilità viene corretta o mitigata. Il Vulnerability Resolution AI Specialist si occupa del triage, recuperando le informazioni necessarie alla correzione, predisponendo richieste di modifica e, nei casi considerati a basso rischio, orchestrando l’applicazione delle patch.
L’automazione serve soprattutto ad affrontare gli arretrati accumulati dai team di sicurezza. Non tutte le vulnerabilità hanno infatti la stessa rilevanza: una falla presente su un sistema esposto a Internet e collegato a un servizio critico richiede un trattamento diverso da quella rilevata su una risorsa isolata o non utilizzata. Il valore della piattaforma dipenderà quindi dalla qualità del contesto associato a ciascun asset e dall’accuratezza con cui vengono identificate le dipendenze aziendali.
Continuous Vulnerability Detection estende il controllo al codice, agli ambienti cloud e alle infrastrutture. Application Security analizza anche il codice generato dall’IA e le dipendenze dei modelli; Dynamic Application Security Testing verifica le applicazioni e le API durante l’esecuzione; External Attack Surface Management ricostruisce invece le risorse esposte osservandole dal punto di vista di un possibile attaccante.
Identità non umane e sistemi cyber-fisici
Una parte importante dell’offerta riguarda le identità non umane: account di servizi, credenziali applicative, identità cloud e agenti di IA che possono accedere a dati e sistemi aziendali. La loro proliferazione rende più difficile stabilire quali autorizzazioni siano ancora necessarie e quali rappresentino un rischio.
AI Agent Access Security applica agli agenti di IA controlli coerenti anche quando questi operano su piattaforme o modelli differenti. Non-Human Identity Remediation può invece avviare la rotazione delle chiavi, la revoca dei privilegi e la disattivazione delle identità non più necessarie, seguendo il principio del privilegio minimo.
Il controllo degli accessi deriva anche dalla tecnologia di Veza, acquisita da ServiceNow nel marzo 2026. Il suo Access Graph ricostruisce le relazioni tra identità, permessi e risorse, mostrando non soltanto chi possiede un’autorizzazione, ma anche quali operazioni può effettivamente eseguire.
Sul versante cyber-fisico, ServiceNow utilizza invece le capacità ottenute con l’acquisizione di Armis, completata nell’aprile 2026. La piattaforma può individuare senza installare agenti i dispositivi presenti nelle reti OT, IoT e medicali, costruire un profilo del loro comportamento e modellare i possibili percorsi di attacco.
L’assenza di agenti software è particolarmente rilevante negli ambienti industriali e sanitari, dove installare componenti aggiuntivi su dispositivi legacy può essere difficile o potrebbe interferire con la continuità operativa. I flussi di lavoro di remediation devono comunque essere governati con cautela: un’azione automatica accettabile in un ambiente IT tradizionale può produrre conseguenze fisiche o interrompere la produzione quando coinvolge sistemi OT.
Gli AI Specialists entrano nella risposta agli incidenti
Agentic Incident Response porta gli AI Specialists nel Security Operations Center. Il Tier 2 SOC AI Specialist può raccogliere informazioni sulla minaccia, correlare eventi, verificare la proprietà delle risorse e preparare un piano di contenimento composto da più passaggi.
Secondo ServiceNow, il sistema può anche eseguire operazioni come l’arricchimento dei dati, il blocco di un indicatore o il contenimento di una risorsa. Le decisioni considerate ad alto rischio vengono invece inoltrate agli analisti umani. “Autonomous”, in questo contesto, non significa quindi necessariamente privo di supervisione: il perimetro d’azione dipende dalle autorizzazioni, dalle politiche e dalle soglie configurate dall’organizzazione.
“Poiché le esposizioni legate all’IA aumentano in modo esponenziale, i team di sicurezza operano secondo i tempi umani. Le machine identities raddoppiano ogni 18 mesi. Gli strumenti di sicurezza frammentati non sono in grado di tenere il passo con la traiettoria che l’IA sta creando”, afferma Yevgeny Dibrov, SVP e general manager Cybersecurity and Risk di ServiceNow.
La conformità diventa un processo continuo
La sesta area di intervento è relativa alla Cyber Risk and Compliance. Agentic AI for Continuous Control Monitoring verifica continuamente condizioni come la separazione dei compiti, i diritti di accesso e lo stato delle configurazioni, con l’obiettivo di individuare una violazione nel momento in cui si verifica anziché durante la preparazione di un audit.
I risultati possono alimentare la produzione delle evidenze richieste da standard e normative come SOC 2, ISO 27001, PCI DSS e HIPAA. L’automazione della raccolta non elimina tuttavia la necessità di valutare l’efficacia dei controlli: dimostrare che una configurazione è presente non equivale sempre a provare che il rischio sia adeguatamente gestito.
Cryptographic Asset Compliance affronta infine la migrazione dagli algoritmi crittografici tradizionali verso standard resistenti agli attacchi dei futuri computer quantistici. La soluzione comprende l’inventario degli elementi crittografici, la valutazione del rischio e workflow guidati per la migrazione negli ambienti cloud e on-premises.
Secondo il calendario comunicato da ServiceNow, Agentic Exposure Management, Application Security, DAST, EASM, le funzioni per la sicurezza cyber-fisica e le soluzioni per le identità non umane sono già disponibili. Tier 2 SOC AI Specialist, Vulnerability Resolution AI Specialist, Continuous Control Monitoring e Cryptographic Asset Compliance sono invece attesi per dicembre 2026.
ServiceNow definisce questo approccio “Shift Zero”: una strategia che punta a intervenire prima che un’esposizione si trasformi in incidente. L’“esposizione zero” evocata dal nome va però considerata un obiettivo operativo, non la promessa di eliminare completamente il rischio informatico.
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