Oltre 7,5 milioni di euro per rafforzare i bandi agricoli del CSR 2026 e sostenere tre fronti considerati strategici per il settore piemontese: la tutela dell’agrobiodiversità, la gestione dei pascoli permanenti e la riduzione delle emissioni di ammoniaca legate alle attività zootecniche e agricole.
L’operazione è stata annunciata dall’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni e riguarda risorse recuperate e riallocate nell’ambito della programmazione dello sviluppo rurale. Il sistema piemontese del CSR 2023-2027 prevede infatti interventi agro-climatico-ambientali dedicati proprio alla gestione dei prati e pascoli permanenti, alla riduzione delle emissioni di ammoniaca e agli allevatori custodi dell’agrobiodiversità.
La dotazione complessiva annunciata ammonta a 7,510 milioni di euro. La parte più consistente, 3 milioni, sarà destinata agli allevatori custodi dell’agrobiodiversità, mentre 1,5 milioni serviranno a rafforzare il sostegno alla gestione dei pascoli permanenti.
Altri 2,5 milioni di euro saranno destinati alle aziende impegnate nel contenimento delle emissioni di ammoniaca di origine zootecnica e agricola. La misura regionale dedicata alla riduzione delle emissioni sostiene, tra l’altro, tecniche di concimazione a basse emissioni e interventi finalizzati a ridurre l’impatto dei processi produttivi agricoli.
Restano inoltre 500 mila euro da distribuire tra le misure legate all’agrobiodiversità e quelle dedicate all’adozione o al mantenimento di pratiche e metodi di produzione biologica.
L’intervento arriva mentre la Regione sta aggiornando la programmazione del CSR 2023-2027, il Complemento regionale per lo sviluppo rurale collegato al Piano strategico nazionale della Pac. La versione vigente del programma è stata adottata dalla Giunta regionale nel maggio 2026 e il cronoprogramma dei bandi è stato aggiornato anche a settembre.
Uno degli aspetti sottolineati dalla Regione riguarda la provenienza delle risorse. Secondo quanto comunicato dall’assessorato, il rafforzamento dei bandi non comporta un aggravio finanziario per il bilancio regionale.
La quota di cofinanziamento regionale, pari a 1.336.029 euro, corrispondente al 17,79% dei 7,510 milioni complessivi, deriva infatti da somme che non erano state utilizzate in precedenti bandi.
La possibilità di riassegnarle è arrivata con l’ultima modifica del Piano Strategico della Pac nazionale, approvata dall’Unione europea nel luglio scorso. Alla componente regionale si aggiungono le quote di finanziamento europeo e statale previste dalla programmazione.
Il sistema di finanziamento del CSR piemontese prevede infatti una partecipazione del FEASR, dello Stato e della Regione. Per gli interventi agro-climatico-ambientali la quota regionale è pari al 17,79%.
La nuova disponibilità finanziaria dovrebbe consentire di aumentare in modo significativo la copertura delle domande già presentate.
Secondo i dati forniti dalla Regione, sarà possibile arrivare alla copertura del 100% dei progetti in graduatoria che risultano idonei e finanziabili per le misure interessate.
Per il bando dedicato alla riduzione delle emissioni, invece, la copertura prevista sale a circa il 76%.
Le graduatorie definitive dei beneficiari sono attese nei prossimi giorni e consentiranno di avere il quadro preciso delle aziende che potranno accedere ai finanziamenti.
Il dato assume particolare rilievo perché le risorse aggiuntive non finanziano soltanto interventi ambientali, ma incidono direttamente sulle possibilità delle aziende agricole di sostenere i costi legati alla gestione dei terreni, degli allevamenti e all’adeguamento delle tecniche produttive.
Tra i capitoli finanziati ci sono i pascoli permanenti, elemento importante per l’agricoltura delle aree collinari e montane. La gestione di questi territori rappresenta infatti una componente del sistema agricolo e zootecnico piemontese, oltre ad avere ricadute sulla conservazione del paesaggio e degli ecosistemi.
Il CSR regionale prevede specificamente un intervento dedicato alla gestione dei prati e dei pascoli permanenti, inserito tra le misure agro-climatico-ambientali.
L’altro asse riguarda l’agrobiodiversità, con il sostegno agli allevatori custodi. L’obiettivo è mantenere attività e patrimoni genetici legati alle produzioni agricole e zootecniche che rischiano altrimenti di ridursi nel tempo.
A questi interventi si aggiunge il sostegno all’agricoltura biologica, con risorse destinate alle aziende che adottano o mantengono specifici metodi di produzione. Anche per il biologico il CSR piemontese prevede bandi dedicati, con impegni pluriennali.
Una parte consistente dei nuovi finanziamenti riguarda invece la riduzione delle emissioni di ammoniaca, uno dei temi ambientali direttamente collegati all’attività agricola e zootecnica.
Il relativo intervento del CSR sostiene tecniche di distribuzione a basse emissioni degli effluenti di allevamento e del digestato, sia palabile sia non palabile. La misura interessa gli agricoltori singoli o associati e prevede specifici impegni sulle superfici agricole.
Per le aziende agricole si tratta quindi di sostenere economicamente il passaggio verso pratiche produttive capaci di ridurre l’impatto sull’ambiente, mantenendo allo stesso tempo la sostenibilità economica dell’attività.
L’annuncio è arrivato nei giorni di Terra Madre 2026, manifestazione che quest’anno dedica particolare attenzione proprio al tema della biodiversità.
Per Bongioanni, la coincidenza rappresenta un elemento significativo: le risorse aggiuntive vengono presentate come uno strumento per accompagnare concretamente le aziende piemontesi nel rapporto tra tutela dell’ambiente e sostenibilità economica.
La Regione collega inoltre queste politiche alla valorizzazione delle produzioni agroalimentari piemontesi, dal settore lattiero-caseario alla carne fino al biologico.
Il passaggio decisivo sarà ora rappresentato dalle graduatorie definitive. È lì che si vedrà concretamente come i 7,5 milioni aggiuntivi verranno distribuiti tra le aziende e quali progetti potranno partire.
Per il Piemonte, l’operazione mette insieme tre obiettivi diversi ma collegati: mantenere la biodiversità agricola, proteggere e gestire i pascoli e ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive. Una parte delle risorse arriva da fondi già disponibili e non utilizzati, che la nuova programmazione europea ha consentito di rimettere in circolo.
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