Consiglio Grande e Generale – sessione 7-8-9-15-16-17-18-21-22-23 settembre 2026
Mercoledì 23 settembre 2026, mattina
Si chiude, nella mattina di mercoledì 23 settembre, la lunga sessione del Consiglio Grande e Generale di settembre.
In esame resta, al comma 7, la ratifica del decreto delegato “Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica”. Il Consiglio ratifica il decreto sulle residenze dopo un dibattito che parte dalle correzioni al testo e si allarga a una domanda: quale tipo di imprenditori vuole attirare San Marino?
Nella ratifica del decreto delegato n. 115 del 2026, il Consiglio esamina anzitutto l’emendamento del Governo che modifica il comma 1 dell’articolo 2, relativo all’imposta sostitutiva sui redditi esteri dei titolari di residenza atipica. La modifica precisa che l’imposta, pari al 7% del «netto frontiera» e soggetta a un minimo di 10mila e a un massimo di 100mila euro per ogni esercizio fiscale, è dovuta anche quando i redditi esteri non risultano imponibili a San Marino per effetto delle convenzioni contro le doppie imposizioni. Antonella Mularoni (RF) critica il fatto che una precisazione su una materia fiscale così delicata arrivi soltanto in fase di ratifica e invita il Governo a coinvolgere tutti gli uffici competenti prima di emanare i decreti. L’emendamento viene approvato. Il confronto si concentra poi sull’emendamento aggiuntivo del Governo, che introduce l’articolo 2-bis e riscrive la disciplina della residenza per motivi economici. Iro Belluzzi (Libera) chiede di aggiornare più in generale gli importi richiesti agli investitori e segnala che, nel requisito occupazionale, occorre parlare di dipendenti «residenti a San Marino», senza limitarsi ai cittadini sammarinesi. Luca Della Balda (Libera) sostiene la riscrittura: a suo giudizio supera alcuni vincoli della vecchia disciplina che possono mettere in difficoltà aziende già operative, tra cui l’obbligo di assumere un secondo lavoratore entro il terzo anno. Mularoni chiede invece una revisione complessiva di residenze e permessi di soggiorno, anche alla luce dell’accordo di associazione con l’Unione europea, e segnala due riferimenti da correggere nel testo. Matteo Zeppa (Rete) dice di condividere il decreto, ma richiama la complessità delle norme oggi in vigore e la necessità di criteri chiari per verificare gli impegni degli imprenditori. Nicola Renzi (RF) contesta la scelta di intervenire su una singola parte della disciplina mentre si annuncia una riforma generale e chiede di controllare che cosa sia accaduto alle residenze economiche già concesse. Fabio Righi (D-ML) pone il nodo della politica economica: “quale finalità vogliamo perseguire? Avere più residenti o attrarre imprenditori qualificati?”. Per Righi la riduzione del requisito occupazionale può essere comprensibile, ma il testo non indica quali investimenti, fatturati o settori il Paese intenda privilegiare. “Questo provvedimento – chiarisce il Segretario di Stato Rossano Fabbri – ha l’intento di sistemare alcune situazioni distorsive causate anche dal succedersi delle leggi nel tempo. Questo spiega la necessità di intervenire anche mentre è in corso un ragionamento più ampio, più generale e, permettetemi, più politico. Quest’Aula avrà occasione di farlo a breve, quando ragioneremo sull’annex relativo alle residenze e sul recepimento degli accordi”. Accoglie la correzione di Belluzzi e quelle tecniche di Mularoni; dopo una sospensione per riformulare il testo, l’emendamento aggiuntivo del Governo viene approvato. Segue l’emendamento aggiuntivo presentato da Rete, con cui si chiede al Congresso di Stato di trasmettere alla Commissione consiliare affari esteri, entro il 31 gennaio e il 31 luglio di ogni anno, una relazione sulle tipologie di residenza previste dal decreto. Matteo Zeppa (Rete) spiega che la Commissione ha bisogno di conoscere anche le residenze economiche concesse attraverso percorsi che non passano al suo esame, per avere un quadro degli impegni assunti e del loro mantenimento. Fabbri rileva che la comunicazione trimestrale alla Commissione sul numero delle residenze economiche concesse e revocate è già prevista dalla norma, ma di fatto non viene trasmessa; esprime quindi parere favorevole e l’emendamento di Rete viene approvato. L’Aula approva infine un ulteriore emendamento del Governo all’articolo 3, che aggiunge il comma 1-bis per abrogare il comma 2 dell’articolo 14 e il comma 4 dell’articolo 15 del decreto delegato n. 5 del 2016. Concluso l’esame degli emendamenti, il decreto viene ratificato.
Segue il comma 10 – Progetto di Legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva”. Paolo Crescentini (PSD), nella relazione per la maggioranza, sottolinea che il testo viene licenziato dalla Commissione senza voti contrari, con l’astensione delle opposizioni. Per Crescentini lo sport è anche «educazione, inclusione, benessere, promozione del territorio e occasione di sviluppo economico e sociale»; la legge può quindi aiutare a organizzare manifestazioni di rilievo e, allo stesso tempo, a recuperare e riqualificare beni pubblici. Il segretario di Stato Rossano Fabbri ricostruisce il percorso del provvedimento e riconosce che l’estensione oltre le strutture sportive «è certamente la modifica più significativa rispetto al progetto originario». A suo giudizio, proprio questa scelta mostra che lo strumento pensato per lo sport può essere utile anche in altri ambiti. Fabbri insiste però su chi decide quali opere finanziare: «La legge prevede che sia il Congresso di Stato a individuare annualmente gli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico ai quali potranno essere applicati questi strumenti, attraverso una norma che viene poi in Consiglio Grande e Generale con la legge di bilancio». E precisa: «Il privato può scegliere di contribuire a un progetto che lo Stato ha individuato; non è il privato a stabilire quali debbano essere le priorità dello Stato». Per il segretario, dunque, le donazioni aggiungono risorse alla programmazione pubblica senza spostare sui donatori la responsabilità delle scelte. Un altro punto discusso riguarda i vantaggi che chi dona può ricevere. Fabbri distingue le erogazioni volontarie dalle sponsorizzazioni: «La donazione non è una sponsorizzazione. Chi effettua un’erogazione volontaria contribuisce alla realizzazione di una finalità pubblica e gli eventuali riconoscimenti devono mantenere carattere istituzionale, informativo o comunicativo». Il suo obiettivo, spiega, è dare allo Stato uno strumento in più per sostenere lo sport e valorizzare il patrimonio: «le risorse private possono concorrere alla realizzazione dell’interesse pubblico, ma è e deve rimanere l’interesse pubblico a guidare le scelte». Matteo Casali (RF) riconosce a Fabbri la disponibilità al confronto in Commissione e dà atto delle modifiche apportate alle norme sui riconoscimenti ai donatori, che ora ne chiariscono il carattere simbolico. Mantiene però forti perplessità sull’allargamento della legge, deciso a suo dire all’ultimo momento e senza il tempo necessario per valutarne tutte le conseguenze. Casali teme che un privato facoltoso possa offrire denaro per un’opera e spingerla davanti ad altre più urgenti: «Gli interventi finanziati dai privati potrebbero diventare prioritari rispetto a quelli effettivamente necessari». Porta l’esempio di una manutenzione stradale e avverte che chi non ha un finanziatore rischia di restare in fondo all’elenco. Chiede inoltre più controlli per accertare che una donazione, anche nel caso degli eventi sportivi, non nasconda una sponsorizzazione. Nel confronto emerge così un terreno comune sulla possibilità di coinvolgere i privati, ma resta aperta la distanza sulle garanzie previste per applicare questo meccanismo a tutto il patrimonio immobiliare pubblico.
Nicola Berti (AR) difende il provvedimento e respinge le critiche dell’opposizione, che a suo giudizio fatica a riconoscere «anche le iniziative lodevoli messe in campo dalla maggioranza e dal Governo». Lo Stato, osserva, investe troppo poco nelle federazioni sportive e oggi deve destinare risorse anche alla sanità, alla scuola e ad altre necessità. Per questo considera utile incentivare il contributo dei privati: «Allora necessità fa virtù: si è pensato di attingere anche alle possibilità economiche e finanziarie dei privati che vogliono sostenere eventi sportivi o interventi sul patrimonio immobiliare dello Stato». L’estensione della legge agli immobili pubblici, spiega, permette di finanziare anche il miglioramento degli impianti sportivi, che appartengono all’Eccellentissima Camera, e di anticipare interventi che altrimenti potrebbero attendere anni. Dalibor Riccardi (Libera) riconosce che la collocazione della modifica nel provvedimento sullo sport può essere discussa, ma invita a guardare al suo contenuto: «forse non era questa la legge giusta, ma con l’ampliamento non si vuole aprire a interventi senza regole». Secondo Riccardi, gli incentivi possono servire anche a riqualificare un teatro o strutture scolastiche, purché gli interventi siano individuati come strategici e sottoposti alla valutazione del Consiglio. Barbara Bollini (PDCS) richiama il ruolo educativo, sociale e turistico dello sport e ricorda che ogni federazione può proporre al CONS, entro il 30 settembre, un evento per l’anno successivo, fino a un massimo di cinque eventi autorizzabili ogni anno. Anche per lei il sostegno dei privati deve inserirsi in una programmazione pubblica precisa: «La scelta delle manifestazioni e delle opere da finanziare deve però rimanere in capo alle istituzioni pubbliche, allo Stato». Fabio Righi (D-ML) condivide l’obiettivo iniziale di sostenere lo sport, ma giudica sospette le modalità con cui arriva l’emendamento che estende gli incentivi a tutti gli immobili pubblici. Propone di riportare il testo al suo ambito originario e avverte che, così formulato, lo strumento rischia di diventare «quasi una legalizzazione, anzi un incentivo, delle prebende». Gaetano Troina (D-ML) precisa che la collaborazione tra pubblico e privato non viene contestata in sé; è l’ampliamento deciso all’ultimo momento a destare preoccupazione: «Se non adeguatamente circoscritta e controllata, la norma rischia di prestarsi ad abusi o a possibili meccanismi di do ut des». Emanuele Santi (Rete) annuncia invece il voto contrario del suo gruppo. A suo giudizio, il rischio è che una donazione finisca per cambiare l’ordine delle priorità: «Diventa prioritaria perché qualcuno ci ha già messo i soldi». La distanza tra le posizioni resta dunque sulla capacità delle regole previste dalla legge di mantenere nelle mani delle istituzioni la scelta delle opere, anche quando a finanziarle sono i privati.
L’esame del comma numero 10 proseguirà nella prossima sessione consiliare. Alle 12.20 i lavori vengono interrotti per l’indirizzo di saluto dell’Ecc. Reggenza.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 7 – Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati
RATIFICA DECRETO DELEGATO 10 agosto 2026 n.115 – Modifiche alla Legge 28 giugno 2010 n.118 “Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica” e successive modifiche
Emendamento del Governo al titolo
L’emendamento è approvato
Emendamento del Governo modificativo del comma 1 dell’articolo 2
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Il comma secondo dell’articolo 16-ter della legge 118/2010 e successive modifiche è così modificato: “Relativamente ai redditi prodotti all’estero è dovuta, in luogo dell’imposta generale sui redditi delle persone fisiche, un’imposta sostitutiva pari al 7 per cento sul “netto frontiera”, così come definito dall’articolo 13, comma 3 della Legge 16 dicembre 2013 n.166 e successive modifiche. L’imposta sostitutiva è sempre dovuta per ogni esercizio fiscale del periodo di validità della residenza con un importo minimo pari ad euro 10.000,00 (diecimila/00) ed un importo massimo pari ad euro 100.000,00 (centomila/00), anche quando i redditi esteri risultano non imponibili nella Repubblica di San Marino in applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni. L’imposta sostitutiva è versata in un’unica soluzione entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte generali sui redditi. Per l’accertamento, la riscossione, il contenzioso e le sanzioni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per l’imposta generale sui redditi delle persone fisiche. L’imposta sostitutiva non è deducibile da nessun’altra imposta o contributo”.
Antonella Mularoni (RF): Ieri sera non è stata data una spiegazione specifica, ma immagino che qui si voglia intervenire per una precisazione. Volevo solo stigmatizzare, mi dispiace doverlo fare anche in questo contesto, la modalità con cui alla fine ci troviamo a esaminare i decreti. Per fortuna questo decreto è stato bloccato, ma, per esempio, rispetto a questo emendamento modificativo: il Governo presenta un decreto, immaginiamo dopo una lunga elaborazione, e poi presenta un emendamento tecnico in fase di ratifica. L’invito che facciamo, anche per il futuro, visto tutto quello che ci troveremo a esaminare nei prossimi mesi per quanto riguarda la procedura legislativa, è questo: magari il Governo potrebbe tardare sette giorni a far uscire un decreto, ma lo faccia vedere prima a tutti gli uffici che hanno qualcosa da dire, magari all’Ufficio tributario, senza far uscire un decreto che, fra l’altro, rimane vigente per mesi e sul quale poi, in sede di ratifica, dobbiamo andare a precisare delle cose sul piano tecnico. Non è la modalità migliore per lavorare su questioni che, fra l’altro, sono particolarmente importanti. La materia tributaria e fiscale è da sempre considerata delicata, per cui più si interviene in maniera chiara e precisa, senza necessità di fare emendamenti dopo, meglio è.
L’emendamento è approvato
Emendamento aggiuntivo articolo 2-bis del Governo
Segretario di Stato Rossano Fabbri: 1. L’articolo 22-bis della Legge 27 giugno 2013 n.71 e successive modifiche è così sostituito: “Art. 22-bis (Residenza per motivi economici) 1. Tutti coloro che intraprendono un’attività economica in forma societaria nella Repubblica di San Marino hanno diritto di richiedere la residenza per motivi economici secondo i criteri ed i requisiti previsti dal presente articolo. Ai fini della concessione della residenza per motivi economici non devono sussistere le condizioni ostative previste dall’articolo 17, commi 1 e 2 della Legge 28 giugno 2010 n.118 e successive modifiche. 2. La residenza per motivi economici è concessa alla persona fisica che detiene direttamente almeno il 51 per cento del capitale sociale di una società. L’UO Ufficio Attività Economiche comunica all’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali il nominativo ed i dati anagrafici del soggetto ai fini dell’iscrizione nel registro dei residenti per motivi economici, purché ne abbia fatto richiesta. 3. La residenza per motivi economici viene concessa al soggetto di cui al comma 2, anche se l’impresa sia già esistente, qualora provveda all’assunzione di almeno un lavoratore dipendente residente sammarinese, con contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno ovvero due lavoratori dipendenti residenti sammarinesi, entrambi con contratto a tempo indeterminato e a tempo parziale che, nel complesso, raggiungano l’orario previsto per un rapporto di lavoro a tempo pieno. L’assunzione dei richiedenti la residenza per motivi economici, ivi inclusi i familiari di cui al comma 9, non rileva ai fini del requisito minimo occupazionale richiesto dal presente comma. 4. Il soggetto richiedente la residenza per motivi economici non deve avere in essere posizioni debitorie a suo carico e a carico di imprese o società dallo stesso partecipate a San Marino, anche indirettamente, già iscritte a ruolo ai sensi della Legge n.70/2004 e successive modifiche, per un importo complessivamente superiore a euro 20.000,00 (ventimila/00), salvo dilazione di pagamento ai sensi dell’articolo 34 della Legge n.70/2004 e successive modifiche puntualmente onorata. 5. Qualora vengano meno i seguenti requisiti: a) non sia più rispettato il requisito del 51 per cento di cui al comma 2 e il requisito occupazionale previsto dal comma 3; b) risulti sospesa, cessata o revocata l’autorizzazione ad operare di cui al Decreto Delegato 14 marzo 2024 n.50 e successive modifiche; c) insorgano posizioni debitorie a carico del soggetto richiedente la residenza per motivi economici e a carico di imprese o società dallo stesso partecipate a San Marino, anche indirettamente, già iscritte a ruolo ai sensi della Legge n.70/2004 e successive modifiche, per un importo complessivamente superiore a euro 20.000,00 (ventimila/00), salvo dilazione di pagamento ai sensi dell’articolo 34 della Legge n.70/2004 e successive modifiche puntualmente onorata; al beneficiario sono concessi novanta giorni correnti al fine di ripristinare il loro soddisfacimento; decorsi infruttuosamente l’UO Ufficio Attività Economiche inoltra apposita segnalazione all’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali per la revoca della residenza per motivi economici. 6. L’avverarsi delle condizioni ostative previste dall’articolo 17, comma 2 della Legge n.118/2010 e successive modifiche ed il venir meno della garanzia di cui al comma 12 comporta l’immediata segnalazione all’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali per la revoca della residenza per motivi economici. 7. La residenza per motivi economici è revocata con provvedimento del Dirigente dell’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali. 8. In caso di revoca della residenza, di cui al presente articolo, la stessa non viene più concessa al soggetto di cui al comma 2, al coniuge e ai parenti di primo grado nel caso intendano avviare un’ulteriore attività economica. 9. La residenza per motivi economici è concessa altresì: a) al coniuge non legalmente separato per il quale non siano in corso le procedure di separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili o annullamento del matrimonio; b) al figlio di età non superiore a venticinque anni legittimo, naturale, riconosciuto o adottivo, che risulti a suo carico, purché non sia coniugato o convivente more uxorio e, nel caso di minori, a condizione che l’altro genitore, qualora sia noto ed in vita, abbia prestato il suo consenso ovvero tale consenso sia stato autorizzato dal provvedimento dell’Autorità Giudiziaria; c) al figlio legittimo, naturale riconosciuto o adottivo, che risulti a suo carico, qualora non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento a causa di disabilità. I requisiti richiesti di cui alle lettere a), b) e c) devono essere esistenti al momento della richiesta della residenza di cui al presente comma. 10. Fino al consolidamento della residenza ai sensi del comma 16 i titolari di residenza per motivi economici e i richiedenti secondari di cui al comma 9 sono tenuti ad assumere a proprio totale carico i costi dell’assistenza sanitaria nelle modalità stabilite dall’Istituto per la Sicurezza Sociale, a copertura di ogni rischio inerente. 11. Il titolare di residenza per motivi economici di cui al comma 9 può iscriversi alle liste di avviamento al lavoro ai sensi delle procedure previste dalla normativa vigente. 12. Prima del perfezionamento della procedura di iscrizione nel Registro della popolazione residente, il richiedente deve produrre all’UO Ufficio Attività Economiche la documentazione comprovante la costituzione di una garanzia reale su deposito bancario, purché di valore certo e prontamente liquidabile, detenuto presso un soggetto autorizzato ai sensi della Legge 17 novembre 2005 n.165 e successive modifiche e relativi decreti applicativi, a favore dell’Ecc.ma Camera, di cui sia titolare il richiedente stesso, di valore pari ad euro 75.000,00 (settantacinquemila/00). Tale garanzia reale può essere sostituita da fidejussione bancaria rilasciata da soggetto vigilato sammarinese, ai sensi della suddetta Legge n.165/2005 e successive modifiche e relativi decreti applicativi, a favore dell’Ecc.ma Camera per il medesimo importo. La garanzia reale o la fidejussione bancaria, entro due anni dall’ottenimento della residenza, deve essere elevata a euro 150.000,00 (centocinquantamila/00) o sostituita dall’acquisto di un immobile già esistente al momento del perfezionamento della transazione, che deve essere destinato, entro dodici mesi dalla concessione della residenza, quale sede dell’attività o quale residenza del beneficiario, purché di valore, risultante dall’atto di acquisto, almeno pari ai medesimi euro 150.000,00 (centocinquantamila/00), su cui deve essere iscritto privilegio in favore dell’Ecc.ma Camera, pena la revoca della residenza per motivi economici. 13. L’immobile o le garanzie di cui al comma 12 fungono da garanzia a favore dell’Ecc.ma Camera per escutere eventuali crediti iscritti a ruolo della Pubblica Amministrazione, degli Enti Pubblici e delle Aziende Autonome di Stato fino alla scadenza del periodo di cui al comma 16. 14. L’UO Ufficio Attività Economiche verifica periodicamente la permanenza dei requisiti di cui ai commi 5 e 6 per il mantenimento della residenza e segnala gli eventuali debiti già iscritti a ruolo verso la Pubblica Amministrazione, gli Enti Pubblici e le Aziende Autonome di Stato ai Sindaci di Governo, per il tramite dell’Avvocatura dello Stato, ai fini dell’escussione delle garanzie. 15. Il residente per motivi economici non ha diritto di accedere alle agevolazioni di cui alla Legge 15 dicembre 1994 n.110 e successive modifiche e di cui alla Legge 31 marzo 2015 n.44 e successive modifiche. 16. Trascorso un periodo di dieci anni dall’iscrizione nel Registro della popolazione residente per motivi economici e assolti gli impegni previsti, previa verifica sulla permanenza dei requisiti previsti all’articolo 17, commi 1 e 2 della Legge n.118/2010 e successive modifiche e sulla dimora abituale, la residenza può essere consolidata, su istanza scritta dell’interessato all’UO UAE, allegando per sé stesso ovvero per tutto il nucleo familiare convivente copia di documento di identità ovvero passaporto in corso di validità; certificato penale e carichi pendenti rilasciati dal Tribunale di San Marino e dalle autorità competenti del Paese di appartenenza; relazione relativa all’attività imprenditoriale attestante il mantenimento degli impegni assunti nel momento della concessione della residenza. Il provvedimento di consolidamento della residenza si estende ai componenti del nucleo familiare convivente. 17. L’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali mediante proprie disposizioni interne, disciplina le modalità per la tenuta separata del Registro della popolazione residente per motivi economici e del Registro della popolazione residente ai sensi della Legge n.118/2010 e successive modifiche. 18. Può essere concesso un numero massimo annuale di residenze, ai sensi del presente articolo, pari a cinquanta; in tale numero non sono computati i soggetti di cui al comma 8. Tale numero è modificabile ogni anno tramite decreto delegato. 19. Con decreto delegato possono essere annualmente elencati i settori economici per i quali, per ragioni di eccessiva saturazione di mercato, di eccessivo carico urbanistico, o per altre ragioni di politica economica, non può essere ottenuta la residenza di cui al presente articolo. 20. L’UO Stato Civile, Servizi Demografici ed Elettorali comunica alla Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, Emigrazione e Immigrazione, ogni tre mesi, il numero di residenze per motivi economici concesse e revocate nel periodo di riferimento.”. 21. Sono abrogati gli articoli 19, 20 e l’Allegato A del Decreto Delegato 5 dicembre 2017 n.137. 22. I titolari di residenza per motivi economici concessa anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto delegato sono tenuti a conformarsi alle disposizioni del presente articolo entro sei mesi decorrenti dalla data di ratifica. Decorso inutilmente tale termine, trovano applicazione le procedure previste dalla normativa vigente. 23. È dato mandato al Congresso di Stato di adottare, entro il 31 dicembre 2027, apposito decreto delegato al fine di modificare l’articolo 22-bis della Legge n.71/2013 e successive modifiche.»
Iro Belluzzi (Libera): La norma fu introdotta nel 2010 e poi modificata, ma il contesto economico e sociale della Repubblica di San Marino è mutato enormemente. Da tempo, da diverse posizioni di maggioranza e opposizione, si interviene sulla necessità di rivedere completamente la normativa legata alle residenze atipiche, sia per i pensionati sia per motivi economici. I parametri che utilizziamo ancora oggi, nel 2026, relativi agli investimenti e alle fideiussioni, fanno riferimento a un tempo lontanissimo. Probabilmente occorrerà, segretario, con un lavoro collegiale, intervenire per innalzare gli importi delle fideiussioni, valutare i fatturati e verificare in maniera diversa quale possa essere il contributo di chi investe nella Repubblica di San Marino, senza rimanere legati a un’epoca in cui era importante anche quella cifra, quel «chip», come lo definisco io, che veniva investito all’interno della Repubblica. Qualcosa, per esempio, è stato fatto per le residenze dei pensionati: si è passati da 50.000 a 120.000 euro, perché si creavano distorsioni abbastanza importanti su elementi essenziali per la vita nella Repubblica, per i giovani, come il costo degli affitti o l’acquisto delle case. Occorre quindi, secondo me, rivedere anche alla luce dell’inflazione intervenuta nel tempo i parametri per la concessione della residenza a chi effettua un investimento nella Repubblica. C’è poi un altro elemento che, ai fini dell’applicazione del decreto, bisogna specificare. Mi sembra che nelle prime righe della modifica, al comma 3, si faccia riferimento all’assunzione di «sammarinesi residenti». Forse è il caso di togliere «sammarinesi», perché altrimenti potrebbe crearsi qualche problema per gli uffici quando viene assunto un residente non sammarinese. Basta specificare, come ormai è prassi, che la persona assunta sia residente. La cittadinanza non è più un discrimine, anche considerando la facilità con cui vengono assunti i frontalieri. «Sammarinese residente» mi sembra quindi che vada oltre quella che è ormai la prassi: basterebbe scrivere «residente», senza il riferimento alla cittadinanza sammarinese.
Luca Della Balda (Libera): Devo dire che approvo in pieno l’emendamento prospettato dal segretario Fabbri: ne condivido la ratio e il contenuto. Come il segretario ha anticipato ieri, l’attuale disciplina ha creato diverse situazioni di imbarazzo anche negli uffici competenti. Vi faccio un esempio: la vecchia disciplina prevedeva la concessione della residenza per motivi economici all’imprenditore che, oltre a detenere il 51% di una società, assumesse un dipendente entro sei mesi e un secondo dipendente entro tre anni, laddove la società non operasse in settori da incentivare. Il dipendente poteva essere anche lo stesso imprenditore e questo, di fatto, annullava la ratio della norma. Con questo emendamento si esclude che l’imprenditore possa assumere sé stesso e conteggiarsi come dipendente, e questo è apprezzabile. Soprattutto, viene meno il vincolo dell’assunzione di un secondo dipendente entro il terzo anno e quello relativo ai settori da incentivare. Quei vincoli avevano creato problemi. Ho vissuto personalmente il caso di una società che inizialmente aveva aperto operando con due codici di attività. Uno dei due, dopo il secondo anno, non è stato più utilizzato perché in quel settore l’azienda non aveva clientela: non per volontà dell’imprenditore, ma per una questione di mercato. Questo imprenditore aveva assunto un dipendente sammarinese, acquistato un ufficio a San Marino per 180.000 euro e continuava a operare in uno dei due settori. Si è però visto arrivare un provvedimento di revoca, un’intimazione: o assumeva un secondo dipendente di cui non aveva bisogno, oppure attivava un secondo settore di attività nel quale non poteva operare perché non aveva mercato. L’emendamento presentato dal segretario Fabbri esclude questa evenienza, consente una maggiore libertà operativa alle aziende e non le vincola ai settori da incentivare. Visto che a San Marino non ci sono problemi di disoccupazione, penso che la richiesta di avere un solo dipendente sia più che sufficiente. Approvo quindi in pieno la normativa.
Antonella Mularoni (RF): Ho espresso alcune considerazioni ieri sera. Il segretario ha risposto ad alcune, ad altre no; adesso farò considerazioni in parte tecniche e in parte politiche. Noi avevamo espresso una preferenza: in vista della modifica di tutto il pacchetto normativo che riguarderà le residenze e i permessi di soggiorno, richiesta dall’accordo di associazione con l’Unione europea, avremmo preferito affrontare tutte le residenze e tutti i permessi di soggiorno con un ragionamento a 360 gradi. Anche alla luce di quanto diceva il consigliere Belluzzi: il mondo è cambiato dal 2013, sono cambiate le esigenze e in questo momento viviamo praticamente una situazione che possiamo definire di pieno impiego a San Marino. Soprattutto, dobbiamo avere una prospettiva futura quando esaminiamo questa materia. Per esempio, al comma 4 di questo emendamento, segretario, lei ha previsto che il Congresso di Stato possa adottare entro il 31 dicembre 2027 un decreto delegato per modificare questo articolo. Per noi è difficilmente accettabile, proprio perché vorremmo fare un ragionamento di carattere generale, e lo dovremo fare. L’impressione che spesso abbiamo quando esaminiamo i decreti, e non solo i decreti, è che il Congresso di Stato proceda in ordine sparso: la Segreteria agli Esteri pensa alla legge sui permessi di soggiorno e sulle residenze, la Segreteria all’Industria pensa alle residenze per motivi economici. Noi crediamo invece che sia necessario per questo Paese ragionare a 360 gradi, fare una valutazione complessiva e impostare il lavoro per il futuro. Qui questo non c’è. Sul comma 3 penso che la considerazione del collega Belluzzi sia corretta: alla terza riga probabilmente è meglio lasciare «lavoratore dipendente residente», perché è conforme alla nostra normativa in materia di lavoro. Abbiamo già l’equiparazione fra sammarinesi e persone di altre nazionalità: per noi, salvo che per i diritti elettorali, quello che conta è la residenza. Non ho quindi obiezioni su questo punto. Segretario, una cosa gliel’ho chiesta ieri sera e un’altra la dico adesso. Credo che, in fondo al comma 9, dove si legge che «i requisiti richiesti di cui alle lettere a), b) e c) devono essere esistenti al momento della richiesta della residenza di cui al presente comma», sia più corretto scrivere «di cui al presente articolo». Naturalmente valuterà lei. Al comma 18, invece, penso ci sia proprio un errore: quando si dice che può essere concesso un numero massimo annuale di residenze pari a 50 e che «in tale numero non sono computati i soggetti di cui al comma 8», credo che il riferimento debba essere al comma 9, cioè al coniuge e ai figli. Quanto all’impostazione generale, ho già fatto presente ieri sera ciò che auspichiamo e lo ribadisco. Credo anche che l’emendamento presentato dal gruppo Rete, del quale parleremo dopo, sia opportuno. È necessario fare a breve una ricognizione, valutare e decidere insieme come modificare la normativa in materia di permessi di soggiorno e residenze, tenendo conto della situazione attuale, delle esigenze del Paese, delle prospettive future e dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Non possiamo procedere in ordine sparso, con ogni Segreteria di Stato che, secondo le proprie esigenze, viene qui con il suo decreto, che poi tra tre mesi probabilmente dovrà essere cambiato, se è vero che a gennaio o febbraio entrerà in vigore l’accordo di associazione con l’Unione europea.
Matteo Zeppa (Rete): Faccio un discorso generale e riprendo una considerazione che la collega ha ribadito. Chi era in Commissione esteri ha vissuto, fra virgolette, il «dramma» della legge 118 del 2010, modificata nel 2015 e successivamente. Dico «dramma» perché all’interno di quella legge c’è un mare magnum di residenze: sono troppe. La firma dell’accordo comporterà certamente una rivisitazione della legge 118/2010 e delle successive modifiche, oltre che di tutta una serie di residenze e permessi di soggiorno. Questo è un problema. Non lo dico per fare polemica politica, che su questa questione non mi interessa assolutamente; anzi, personalmente condivido il decreto. Il punto è capire, quando fra quattro, cinque, sei o sette mesi avremo completato tutto il percorso, che cosa resterà della legge 118 e che cosa diventerà alla luce degli accordi, anche per quanto riguarda le residenze atipiche. Sentivo ieri la collega porre una questione sui figli di età superiore ai 25 anni. Non so se il segretario abbia risposto, perché non ho avuto modo di ascoltare quella parte. Molte volte le richieste arrivano in deroga alla Commissione esteri come permessi per familiari: la legge parla chiaramente dei figli sotto i 25 anni, mentre sopra i 25 anni bisogna avere un motivo valido. All’interno della legge 118 c’è tutta una serie di disposizioni che riguarda la Commissione esteri e anche la Segreteria di competenza. È difficoltoso orientarsi, non perché non si sia in grado di farlo, ma perché ci sono norme e articoli che vengono cassati, ammodernati, aggiornati. Si fa davvero fatica. Ricordo che, quando volevamo rivedere la legge 118 e poi l’abbiamo rivista, il segretario agli Esteri era Pasquale Valentini. In Commissione abbiamo fatto molta fatica a capire che cosa si andava a modificare e che cosa rimaneva, proprio per la quantità di richiami normativi. Immagino che adesso le tipologie di residenza che arrivano in Commissione siano più o meno sempre le stesse e, con l’esperienza, si riesca a orientarsi meglio. C’è però, per esempio, un tema che stiamo cercando di trattare ormai da due legislature: le residenze dell’articolo 16 per gli imprenditori. In quei casi è stata ottenuta una residenza sulla base di un piano industriale, probabilmente anche con un investimento immobiliare, ma che cosa pesa di più nella valutazione? Dopo dieci anni si arriva alla possibilità del consolidamento: conta quanto attestato nel documento iniziale? E se l’occupazione non è andata come previsto, ma c’è stato un investimento, come si valuta? Sono due legislature che cerchiamo di capire questa cosa. Bisogna dirimere la questione, perché non si possono fare figli e figliastri. Occorrono regole certe, affinché sia i richiedenti sia, soprattutto, gli uffici, come diceva il collega Della Balda, possano avere risposte certe.
Nicola Renzi (RF): La prima cosa che fa veramente specie è che, nel momento in cui ci accingiamo, secondo le dichiarazioni del segretario di Stato per gli Affari esteri, a modificare integralmente la legge sulle residenze, siamo in quest’Aula a impiegare il nostro tempo per emendare una parte della normativa già esistente. È una parte circoscritta, seppure molto importante. Secondo me non può essere questo il modo di lavorare, anche perché sulla legge delle residenze abbiamo fatto una riunione praticamente all’inizio della legislatura: sono due anni che quantomeno ragioniamo su questo tema. Il segretario Beccari ci ha detto che la legge generale è pronta. A noi sarebbe piaciuto, lo dico per l’ennesima volta, ragionare sulle linee guida generali prima ancora che sul testo di legge. Che cosa cambierà con l’accordo di associazione? Facciamo anche un po’ di pedagogia per chi ci ascolta. Avremo una quota obbligatoria di integrazione di cittadini europei che si aggirerà intorno alle cento unità, credo sotto le cento, che saremo obbligati a integrare annualmente. Questa cifra la stiamo già superando ampiamente ogni anno con tutte le modalità di concessione della residenza che abbiamo. Già oggi concediamo un numero maggiore di residenze rispetto a quelle che ci arriveranno come obbligo dall’accordo di associazione con l’Unione europea. Questo, quindi, non ci deve minimamente preoccupare. La decisione fondamentale che dobbiamo assumere è se vogliamo mantenere un minimo di discrezionalità in capo alla Commissione, oppure a un altro organismo che si decida, o se non vogliamo farlo. Questa possibilità ci sarebbe, se la riteniamo opportuna, laddove andassimo a coprire la quota che siamo obbligati a raggiungere attraverso le figure che normalmente accogliamo: penso a quelle sanitarie, ai principali dirigenti aziendali e così via. Invece di ragionare su queste cose, arriviamo a modificare la parte della legge relativa alle residenze per motivi economici, peraltro quelle che prevedono un automatismo. La legge che avevamo creato noi nella tanto famigerata legislatura di Adesso.sm prevedeva proprio questo: toglieva la discrezionalità e diceva «tu fai questo investimento, assumi un certo numero di dipendenti e automaticamente ottieni la residenza». Da lì derivano poi gli obblighi da mantenere dopo aver ottenuto la residenza. Anche su questo siamo ancora nel guado, perché abbiamo analizzato soltanto le residenze che arrivano al consolidamento dopo un certo periodo, ma non siamo ancora riusciti a esaminare tutto il pregresso: da quando è stata istituita la legge a oggi, quali investitori hanno ottenuto la residenza e hanno mantenuto o meno gli obblighi? Siamo partiti dalla coda invece che dalla testa. Quando faremo il lavoro di valutazione di tutte le residenze concesse, del mantenimento degli obblighi e di ciò che è successo dopo? Chissà. Noi continuiamo a chiederlo e speriamo di avere una risposta.
Fabio Righi (D-ML): Vorrei dire alcune parole su questo articolo e sulla proposta di emendamento, che è un po’ il cuore del provvedimento. Anche noi confermiamo che da tempo chiediamo, in Commissione esteri e nella Commissione competente, una revisione della normativa legata ai percorsi di residenza. Devo dire che questi percorsi stanno portando risultati alla Repubblica di San Marino: le possibilità oggi previste per ottenere la residenza funzionano e suscitano interesse. Abbiamo però sempre sostenuto che la residenza dovrebbe essere uno strumento di politica economica e di sviluppo, non l’obiettivo. Come ho detto anche nel dibattito generale, la nostra critica è che con questo intervento sembra quasi che si rincorra il residente anziché l’imprenditore. Mi spiego: quale finalità vogliamo perseguire? Avere più residenti o attrarre imprenditori qualificati? È la prima domanda. Dalla stesura del testo sembra che si rincorra il residente. Si riducono i requisiti occupazionali, e questo può anche essere positivo: oggi la disoccupazione è ai minimi storici e probabilmente l’occupazione non è più il criterio su cui puntare. Il problema è che non compaiono altri criteri economici che ci facciano capire quale sia la linea di sviluppo. Vorremmo utilizzare la residenza per motivi economici come strumento e, guardate, parla un partito che nella scorsa legislatura aveva proposto la cittadinanza economica: figuratevi se non siamo d’accordo con l’utilizzo di questi strumenti. Ma quali requisiti chiediamo? Un determinato fatturato? Per noi, per esempio, sì: attraverso la residenza vogliamo attrarre imprenditori che portino un certo volume d’affari nella Repubblica di San Marino. E in quali settori strategici? Anche questi riferimenti spariscono. Vale per tutti i settori, come un incentivo a pioggia? La ottiene chiunque? Per noi residenza e cittadinanza restano cose preziose. Se si vorrà ragionare anche sulla cittadinanza economica, noi la immaginiamo, per esempio, senza diritti di voto, ma con il titolo di viaggio e il passaporto per consentire all’imprenditore di seguire la propria attività economica. Devono però esserci dei requisiti: rilevo un’impresa in difficoltà, investo un determinato importo, garantisco dei fatturati. E in quali settori? Nelle nuove tecnologie, per esempio. Abbiamo una dimensione territoriale ridotta e non è indifferente quale imprenditore venga a investire: bisogna seguire una visione di sviluppo. Questo intervento, oltre a non essere organico e a richiedere un’ulteriore revisione alla luce di quanto ci ha detto il segretario agli Esteri sulla normativa delle residenze che chiediamo ormai da tempo, non indica questi criteri. È questa la critica principale che rivolgiamo al provvedimento. Per noi la residenza è uno strumento per sviluppare politiche economiche, ma queste politiche nel testo non le vediamo, ed è un peccato.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Credo che ci saranno tempo e modo perché l’Aula discuta, com’è giusto che sia, in termini generali di come affrontare il tema delle residenze, anche alla luce dell’evoluzione dei tempi. Questo provvedimento non ha quella pretesa, come è stato chiarito. Ha però l’intento di sistemare alcune situazioni distorsive causate, come ho spiegato ieri, anche dal succedersi delle leggi nel tempo. Penso, non da ultimo, alla questione delle residenze per cittadini sotto i quarant’anni con zero assunzioni. È una casistica, ma gli uffici me ne segnalano molte altre che hanno creato problemi applicativi o distorsioni. Questo spiega la necessità di intervenire anche mentre è in corso un ragionamento più ampio, più generale e, permettetemi, più politico. Quest’Aula avrà occasione di farlo a breve, quando ragioneremo sull’annex relativo alle residenze e sul recepimento degli accordi. È stato fatto bene a segnalare un fatto che, dal mio punto di vista, ha creato anche notevole turbativa nel Paese: la Repubblica di San Marino già copre, con quanto fa oggi, tutte le quote che ci vengono richieste dall’accordo. Non ci sarà quindi un’invasione, né ciò che qualcuno paventa o teme in merito all’accordo. Venendo al testo, per maggiore chiarezza accogliamo quanto segnalato dal consigliere Belluzzi e sostituiamo «dipendenti residenti sammarinesi» con «dipendenti residenti a San Marino», per evitare problemi applicativi. Segnalo comunque che l’articolo è sempre stato applicato in questo senso e che la dicitura riprendeva quella già presente nel precedente testo. Parlo del comma terzo. È corretta anche la segnalazione del consigliere Mularoni sul comma 18: il riferimento è al comma 9, non al comma 8. Inoltre, per maggiore chiarezza, al comma 9 sostituiamo «di cui al presente comma» con «di cui al presente articolo», anche se dal mio punto di vista il testo era già esaustivo. Le difficoltà applicative segnalate dagli uffici, che svolgono verifiche annuali su alcune residenze, impongono un intervento immediato. Altrimenti si rischia un’interpretazione restrittiva di alcune delle questioni che stiamo affrontando. Ringrazio il consigliere Della Balda perché, da tecnico del settore, ha descritto problemi applicativi incontrati nella sua esperienza. Credo che abbia colto nel segno, specialmente per quanto riguarda i codici Ateco. C’è poi un lungo elenco di altre difficoltà applicative che ha reso necessario intervenire con questa disciplina e in questa maniera. Restano pienamente validi tutti i ragionamenti sulla necessità di affrontare in termini generali, anche politici, l’ampio tema delle residenze nella Repubblica.
I lavori vengono temporaneamente sospesi per consentire la riscrittura dell’emendamento con le nuove specifiche evidenziate dal Segretario di Stato.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Le modifiche sono queste: al terzo comma, al posto di «residenti sammarinesi» si scrive «residenti a San Marino»; al diciottesimo comma è stato sostituito il riferimento al comma 8 con quello al comma 9.
L’emendamento, nella nuova formulazione, è messo in votazione e approvato.
Emendamento aggiuntivo articolo 2-bis di Rete
Matteo Zeppa (Rete): Abbiamo presentato questo emendamento per cercare di dare una sistemazione a una questione che si presenta abbastanza spesso in Commissione esteri: la necessità di richiedere dati puntuali sulle residenze. È capitato, per esempio, per le residenze atipiche dei pensionati. In quell’occasione sono stati forniti anche dati su altre tipologie di residenza, come quelle sportive. Non ricordo se sia avvenuto alla fine della scorsa legislatura o all’inizio di questa. La ratio dell’emendamento è regolamentare la trasmissione di questi dati, anziché dover ogni volta chiedere aggiornamenti in Commissione, magari presentando un ordine del giorno e rivolgendosi al segretario di Stato per gli Affari esteri. Aggiungo un’esperienza personale: in Consiglio dei XII o in Commissione esteri ci troviamo talvolta a valutare richieste di intestazione di immobili da parte di persone che hanno ottenuto la residenza per motivi imprenditoriali attraverso un percorso che non passa dalla Commissione esteri. In quelle occasioni dobbiamo chiedere chiarimenti all’Ufficio attività economiche sul piano industriale e su altri aspetti. È spiacevole, perché basterebbe ricevere un aggiornamento sui requisiti in base ai quali quella residenza è stata concessa e sapere se sono stati mantenuti. Credo si tratti del percorso previsto dalla cosiddetta legge Zafferani, ma potrei ricordare male. Quando in Consiglio dei XII esaminiamo le intestazioni immobiliari, anche grazie all’esperienza dei membri che siedono o hanno seduto in Commissione esteri, ci rendiamo conto di non avere un quadro completo. Come possiamo decidere se autorizzare o meno l’acquisto di un immobile senza conoscere i presupposti iniziali della residenza e sapere se siano stati rispettati? Leggo quindi l’emendamento aggiuntivo di un articolo 2-bis: «Per quanto previsto dall’articolo precedente, è dato mandato al Congresso di Stato di presentare un’apposita relazione riguardante tutte le fattispecie di residenze previste da detto decreto alla Commissione consiliare Affari esteri, emigrazione e immigrazione, sicurezza e ordine pubblico e informazione entro il 31 gennaio e il 31 luglio di ogni anno». Questo ci permetterebbe di avere un quadro chiaro, da affiancare alla relazione annuale che l’Ufficio stranieri della Gendarmeria consegna ai commissari della Commissione esteri, per capire quali tipologie di residenza vengano effettivamente richieste a San Marino. Mi collego anche a quanto diceva il consigliere Renzi sulle quote previste dall’accordo: il numero stabilito è notevolmente inferiore a quello delle residenze che la Commissione esteri concede annualmente. Mi pare si possa parlare di circa 450-500 residenze all’anno per vari motivi. Quindi, come dicevano i colleghi, non ci sarà alcuna invasione; stiamo già parlando di numeri diversi. Anche per questo è utile disporre di un quadro completo. Insieme alla relazione dell’Ufficio stranieri, quella prevista dall’emendamento ci aiuterebbe a capire quali tipologie di residenze e permessi di soggiorno, previsti dalla legge 118/2010 e successive modifiche, siano maggiormente richieste ogni anno e come cambino nel tempo.
Nicola Renzi (RF): Intervengo per sostenere l’emendamento presentato dal gruppo Rete. Oggi esiste già una relazione sulla concessione delle residenze, che però riguarda soprattutto quelle non legate a motivi strettamente economici. Si tratta delle residenze connesse, sostanzialmente, al cosiddetto «decreto flussi»: personale di assistenza agli anziani e alle famiglie, lavoratori del settore turistico e così via. Colgo l’occasione per richiamare l’attenzione anche su questo. Dobbiamo fare i conti con la realtà sammarinese: se non avessimo quel personale, che tra assistenti familiari, assistenti agli anziani e lavoratori del settore turistico ammonta, credo, a circa 500 persone — non vorrei dare un numero inesatto —, che cosa succederebbe? Parliamo, tra gli altri, dei commessi dei negozi, soprattutto del centro storico, dei camerieri e dei cuochi. Immaginate la Repubblica senza queste persone: probabilmente si fermerebbero molte attività e anche la vita di tante famiglie ne risentirebbe. Ci sono inoltre problemi relativi al trattamento pensionistico del personale che assiste anziani e famiglie. È evidente che, se le nostre condizioni sono meno favorevoli di quelle italiane, questi lavoratori saranno attratti dall’Italia, il Paese a noi più vicino. Quando parliamo di flussi migratori, teniamo sempre presente questo aspetto: se incidessimo su questa tipologia di lavoratori, e magari anche sul frontalierato, San Marino sarebbe un Paese completamente fermo. Ben venga, quindi, la relazione proposta dall’emendamento. Se ho capito bene, e i colleghi mi correggeranno se sbaglio, dovrebbe riguardare prevalentemente le residenze per motivi economici: sia quelle rilasciate a fronte di un piano industriale presentato alla Commissione esteri, sia, soprattutto, quelle ottenute attraverso l’iter previsto dalla cosiddetta legge Zafferani. Mi sembra che questo percorso per ottenere automaticamente la residenza a fronte di un investimento abbia funzionato bene. Sull’abbassamento delle soglie ho delle perplessità, ma nulla vieta di tentare altre vie in questo momento. Credo che questa sia una delle possibilità che abbiamo come Repubblica: fissiamo dei parametri e possiamo poi modificarli se vediamo che non funzionano. Non stracciamoci le vesti se si vuole fare questo tentativo. La relazione è utile proprio perché ci permetterà, almeno una volta all’anno, di valutare se le scelte fatte siano giuste o meritino ulteriori modifiche.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Rispetto a questo emendamento vorrei dare un contributo con alcune precisazioni. Le residenze elettive e le residenze atipiche hanno già nella legge una scadenza e una tempistica per la comunicazione dei dati alla Commissione affari esteri. Le residenze economiche, introdotte nel 2017 dall’allora Segreteria di Stato per l’Industria, non prevedevano invece un passaggio in Commissione affari esteri, proprio perché seguivano un iter separato. È corretto che la Commissione che si occupa di immigrazione possa avere questi elementi. Tuttavia, nella relazione che la Gendarmeria presenta annualmente alla Segreteria di Stato per gli Affari esteri e che viene poi consegnata a tutti i commissari, il dato è già inserito. La Gendarmeria, oltre a riportare i dati sulle residenze concesse dalla Commissione, riporta infatti anche quelli sulle residenze concesse dall’Ufficio di stato civile a seguito di matrimonio o naturalizzazione e quelli sulle residenze economiche. La relazione della Gendarmeria è estremamente complessa e forse, anche alla luce delle modifiche che dovremo effettuare, per i commissari può essere utile avere uno spaccato specifico di questa tipologia di concessioni: sarebbe più intuitivo e più semplice da consultare. La relazione della Gendarmeria tiene conto anche delle migrazioni e dei permessi di soggiorno, è molto corposa e più complessa da leggere e da cui estrarre le informazioni. Ritengo quindi utile avere questo dato e lascio al Governo e agli uffici competenti la valutazione sull’emendamento. È comunque un dato già presente nella relazione fin dall’inizio.
Antonella Mularoni (RF): Vorrei dire una cosa alla luce di quanto precisato dalla collega che mi ha preceduto. Penso che l’emendamento dei colleghi di Rete sia utile per evidenziare un aspetto: noi ci aspetteremmo una relazione che metta in luce anche dati di rilevanza politica. La Gendarmeria, giustamente, ci fornisce un’analisi e una fotografia della situazione. Noi dovremmo avere anche una relazione del Governo che ci dica se ci sono state difficoltà e quali valutazioni sono state fatte. Queste informazioni arrivano al Congresso di Stato, ma non al Consiglio Grande e Generale se non c’è una relazione di chi svolge anche un’attività politica. Non possiamo chiedere alla Gendarmeria elementi che vadano oltre quelli contenuti nei propri registri e nelle proprie attività; la Gendarmeria non dovrebbe fare valutazioni di questo tipo. Il Governo sì. È chiaro che tutto sarà rimesso in discussione: ci auguriamo che avvenga a breve e valuteremo insieme quale normativa applicare. Forse, in prospettiva, queste relazioni non serviranno più, perché costruiremo la normativa in modo diverso e avremo tutti un controllo in tempo reale di ciò che accade, oppure perché la legge prevederà parametri tali da garantire che, se qualcuno non li rispetta, vengano adottati immediatamente i provvedimenti necessari. Ma oggi non siamo in questa situazione. Finché la situazione rimane questa, ritengo utile avere anche il polso della politica rispetto a ciò che succede. Ieri, per esempio — e mi scuso perché non riguarda specificamente le residenze economiche —, alla conferenza stampa del segretario Gatti a Roma mi è sembrato chiaro il messaggio arrivato dal Governo italiano: le residenze dei pensionati a San Marino stanno creando qualche problema. Credo quindi che dobbiamo valutare anno per anno la situazione. Dobbiamo essere attenti ai nostri interessi e al valore aggiunto che queste residenze portano al Paese: questa deve essere la nostra preoccupazione. Come diceva anche un collega prima di me, non dobbiamo puntare ai numeri per i numeri. Abbiamo interesse ad aumentare i residenti se si tratta di residenze qualificate; altrimenti è meglio averne meno. Dobbiamo essere certi che anche le residenze economiche, concesse in maniera automatica, rispondano poi alle nostre aspettative e non producano risultati diversi da quelli attesi, rispetto ai quali sarebbe necessario introdurre correttivi in tempi brevi. Credo dunque che l’emendamento di Rete sia utile. Non possiamo escludere che, con una nuova normativa, magari da qui a febbraio non serva più, ma in questo momento ritengo che sia certamente utile.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Ho ascoltato attentamente le considerazioni dell’Aula e, nel frattempo, ho cercato di accertarmi di quali indicazioni arrivino già attraverso la relazione della Gendarmeria. Mi dicono che è una relazione corposa e non facilmente decifrabile, proprio per la quantità di informazioni che contiene. Ho cercato anche di verificare un altro aspetto: il comma 20, ora previsto nel testo dell’articolo, stabilisce che l’Ufficio di stato civile, servizi demografici ed elettorali comunichi alla Commissione consiliare permanente per gli Affari esteri, emigrazione e immigrazione, ogni tre mesi, il numero delle residenze per motivi economici concesse e revocate nel periodo di riferimento. In questo caso l’Ufficio di stato civile dispone la revoca sulla base delle indicazioni che gli arrivano dall’Ufficio attività economiche. A mio giudizio, quindi, la Commissione avrebbe già dovuto essere informata del numero delle concessioni e delle revoche. Mi dicono però che questa disposizione è rimasta inattuata e che alla Commissione non è mai arrivata alcuna comunicazione, al di là di ciò che emerge dalla relazione. Conoscere le revoche potrebbe già rispondere in parte alle ragioni che hanno portato alla presentazione dell’emendamento: permetterebbe, per esempio, di sapere, quando il Consiglio dei XII valuta un’autorizzazione, se la residenza sia ancora in essere. Non emergerebbero però i motivi della revoca, che possono essere i più diversi e sono quelli previsti dalla norma: la mancanza della fideiussione, il mancato rispetto degli obblighi occupazionali, l’emergere di questioni relative all’onorabilità e così via. Credo sia giusto che la Commissione abbia un quadro complessivo quando ragiona sulle residenze. Anche per favorirne il lavoro, l’orientamento del Governo sull’emendamento è favorevole.
Matteo Zeppa (Rete): Ringrazio il segretario anche per la precisazione, perché questa cosa mi era del tutto sconosciuta. Le comunicazioni dell’Ufficio di stato civile non sono mai pervenute in Commissione. Noi facciamo quindi riferimento alla relazione analitica dell’Ufficio stranieri della Gendarmeria, che ci permette di vedere quali residenze e quali permessi di soggiorno previsti dai diversi articoli della legge 118 siano più richiesti e quali meno. In passato, sulla base di quei dati, si poteva anche valutare una modifica del decreto flussi. Lo preciso anche in risposta a chi ha chiesto chiarimenti: l’emendamento è attinente al decreto che stiamo esaminando, perché riguarda una tipologia di residenza di cui la Commissione non viene a conoscenza, non per una scelta della Commissione, ma perché la comunicazione non arriva. Vorremmo poter affiancare questa relazione a quella della Gendarmeria. Come diceva il segretario, i motivi delle revoche possono essere diversi; sono valutazioni che passano attraverso gli uffici e, in alcuni casi, attraverso deliberazioni del Congresso di Stato, ma non arrivano alla Commissione. Non chiediamo questi dati per essere «perniciosi», bensì per avere un quadro completo. Anche le residenze ottenute attraverso la cosiddetta legge Zafferani o altre disposizioni che non prevedono il passaggio in Commissione esteri dovrebbero essere comprese in un quadro a disposizione della Commissione e, attraverso di essa, dell’Aula consiliare. È evidente che questo quadro potrà cambiare nel giro di pochi mesi, ma anche allora sarà necessario fare un ragionamento. Ringrazio il segretario per il parere favorevole.
L’emendamento aggiuntivo dell’articolo 2-bis è approvato
Emendamento del Governo all’articolo 3 aggiuntivo del comma 1-bis
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Sono abrogati il comma 2 dell’articolo 14 e il comma 4 dell’articolo 15 del decreto delegato 22 gennaio 2016, numero 5.
Il Decreto è messo in ratifica e approvato
Comma 10 – Progetto di Legge “Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva”
Paolo Crescentini (PSD): Si tratta di un provvedimento che la quarta Commissione consiliare permanente ha approfondito con attenzione e senso di responsabilità, attraverso un confronto serio e costruttivo tra tutte le forze politiche. Un confronto che ha consentito di migliorare il testo e di valutarne con equilibrio le finalità e gli effetti. Non è un caso che il progetto di legge sia stato licenziato senza voti contrari, con l’astensione delle forze di opposizione: un elemento che testimonia la rilevanza e la condivisibilità degli obiettivi perseguiti. Questo intervento normativo nasce dalla consapevolezza che lo sport rappresenta una delle più importanti risorse della nostra Repubblica. Lo sport è certamente competizione, risultati e crescita degli atleti, ma è anche educazione, inclusione, benessere, promozione del territorio e occasione di sviluppo economico e sociale. Per queste ragioni il progetto di legge si pone l’obiettivo di creare nuovi strumenti capaci di sostenere la realizzazione di eventi sportivi di rilievo e, al tempo stesso, favorire investimenti sul patrimonio immobiliare pubblico attraverso un modello fondato sulla collaborazione tra settore pubblico e soggetti privati. Durante l’esame in Commissione è stato evidenziato come questa normativa rappresenti una sfida importante per il nostro Paese: creare le condizioni affinché iniziative di interesse pubblico possano essere sostenute anche grazie al contributo di imprese, cittadini e operatori economici, valorizzando una sinergia che in molti contesti internazionali ha già dimostrato la propria efficacia. Il cuore del provvedimento è infatti la volontà di incentivare le erogazioni liberali e gli investimenti destinati a sostenere eventi sportivi e interventi sul patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera, prevedendo strumenti fiscali che rendano tali contributi concretamente attrattivi. Non si tratta soltanto di una misura di carattere tributario: siamo di fronte a una scelta strategica che punta a mobilitare nuove risorse per il perseguimento di obiettivi di interesse generale, senza gravare esclusivamente sulla finanza pubblica. L’aspetto che considero particolarmente significativo è la visione complessiva che caratterizza questo provvedimento. Il testo non si limita al sostegno delle strutture sportive, ma estende il proprio campo di applicazione all’intero patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera, introducendo uno strumento innovativo per favorire interventi di valorizzazione, recupero e riqualificazione di beni che appartengono alla collettività. È una scelta che guarda al futuro e che consente di mettere a sistema due esigenze fondamentali: da una parte il rafforzamento delle infrastrutture e degli eventi sportivi, dall’altra la tutela e la valorizzazione del patrimonio pubblico. I benefici che potranno derivare dall’applicazione della legge non riguardano esclusivamente il mondo sportivo. Federazioni, società sportive e atleti saranno certamente tra i principali destinatari delle opportunità offerte dal provvedimento, ma gli effetti positivi potranno estendersi all’intero sistema Paese. La possibilità di ospitare eventi di maggiore rilevanza potrà generare ricadute sul turismo, sulla promozione internazionale della Repubblica e sull’indotto economico collegato all’accoglienza, alla ristorazione e ai servizi. Al tempo stesso, il miglioramento e la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico rappresentano un investimento che produce benefici duraturi per tutta la comunità. Particolarmente rilevante è poi il principio di equilibrio che caratterizza il testo. Gli incentivi previsti sono accompagnati da criteri di trasparenza e da adeguate forme di controllo, affinché ogni intervento risponda effettivamente all’interesse pubblico. In questo senso assume particolare importanza l’articolo 7, approvato all’unanimità in Commissione, che stabilisce come eventuali riconoscimenti ai donatori possano avere esclusivamente carattere istituzionale, informativo o comunicativo, escludendo espressamente l’attribuzione di somme di denaro o di beni tangibili. Una previsione che rafforza la correttezza e la trasparenza del sistema delineato dalla legge. Consentitemi ora un breve richiamo ai contenuti dell’articolato. L’articolo 1 individua le finalità della legge, definendone gli obiettivi generali. L’articolo 2 contiene le definizioni necessarie per una corretta applicazione delle disposizioni. L’articolo 3 disciplina gli eventi sportivi che possono beneficiare degli incentivi previsti, stabilendo un numero massimo di cinque eventi autorizzabili annualmente e introducendo strumenti di pubblicità e trasparenza attraverso la pubblicazione sul sito del CONS degli eventi proposti e di quelli ammessi ai benefici. L’articolo 4 regola il regime di deducibilità delle erogazioni effettuate a sostegno degli eventi sportivi. L’articolo 5 individua le opere finanziabili e prevede che il Congresso di Stato approvi annualmente l’elenco degli interventi sul patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera che possono beneficiare delle agevolazioni previste. L’articolo 6 disciplina gli strumenti di deducibilità e di credito d’imposta finalizzati a favorire le donazioni e gli investimenti destinati alle strutture sportive. L’articolo 7 disciplina i riconoscimenti ai donatori, nei limiti e secondo i principi già richiamati. L’articolo 8 prevede le disposizioni contabili. Infine, l’articolo 9 dispone l’entrata in vigore della legge. Eccellenze, colleghi consiglieri, avviandomi alla conclusione desidero ringraziare il segretario di Stato con delega allo Sport per aver promosso un’iniziativa legislativa che affronta in maniera concreta temi importanti per il futuro della Repubblica. Questo progetto di legge rappresenta un’opportunità per rafforzare il sistema sportivo sammarinese, valorizzare il patrimonio pubblico e promuovere una più ampia partecipazione della società civile e del tessuto economico al perseguimento di obiettivi di interesse collettivo. È una norma che guarda allo sviluppo, alla collaborazione e alla responsabilità condivisa, con l’ambizione di generare benefici duraturi per il nostro Paese. Per queste ragioni, a nome della maggioranza, invito il Consiglio Grande e Generale ad approvare il progetto di legge «Disposizioni e incentivi a sostegno degli eventi sportivi e del patrimonio immobiliare di proprietà dell’Eccellentissima Camera».
Matteo Casali (RF): Eccellentissimi Capitani Reggenti, onorevoli membri del Consiglio Grande e Generale, le opposizioni si sono approcciate alla legge «Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva» senza alcun preconcetto e, anzi, considerando con favore la possibilità che iniziative sportive e, come il progetto di legge inizialmente prevedeva, la realizzazione o manutenzione di infrastrutture per lo sport possano beneficiare dell’intervento finanziario privato, in quella sinergia con il pubblico che nel nostro Paese costituisce una risorsa ancora da indagare compiutamente. È tuttavia da evidenziare l’ormai consueta assenza di confronto che ha caratterizzato l’approdo del progetto di legge in Commissione. Questo faceva presagire lo svolgimento dei lavori secondo il solito copione, con la pedissequa approvazione del progetto di legge così come presentato, o eventualmente emendato dalla sola maggioranza, senza la minima considerazione per le proposte delle forze di opposizione. Per questa ragione e, in verità, anche per la portata evidentemente modesta dell’impatto della norma nella sua prima formulazione, le opposizioni hanno presentato un solo emendamento abrogativo dell’articolo che, demandando al Congresso la possibilità di concedere ai donatori ulteriori e ampi riconoscimenti, avrebbe certamente causato le maggiori criticità. Le forze di opposizione hanno inoltre espresso una posizione fortemente critica verso la serie di emendamenti presentati all’ultimo minuto dalla maggioranza, che hanno di fatto snaturato il progetto di legge estendendo all’intero patrimonio immobiliare dello Stato i benefici fiscali per i donatori di fondi destinati a nuove costruzioni o ristrutturazioni, quando tali prerogative erano previste nel progetto iniziale solo per le strutture sportive. Va comunque evidenziato positivamente l’atteggiamento dialogico tenuto in particolare dal segretario di Stato Fabbri, che si è prestato al confronto e al recepimento dei suggerimenti pur in assenza di proposte di emendamento scritte. Il progetto di legge si sostanzia in due distinti pilastri, afferenti a due distinti titoli, entrambi relativi ad agevolazioni fiscali a vantaggio di donatori, persone fisiche o giuridiche, di somme in denaro: da una parte per la realizzazione di eventi sportivi, dall’altra per la realizzazione o manutenzione di infrastrutture afferenti all’intero patrimonio immobiliare pubblico. Le opposizioni hanno quindi preso atto dell’opportunità di mutare il titolo del progetto di legge, la cui genericità non risultava appropriata nemmeno rispetto al contenuto iniziale della norma, che non riguardava generiche disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva, ma si limitava ai due specifici aspetti appena menzionati. L’estensione delle agevolazioni fiscali ai donatori di somme in denaro, non più per le sole infrastrutture sportive ma per l’intero patrimonio immobiliare dello Stato, ha tuttavia destato forte preoccupazione nelle forze di opposizione fin dalla discussione dell’articolo 1 che, emendato in tal senso dalla maggioranza, definisce le finalità della legge. Nell’iniziale ambito, circoscritto alle sole infrastrutture sportive, si poteva individuare una logica nella finalità della norma presentata. L’estensione semplicistica e poco ragionata della possibilità di finanziamento all’intero patrimonio immobiliare dello Stato è potenzialmente foriera di fenomeni distorsivi poco controllabili e certamente poco prevedibili a seguito di una modifica così estemporanea della portata della legge. Fra tutti, è stata rilevata la possibilità che, a fronte di un novero così ampio di opere di costruzione o manutenzione finanziabili tramite donazione, questa possa divenire uno strumento di ingerenza del privato nella programmazione dei lavori pubblici, innescando indirettamente un meccanismo privilegiato per i soggetti che possono permettersi di pagare un intervento pubblico, a sfavore di chi non può permetterselo. Si pensi, a mero titolo di esempio, alle manutenzioni: la donazione potrebbe diventare uno strumento di pressione per l’esecuzione di un intervento a scapito di altri, che potrebbero perdere priorità perché realizzabili solo con fondi pubblici. Le forze di opposizione hanno quindi suggerito di mantenere gli ambiti di intervento inizialmente previsti dal progetto di legge, rimandando eventuali estensioni a successivi approfondimenti e a norme più strutturate. Successivamente la minoranza ha proposto, come mediazione, l’estensione della norma ai soli edifici pubblici e alle relative pertinenze, al fine di escludere almeno momentaneamente tutte le opere genericamente comprese nel patrimonio immobiliare dello Stato e foriere delle più probabili distorsioni. Purtroppo questi suggerimenti non sono stati accolti e le forze di opposizione si sono trovate a dover discutere su due piedi una norma la cui portata era stata completamente snaturata, senza nemmeno poter compiere verifiche con i gruppi di lavoro interni ai propri partiti. All’articolo 2 si introducono le definizioni valide ai sensi del progetto di legge in discussione. Le opposizioni hanno proposto di circostanziare la definizione di donazione affinché fosse chiarito che, al di fuori delle agevolazioni fiscali contenute nella norma, nessun’altra prestazione potesse essere pretesa o dovuta a seguito della donazione medesima. Questa proposta, anche a fronte della pressoché totale assenza di strumenti di controllo introdotti dalla norma, non è stata accolta, pur essendo particolarmente opportuna ai fini della deducibilità degli importi elargiti per la realizzazione di eventi sportivi, disciplinata dall’articolo 4. Avrebbe aiutato a evitare che eventuali sponsorizzazioni fossero camuffate da donazioni o che il donatore, in cambio della somma elargita e oltre ai benefici fiscali ricevuti, pretendesse dall’organizzatore dell’evento prestazioni di qualsiasi altra natura. Non è parsa convincente la rassicurazione fornita circa la modestia dei vantaggi derivanti da eventuali abusi, che, nei limiti del possibile, la legge dovrebbe prevedere e prevenire. È stata invece accolta l’istanza delle opposizioni di dare evidenza, tramite pubblicazione, a tutte le proposte di eventi sportivi assoggettabili alla norma, anziché ai soli progetti approvati. Non ha purtroppo trovato accoglimento la proposta, avanzata ancora dalla minoranza, di prevedere una forma di priorità per gli eventi sportivi promossi da federazioni emergenti, caratterizzate da un basso numero di affiliati o da fondi limitati, nella convinzione che la legge potesse essere anche un’occasione di promozione di discipline meno conosciute. Il capo II del titolo II della norma disciplina le agevolazioni fiscali per le donazioni relative alla realizzazione o manutenzione di opere afferenti al patrimonio immobiliare dello Stato, inizialmente previste per le sole infrastrutture sportive, di cui si è ampiamente detto. L’opposizione ha infine presentato il proprio emendamento per l’abrogazione dell’articolo 7, «Riconoscimenti», che nella sua formulazione originaria si sarebbe senz’altro prestato al deplorevole meccanismo del do ut des. Il Congresso di Stato, infatti, a seguito delle donazioni disciplinate dalla norma e dopo l’adozione di un apposito regolamento, avrebbe potuto prevedere a favore dei donatori riconoscimenti di qualsiasi tipo, ad eccezione di somme di denaro o beni tangibili. L’ampiezza e la discrezionalità di tali riconoscimenti avrebbero certamente prestato il fianco a gravi distorsioni. Ricordo, a mero titolo di esempio, che una sponsorizzazione, una convenzione o una concessione in uso non sono certamente beni tangibili a livello giuridico, ma possono comunque costituire servizi, beni immateriali o diritti patrimoniali. Fortunatamente il clima collaborativo ha consentito la riformulazione dell’articolo 7 e l’introduzione, a ulteriore specificazione, di un articolo 7-bis, che determinano inequivocabilmente la natura simbolica dei riconoscimenti conferibili a seguito di donazione e tranquillizzano notevolmente rispetto a possibili fenomeni distorsivi. Eccellentissimi Capitani Reggenti, onorevoli membri del Consiglio Grande e Generale, le opposizioni ritengono che la disciplina degli incentivi alla donazione per i soggetti privati nell’ambito delle manifestazioni sportive e degli interventi sulle opere pubbliche e, più in generale, qualsiasi forma di partenariato pubblico-privato siano una risorsa per il Paese tanto importante quanto ancora quasi totalmente inesplorata. Per questo non hanno posizioni aprioristicamente contrarie a norme che disciplinino tali ambiti, soprattutto se in relazione al mondo dello sport. Ritengono tuttavia che la norma licenziata dalla Commissione potesse essere ulteriormente migliorata, per quanto riguarda le donazioni per manifestazioni sportive, soprattutto sul tema dei controlli e sulla promozione delle discipline emergenti. Evidenziano inoltre come lo snaturamento della norma rispetto al progetto presentato in prima lettura, con l’ampliamento delle agevolazioni fiscali all’intero patrimonio immobiliare dello Stato, possa produrre fenomeni distorsivi di non poco conto. Una disciplina del genere avrebbe meritato un esame meno estemporaneo e una valutazione a tutto tondo, anche attraverso la revisione di normative vigenti rimaste inapplicate, per disciplinare compiutamente e con strumenti moderni l’intera materia del partenariato pubblico-privato nella realizzazione e nella gestione di opere pubbliche. La minoranza ha quindi espresso un voto di astensione, riconoscendo che il lavoro in Commissione ha introdotto miglioramenti rispetto al testo proposto, ma rimettendo all’Aula ogni compiuta valutazione a fronte di una modifica così significativa della legge esaminata in prima lettura.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Quando il progetto è stato presentato in prima lettura, l’obiettivo era preciso: introdurre nuovi strumenti per sostenere eventi sportivi di particolare rilevanza e, nello stesso tempo, favorire l’apporto di risorse private per la conservazione, la riqualificazione e lo sviluppo delle strutture sportive della Repubblica. L’idea alla base del provvedimento era, e rimane, molto semplice: creare le condizioni affinché risorse private possano concorrere alla realizzazione di finalità pubbliche attraverso meccanismi fiscali predeterminati, trasparenti e controllabili. È un modello che consente di affiancare alle tradizionali forme di finanziamento pubblico ulteriori strumenti, capaci di mobilitare disponibilità presenti nel sistema economico e nella società civile. Nel corso dei lavori della Commissione, tuttavia, è maturata una scelta politica importante. La maggioranza ha ritenuto che questo meccanismo non dovesse rimanere circoscritto alle sole strutture sportive, ma potesse essere messo a disposizione, con le necessarie garanzie, dell’intero patrimonio immobiliare di proprietà dell’Eccellentissima Camera. È certamente la modifica più significativa rispetto al progetto originario. Permettetemi di dire che, per la Segreteria di Stato all’Industria con delega allo Sport, che ha predisposto questo impianto normativo, rappresenta anche motivo di particolare soddisfazione: quando uno strumento pensato inizialmente per un determinato settore viene ritenuto sufficientemente valido, flessibile e utile da essere esteso ad ambiti assai più vasti, significa che l’idea di fondo possedeva una capacità di applicazione che andava oltre il perimetro inizialmente immaginato. Il progetto nasce dunque per lo sport, ma durante il percorso legislativo assume una valenza più ampia e più generale, e credo che questa evoluzione meriti di essere sottolineata. La Repubblica dispone di un patrimonio immobiliare importante, che necessita continuamente di manutenzione, riqualificazione e recupero e, in alcuni casi, di nuovi investimenti. Le risorse pubbliche, per definizione, non sono infinite. Ogni anno lo Stato è chiamato a stabilire le priorità, programmare gli interventi e inevitabilmente distribuire nel tempo opere che pure possono essere necessarie. Questo progetto introduce una possibilità ulteriore: non sostituisce l’investimento pubblico, non sostituisce la programmazione dello Stato e non trasferisce ai privati la scelta delle opere da realizzare. Aggiunge uno strumento attraverso il quale l’interesse pubblico, già individuato dalle istituzioni, può incontrare la disponibilità di soggetti privati a concorrere alla sua realizzazione. È fondamentale sottolineare proprio questo. La legge prevede che sia il Congresso di Stato a individuare annualmente gli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico ai quali potranno essere applicati questi strumenti, attraverso una norma che viene poi in Consiglio Grande e Generale con la legge di bilancio. La scelta delle priorità rimane quindi nelle mani delle istituzioni, la programmazione rimane pubblica e la responsabilità delle decisioni rimane pubblica. Il privato può scegliere di contribuire a un progetto che lo Stato ha individuato; non è il privato a stabilire quali debbano essere le priorità dello Stato. Credo che questo rappresenti il corretto equilibrio tra l’apertura alla collaborazione con il sistema economico e la piena tutela della funzione pubblica. Il lavoro della Commissione non si è però limitato all’ampliamento dell’ambito di applicazione. Sono intervenute ulteriori modifiche e precisazioni: è stato rafforzato il principio di trasparenza nella selezione degli eventi sportivi, è stata definita con maggiore puntualità la procedura per individuare gli interventi sul patrimonio immobiliare pubblico e sono stati precisati i limiti relativi ai riconoscimenti che possono essere attribuiti a coloro che effettuano erogazioni volontarie. Su questo aspetto credo sia importante mantenere una distinzione molto chiara: la donazione non è una sponsorizzazione. Chi effettua un’erogazione volontaria contribuisce alla realizzazione di una finalità pubblica e gli eventuali riconoscimenti devono mantenere carattere istituzionale, informativo o comunicativo. Non devono tradursi nell’acquisto di un vantaggio economico o di una posizione privilegiata nei confronti dell’amministrazione. È quindi corretto che, nel momento in cui il campo di applicazione della legge è stato significativamente ampliato, siano stati contestualmente definiti con puntualità le garanzie, i limiti e le modalità attraverso le quali lo strumento potrà operare. Rimane naturalmente intatta la prima grande finalità del progetto, quella relativa allo sport e agli eventi sportivi. Negli ultimi anni San Marino ha scelto di sostenere importanti manifestazioni internazionali attraverso specifici interventi e capitoli dedicati. Penso, tra gli altri, alla MotoGP, al Rallylegend e agli Internazionali di tennis. Ma al di fuori dei grandi eventi esiste tutto il sistema sportivo quotidiano: federazioni, associazioni, atleti, tecnici, giovani e impianti. Le risorse pubbliche ordinarie, da sole, non possono realisticamente accompagnare tutte le esigenze e tutte le ambizioni di un movimento così articolato. Anche per questo è utile creare strumenti capaci di favorire un maggior coinvolgimento del sistema economico e dei privati, non per ridurre le responsabilità dello Stato, ma per ampliare le possibilità dello sport sammarinese. Gli eventi sportivi, del resto, rappresentano molto più della sola dimensione agonistica. Producono promozione internazionale, generano presenze sul territorio, sostengono il turismo, il commercio, la ristorazione e i servizi, rafforzano l’immagine della Repubblica. Ma il progetto che oggi torna in Aula va oltre questa dimensione. È partito dallo sport perché proprio lo sport ci ha mostrato con particolare evidenza quanto possa essere importante costruire forme serie e trasparenti di collaborazione tra istituzioni e soggetti privati. Il principio che abbiamo voluto introdurre è semplice: quando esiste un interesse pubblico chiaramente individuato e vi è una disponibilità privata a contribuire alla sua realizzazione, l’ordinamento deve possedere gli strumenti per rendere possibile questo incontro. Non dobbiamo avere timore di sperimentare nuovi strumenti, naturalmente mantenendo saldi i principi della trasparenza, del controllo e della responsabilità pubblica. Anzi, la dimensione di San Marino può consentirci di verificare con maggiore immediatezza l’efficacia di soluzioni innovative e di costruire un rapporto diretto fra istituzioni, sistema economico e società civile. Per questo considero particolarmente significativo il percorso compiuto da questo progetto di legge. Siamo partiti da un’esigenza concreta nel settore sportivo e da una proposta costruita per darle una risposta. La Commissione ha ritenuto che quello strumento potesse avere un’utilità più generale per il Paese, estendendolo all’intero patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera. È un ampliamento importante, che attribuisce al provvedimento una dimensione diversa rispetto a quella di partenza e che proprio per questo considero un riconoscimento della validità dell’impianto che avevamo proposto. Ringrazio quindi tutti i componenti della Commissione, tutte le forze politiche di maggioranza e tutte le forze politiche di opposizione che hanno partecipato al confronto costruttivo. Le diverse sensibilità emerse hanno consentito di definire il nuovo perimetro assunto dal provvedimento e di accompagnarne l’estensione con le necessarie garanzie. Oggi arriva all’esame definitivo uno strumento che conserva una forte matrice sportiva, ma che allo stesso tempo guarda molto più lontano. Uno strumento che può consentire alla Repubblica di mobilitare nuove risorse e di valorizzare il proprio patrimonio, mantenendo fermo un principio che considero imprescindibile: le risorse private possono concorrere alla realizzazione dell’interesse pubblico, ma è e deve rimanere l’interesse pubblico a guidare le scelte. Credo sia questo il significato più importante del progetto di legge che oggi torna all’esame del Consiglio Grande e Generale.
Matteo Casali (RF): Vorrei fare due brevi battute per chiarire, in una forma un po’ più dialogica e meno formale, i contenuti che ho già espresso nella relazione. Ho già dato atto al segretario Fabbri di aver condotto, naturalmente insieme al presidente della quarta Commissione, i lavori in un clima sereno e di buona collaborazione. È una cosa che, per esempio, non era avvenuta per altri progetti di legge: mi riferisco al fine vita, discusso a ridosso di questo progetto sullo sport, che era un progetto blindato. Quando i progetti non sono blindati e arrivano in Commissione con una controparte disposta a collaborare, il clima è completamente diverso. Come dicevo, il progetto di legge si sostanzia in due grandi pilastri: le agevolazioni fiscali in seguito alle donazioni di persone fisiche o giuridiche per gli eventi sportivi e il finanziamento della costruzione o manutenzione di opere. Qui si colloca la prima grande perplessità delle opposizioni. Originariamente queste opere potevano riguardare solo il mondo sportivo e, in quell’ambito, pur intravedendo possibili distorsioni di cui dirò e che peraltro permangono, la norma aveva una sua delimitazione e un suo senso. In Commissione, invece, ci siamo trovati all’ultimo momento davanti a una proposta che ha ampliato enormemente la portata della legge. Devo dire che, se chi era presente vuole riportare gli eventi con onestà, può darmene atto: forse anche lo stesso segretario ne è rimasto stupito. L’emendamento è arrivato all’ultimo minuto e ha esteso in maniera generalizzata la possibilità di agevolazioni fiscali per i donatori di somme di denaro destinate alla manutenzione, costruzione o ristrutturazione di qualsiasi immobile pubblico dello Stato. Capite che è un ampliamento potenzialmente pericoloso della norma, soprattutto se fatto in maniera così estemporanea e, mi duole dirlo, poco ragionata. Esistono già strumenti di partenariato pubblico-privato per la realizzazione di opere pubbliche e noi auspichiamo che vengano rivisti, anche perché non sono mai stati applicati. Esistono norme nell’ordinamento sammarinese che disciplinano questo partenariato: per esempio, il decreto 97/2011, che istituisce la cosiddetta finanza di progetto. Auspichiamo una revisione ampia di questi strumenti. Il decreto 97/2011 non ha mai prodotto un progetto di partenariato pubblico-privato: in quindici anni non ha prodotto una partnership. La nostra idea era quindi prendere la norma esistente, ragionare su tutte le possibilità offerte dal partenariato pubblico-privato e produrre una norma organica, applicabile e aggiornata, piuttosto che prendere spunto in Commissione da una norma settoriale e ampliarla, in modo così poco ragionato, all’intero patrimonio pubblico. Quali distorsioni può provocare questa situazione? Un privato facoltoso potrebbe finanziare un’opera pubblica qualsiasi, per esempio una manutenzione stradale, dicendo: «Io ci metto 50.000 euro, adesso mi asfaltate la strada». Contano poco le garanzie che la legge prevede, ovvero che il Congresso di Stato debba inserire quest’opera fra quelle strategiche e definire anno per anno l’elenco delle opere finanziabili, perché ne abbiamo viste di tutti i colori. Non mi stupirebbe che un segretario di Stato particolarmente svelto inserisse l’asfaltatura di una certa via fra le opere strategiche e la mettesse in delibera perché c’è un privato che offre 50.000 euro per farsela asfaltare. Tanto più che la dichiarazione di «opera strategica» è diventata ormai una barzelletta: ormai tutto è opera strategica. Non mi stupirebbe che anche l’asfaltatura di una strada venisse dichiarata tale per incassare quei 50.000 euro. Questo comporterebbe che gli enti autonomi deputati a quel tipo di lavori si vedrebbero scavalcati nella gerarchia degli interventi stabilita in base alle necessità. Gli enti pubblici hanno una capacità di intervento annua limitata, non possono intervenire su tutto il patrimonio pubblico dello Stato in un solo anno. È chiaro che gli interventi finanziati dai privati potrebbero diventare prioritari rispetto a quelli effettivamente necessari. Chi non ha la possibilità di metterci denaro — una via in un comprensorio dove non vivono persone facoltose o dove non c’è un’industria, per esempio — rischierebbe di rimanere sempre in fondo all’elenco, semplicemente perché non c’è un privato disposto a finanziare l’intervento. Questa è una distorsione grossa. Non si può partire da una legge che riguarda un ambito circoscritto e ampliarla così a tutto il patrimonio dello Stato, come se si dicesse: «Si accettano offerte». Non funziona. Questa è, a mio modo di vedere, la distorsione più grave. Sarebbero state inoltre auspicabili altre forme di controllo per verificare che una donazione sia effettivamente tale e non nasconda, magari, una sponsorizzazione. Parlo anche dell’organizzazione degli eventi sportivi: altri controlli avrebbero dovuto essere previsti, ma non lo sono stati. Abbiamo riportato queste modifiche di grande portata, introdotte purtroppo in modo estemporaneo, ai gruppi di lavoro interni ai nostri partiti e abbiamo avviato un dibattito. Ci approcciamo con grandissima perplessità a una legge che è stata snaturata e che oggi va ben oltre i compiti e gli ambiti per i quali era stata proposta in prima lettura.
Fabio Righi (D-ML): Credo sia necessario intervenire per le ragioni che ha spiegato bene il collega che mi ha preceduto e sulle quali è importante fare ulteriori considerazioni. Parto dalle modalità, permettetemi di dire sospette, con cui arriva un provvedimento di questa portata. Lo stesso segretario ci dice oggi che è stato completamente trasformato e ampliato rispetto alle idee e alle ragioni dell’intervento originario. Per chi ci ascolta da casa e magari non ha seguito tutta la vicenda, l’intervento iniziale era mirato al settore sportivo ed era, peraltro, condivisibile. Il segretario competente proponeva incentivi di natura economica per consentire anche alle imprese e ai privati di partecipare al raggiungimento di determinati obiettivi di interesse nazionale nel settore sportivo. Su questo l’Aula, in prima lettura, e poi la Commissione erano chiamate a ragionare: un intervento limitato a uno specifico settore, con i relativi pesi e contrappesi. Non possiamo tacere il fatto che, di punto in bianco, arriva un emendamento — e ancora non si capisce bene da parte di chi; è chiaro che poi lo ha portato avanti la maggioranza — che pretende di estendere questo strumento all’intero patrimonio dello Stato. Lo fa con una riga, all’interno di un intervento nato per lo sport, le infrastrutture sportive e le manifestazioni sportive. Comprenderete che, a questo punto, il ragionamento è completamente diverso rispetto all’impostazione originaria. Quella sottolineata dal collega che mi ha preceduto è anche una nostra fortissima preoccupazione, aggravata proprio dalle modalità con cui è arrivato l’emendamento. Ci viene il forte sospetto che la volontà non sia quella, illustrata oggi dalla maggioranza, di dare strumenti più efficaci al sistema. La sensazione è che ci siano già richieste precise e interessi precisi e che, all’improvviso, si inserisca una modifica nel primo provvedimento utile per rispondere a quelle esigenze. Questa preoccupazione è rafforzata dall’impostazione che avete seguito fin dall’inizio, e che qualcuno porta avanti da tempo, non solo in questa legislatura. Esiste già lo strumento della finanza di progetto: va migliorato e modificato, ma quello doveva essere il contesto in cui intervenire. Permettetemi una battuta. Quando presentiamo emendamenti a norme che non vi vanno bene, ci dite sempre che non è quello il contesto: è successo con gli emendamenti alla legge sulla famiglia e con quelli sulla legge per lo sviluppo. Adesso, invece, sarebbe questo il contesto per intervenire sulla finanza di progetto, quando esiste una legge che la disciplina? Anche qui, allora, non dovrebbe essere questo il contesto. Gli ulteriori sospetti non sono rivolti al segretario che propone il provvedimento, sia chiaro, ma certamente ad alcuni colleghi e ad altri soggetti. Parlo di coloro che hanno indicato come interventi strategici gli infissi di Palazzo Begni, le finestre. Capiamo di cosa stiamo parlando. Oppure il rifacimento di una piazza. E non fatemi parlare di un treno che non va da nessuna parte. Noi non siamo contrari a investire in un’infrastruttura come un treno o un trenino, lo abbiamo detto, ma non si dà il via a un intervento quando non esiste il progetto per il suo proseguimento e il treno finisce per non andare da nessuna parte. Soprattutto in questa legislatura si stanno presentando come incredibilmente strategici e mirabolanti il taglio dell’erba, l’asfaltatura, una presa della luce, un lampione, la manutenzione di un ascensore. Con questo provvedimento introduciamo uno strumento che rischia di diventare quasi una legalizzazione, anzi un incentivo, delle prebende, anziché uno strumento per realizzare infrastrutture strategiche. Sappiamo benissimo anche noi, e lo diciamo da anni, che il bilancio dello Stato da solo non può sostenere tutte le necessità infrastrutturali del Paese. Ma, fatto così e con questa impostazione — che non tutti voi avete, ma molti sì —, diventa un incentivo alle prebende: «Mi paghi e ti faccio quello che mi chiedi» e, in più, ti riconosco anche un beneficio. È in questo contesto che ci troviamo a esaminare il provvedimento. La nostra proposta, che probabilmente sarà di nuovo inascoltata, è riportare il testo alla formulazione precedente, alla ragione per cui è nato: incentivare il settore dello sport. Questo è assolutamente condivisibile. Non è invece condivisibile un’apertura così ampia, con uno strumento che temiamo sarà fuori controllo e con la possibilità per il Congresso di Stato di intervenire anche attraverso regolamenti. Negli ultimi mesi, peraltro, il Congresso ha dimostrato di essere molto più concentrato su iniziative di interesse personale, partitico, politico o familiare che su altro. Noi non rimarremo silenti. Non sono finiti i dibattiti su quanto è accaduto di recente e anche nel passato, con iniziative presentate come di interesse nazionale dietro le quali c’era, o c’è, altro. Non è finito tutto perché adesso al CORPER è passata la firma dell’Unione europea e pensate che tutto debba passare in cavalleria. Non è così. Temiamo che anche questo strumento vada in quella direzione. Per queste ragioni, nonostante si continui a fare ironia sui nostri interventi, non condividiamo il provvedimento. E pretenderemo che si torni a parlare anche di tutti gli altri aspetti.
Gian Nicola Berti (AR): Mi rendo conto che questa opposizione è sempre più in difficoltà nel riconoscere anche le iniziative lodevoli messe in campo dalla maggioranza e dal Governo per rispondere alle esigenze dei cittadini e, soprattutto, del mondo sportivo sammarinese. Non dimentichiamo che la legge è mirata al finanziamento degli eventi sportivi. Siamo perfettamente consapevoli che il nostro Stato, da sempre, investe troppo poco nel sostegno alle federazioni sportive. In un momento in cui dobbiamo contenere la spesa pubblica e si è tagliato un po’ ovunque, diventa difficile investire molto di più nello sport. Allora necessità fa virtù: si è pensato di attingere anche alle possibilità economiche e finanziarie dei privati che vogliono sostenere eventi sportivi o interventi sul patrimonio immobiliare dello Stato. Sono atti di liberalità che possono produrre un ritorno economico, sociale e sportivo importante per il territorio. Perché anche gli immobili? Perché tutti gli impianti sportivi della Repubblica sono di proprietà dell’Eccellentissima Camera. Se vogliamo consentire donazioni destinate anche all’ampliamento e al miglioramento di quegli impianti, la legge andava ampliata, ed è stata ampliata. Non aveva senso porre limiti di questo genere: è rimasta aperta a tutto il patrimonio immobiliare, pur essendo una legge che mira principalmente a sostenere le federazioni sportive sammarinesi. Ci sono tante scelte del passato che oggi rimpiangiamo. Penso alla piscina di Serravalle: sarebbe un bellissimo palazzetto del nuoto, ma manca una vasca di riscaldamento e quindi certe tipologie di eventi non si possono organizzare. Oggi lo Stato deve intervenire finanziariamente sulla sanità, sulle scuole e sulle altre necessità primarie. Può essere difficile destinare risorse all’ampliamento di un impianto sportivo, ma si può ricorrere anche al sostegno dei privati. È ciò che il segretario Fabbri ha cercato di fare e pensiamo che sia un’iniziativa lodevole. Arrivano critiche? Ce ne faremo una ragione. Speriamo che, al di là delle critiche dell’opposizione — che probabilmente arriverebbero comunque, perché il «sì, ma però» la contraddistingue su ogni argomento —, questa legge venga riconosciuta per la sua importanza per il movimento sportivo e per tutti i cittadini sammarinesi. Si potrebbe dire che quei soldi arriverebbero comunque nelle casse dello Stato attraverso le tasse. È anche vero, però, che se riusciamo a sollecitare un intervento privato e a destinarlo in anticipo al finanziamento di strutture pubbliche, almeno guadagniamo tempo. Le entrate fiscali potrebbero arrivare nel 2026, nel 2027 o nel 2028; attraverso i finanziamenti privati possiamo anticipare quelle spese, la costruzione degli impianti sportivi o lo svolgimento di eventi sportivi sul territorio. Non dobbiamo dimenticare la vocazione turistica e sportiva del nostro Paese. Abbiamo molti impianti che purtroppo non riusciamo a sfruttare adeguatamente, anche perché le federazioni sportive sono piccole e non hanno sempre le risorse necessarie per organizzare un campionato europeo, un campionato del mondo o altri eventi internazionali. Bisogna rivolgersi anche a operatori specializzati, ma servono risorse che vanno oltre le disponibilità delle federazioni e dello stesso CONS. Questa legge offre uno strumento importante: un soggetto che vuole legare la propria immagine a un evento sportivo può sostenerlo economicamente, con il beneficio fiscale previsto, se si tratta di uno degli eventi che il Comitato olimpico nazionale sammarinese individuerà ogni anno come meritevoli di sostegno. Questo può aiutare le federazioni a fare un passo avanti e a organizzare eventi sul nostro territorio, con ricadute anche sull’accoglienza e su altri settori dell’economia sammarinese. Lo stesso può avvenire per il patrimonio immobiliare. Questo impulso economico non servirà soltanto, come diceva qualcuno, a sistemare le finestre di Palazzo Begni — opera per la quale, credo, sarebbe difficile trovare un finanziatore. Penso, per esempio, a Marlù. Si è parlato, a proposito di un’istanza d’Arengo, delle necessità del centro storico di Montegiardino in termini di interventi, viabilità e parcheggi: Marlù, che ha lì la propria sede, potrebbe decidere di finanziare un intervento di questo genere. È uno strumento che diamo ai privati per legare la propria immagine a un’iniziativa e dimostrare la propria solidarietà sociale attraverso interventi utili al territorio.
Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo molto velocemente su questa seconda lettura del progetto di legge. È vero che rispetto alla prima lettura sono state fatte delle modifiche, ma il provvedimento nasce con un fine assolutamente nobile: verificare se ci siano le condizioni per ammodernare gli impianti sportivi presenti sul nostro territorio. Cerco, nei limiti del possibile, di ragionare anche sui dubbi sollevati dai colleghi dell’opposizione che mi hanno preceduto, perché sono questioni sulle quali è giusto riflettere. Il riconoscimento in termini di credito d’imposta per le persone giuridiche che effettueranno questi interventi arriva fino a un massimo del 70% nell’arco di undici anni; per le persone fisiche, invece, il limite è del 15%. Credo però che si debba fare una valutazione complessiva. Si poteva eventualmente inserire questa possibilità in un altro provvedimento? Forse sì. Ma bisogna ragionare più sulla sostanza che sulla forma. Il provvedimento prevede che gli interventi siano inseriti tra le opere strategiche pubbliche e che, attraverso un decreto che torna in Consiglio Grande e Generale, possano essere valutati positivamente o negativamente. Si tratta certamente di un ampliamento rispetto alle sole strutture sportive, dovuto al fatto che riteniamo questa opportunità utile anche per altri interventi strategici individuati dal Governo e dalla maggioranza. Faccio un esempio molto semplice. È comprensibile applicare la norma al miglioramento di un campo sportivo, perché è per questo che è nata. Ma se qualcuno volesse finanziare un ammodernamento analogo in un teatro o in un’altra struttura con una finalità pubblica? Volevo completare il ragionamento: credo che questa possibilità, prevista per le strutture sportive pubbliche, possa valere anche per un soggetto privato che voglia finanziare, attraverso questo provvedimento, la riqualificazione di un teatro o di strutture di altro tipo, per esempio scolastiche o ludiche. Credo sia corretto che anche questi interventi possano rientrare negli incentivi. Ripeto: forse non era questa la legge giusta, ma con l’ampliamento non si vuole aprire a interventi senza regole. C’è la volontà di individuare le strutture strategiche e di sottoporle comunque alla valutazione del Consiglio Grande e Generale attraverso l’apposito decreto del Congresso di Stato. Prima di chiudere, tengo a ringraziare il segretario di Stato Rossano Fabbri. Credo che questa sia una delle prime legislature, a mia memoria, in cui si interviene sullo sport in modo concreto anche dal punto di vista normativo. Per la prima volta lo sport non è stato affrontato soltanto nella sua dimensione ludica o attraverso gli eventi già presenti. Grazie al lavoro della sua Segreteria si è intervenuti anche su questioni normative rimaste irrisolte per anni. Segretario, grazie per il lavoro svolto. La nostra compagine valuta positivamente l’intervento proposto.
Barbara Bollini (PDCS): Vorrei intervenire anch’io in seconda lettura su questo progetto di legge, ringraziando il segretario di Stato Rossano Fabbri per aver portato alla nostra attenzione un progetto innovativo che risponde alle sfide attuali del Paese. Parto da un punto che credo sia condiviso da tutti: lo sport, gli eventi sportivi e la riqualificazione delle nostre strutture sono importanti per la Repubblica di San Marino. Lo sport non è soltanto agonismo: è educazione, salute, socialità, formazione dei giovani e promozione del territorio. Attraverso le sue numerose manifestazioni è anche uno strumento di attrazione turistica ed economica. Lo sport è inclusione. A San Marino sono presenti tante federazioni che rappresentano quasi tutte le discipline. Vorrei inoltre ringraziare tutti gli atleti e le atlete che, con il loro impegno e la partecipazione a tante competizioni, hanno conquistato prestigiose medaglie portando il nome di San Marino nel mondo. Grazie di cuore anche agli staff e ai numerosi volontari che, con passione e dedizione, contribuiscono a rendere possibili questi traguardi. Crediamo quindi che la partecipazione dei privati al sostegno degli eventi sportivi di interesse nazionale e agli interventi sulle strutture pubbliche possa rappresentare un’opportunità che la Repubblica non deve perdere. Il progetto di legge nasce con un obiettivo preciso: incentivare gli eventi sportivi e favorire la manutenzione, la riqualificazione e lo sviluppo delle strutture sportive. Vorrei fare un solo esempio: un evento come la Titanica, che porta San Marino tra i protagonisti nel mondo del ciclismo e dà visibilità alla Repubblica. Con maggiori contributi privati, una manifestazione che oggi conta, mi sembra, 300 o 400 partecipanti potrebbe svilupparsi, ampliarsi e richiamare persone da tutta Europa e dal mondo. Nel corso dell’esame in Commissione il perimetro della legge è stato significativamente ampliato fino a comprendere il patrimonio immobiliare dell’Eccellentissima Camera, una scelta accolta con favore dai commissari. La scelta delle manifestazioni e delle opere da finanziare deve però rimanere in capo alle istituzioni pubbliche, allo Stato. Il coinvolgimento dei privati può rappresentare una risorsa aggiuntiva, ma deve inserirsi in una programmazione pubblica precisa. È importante assicurare regole trasparenti, criteri oggettivi, controlli e sostenibilità finanziaria. Ciascuna federazione sportiva nazionale può presentare al CONS, entro il 30 settembre di ogni anno, un progetto per la realizzazione di un evento sportivo nell’anno successivo. Possono essere autorizzati fino a cinque eventi ogni anno, sulla base delle richieste pervenute. Potranno effettuare donazioni sia le persone fisiche sia le persone giuridiche. L’obiettivo principale del provvedimento è incentivare donazioni e investimenti a favore degli eventi sportivi e degli interventi sul patrimonio immobiliare dello Stato: non soltanto, quindi, per lo sport, ma anche per gli immobili pubblici, molti dei quali hanno bisogno di interventi. A questo scopo sono previsti strumenti fiscali che rendano i contributi concretamente attrattivi. Questa legge non parla soltanto di incentivi: parla della capacità della politica di scegliere dove investire, sostenendo lo sport, valorizzando il nostro patrimonio e mettendo le risorse pubbliche al servizio di una crescita concreta della Repubblica.
Gaetano Troina (D-ML): Intervengo brevemente anch’io come membro della quarta Commissione. Non ripeterò le considerazioni già svolte dai colleghi, perché non voglio allungare oltre misura il dibattito, ma penso sia doveroso sottolineare un aspetto. Come ricordavano i colleghi, in Commissione ci siamo ritrovati a discutere un progetto di legge piuttosto diverso da quello presentato in prima lettura, tanto da modificarne il titolo. Anche la struttura del testo, pur breve per numero di articoli, è stata cambiata in maniera sostanziale. Il tema che ha tenuto principalmente banco in Commissione è la possibilità di concedere incentivi o agevolazioni non soltanto ai privati che vogliano contribuire alla ristrutturazione o al miglioramento di strutture sportive, ma più in generale a chi intervenga sugli immobili dell’Eccellentissima Camera, come ha sottolineato il collega Casali nella relazione di minoranza. In generale non è un concetto che contestiamo come forza politica: se ci sono collaborazioni virtuose tra pubblico e privato, nell’interesse pubblico di riqualificare immobili che necessitano di interventi, ben vengano. Ma il modo in cui la proposta è arrivata in Commissione, con uno stravolgimento emerso in maniera anomala e all’ultimo momento, ci ha fatto drizzare le antenne. Se non adeguatamente circoscritta e controllata, la norma rischia di prestarsi ad abusi o a possibili meccanismi di do ut des, obiettivamente già troppo diffusi nel nostro Paese. Se la maggioranza intende portare avanti il progetto di legge così come uscito dalla Commissione, manteniamo diverse riserve e ne terremo monitorata l’applicazione. Il nostro intento è evitare abusi e distorsioni.
Emanuele Santi (Rete): Tengo a ribadire un concetto espresso dai colleghi di opposizione prima di me. Questo progetto di legge è arrivato in prima lettura con una forma precisa: trattava disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva, che si traducevano in agevolazioni fiscali per chi effettuava donazioni a favore di eventi e per chi donava somme destinate alla realizzazione di opere. Come gruppo eravamo molto scettici rispetto a questa impostazione, però ci siamo presentati al confronto senza preconcetti, per capire le reali esigenze che portavano il Governo a proporre un intervento di questo tipo. Poi, con grande stupore, è arrivato l’emendamento della maggioranza che estendeva queste agevolazioni, soprattutto quelle relative alle opere pubbliche, non soltanto al patrimonio sportivo, ma a tutto il patrimonio dello Stato. Dall’espressione del segretario Fabbri, mi è parso che probabilmente quell’emendamento non fosse stato condiviso neppure con lui. A quel punto qualche retropensiero ce lo siamo fatto. Eravamo scettici, ma volevamo capire le necessità; con quell’emendamento, invece, il progetto di legge è stato completamente trasformato. La prima osservazione che farei riguarda il titolo: «Disposizioni e incentivi a sostegno dell’attività sportiva» non corrisponde più al risultato finale. A mio avviso bisognerebbe cambiare anche il titolo della legge, segretario, perché quello che era partito come progetto per lo sport è diventato tutt’altro. Le agevolazioni, riferite soprattutto alla concessione del credito d’imposta, potevano avere una ratio nell’ambito sportivo. Non comprendiamo, e siamo totalmente contrari, all’impostazione successiva, che estende questo beneficio a chi finanzia genericamente opere del patrimonio pubblico dello Stato. Segretario, mi dispiace contraddirla, ma in questo Paese dovrebbe esserci una programmazione delle opere, con interventi che il Governo ritiene strategici. Qui si rischia un’inversione: è il privato a fare una donazione, per esempio 10.000 euro per una strada o 5.000 euro per un marciapiede, e quell’opera non è più trattata come tutte le altre, secondo una priorità definita dal Governo. Diventa prioritaria perché qualcuno ci ha già messo i soldi. Così, in questo Paese, diventano prioritarie le necessità di chi ha la possibilità di finanziare le opere. Questo è il grande vulnus della legge. Sì, segretario, purtroppo è così: l’avete scritta così. Per noi è un’impostazione totalmente sbagliata. Eravamo disponibili a discutere delle manutenzioni degli impianti sportivi e siamo arrivati al confronto con questo spirito. Non abbiamo detto di no a priori. Ma quando è arrivato l’emendamento della maggioranza — io c’ero — è rimasto stupito anche lei. Non ci dica che era a conoscenza di quell’emendamento: ho visto la sua espressione. Mi è sembrato che neppure lei sapesse che la maggioranza lo aveva preparato. Non dico che fosse contrario, ma è rimasto abbastanza allibito. L’emendamento è arrivato all’ultimo minuto e ha esteso quelle modalità di finanziamento a tutto il patrimonio pubblico. È molto difficile intervenire in questo clima; probabilmente questo progetto di legge non interessa a nessuno. ome gruppo voteremo assolutamente contro e nell’esame dell’articolato spiegheremo anche le motivazioni. Si poteva ragionare sulle opere sportive. Qui, invece, si apre alla possibilità di finanziare opere pubbliche di qualsiasi natura su tutto il patrimonio dello Stato. È vero che le Segreterie di Stato individuano preventivamente cinque possibili manifestazioni sportive, ma la possibilità di finanziare con donazioni qualsiasi opera pubblica, per noi, non è accettabile. Chi ha soldi e disponibilità potrà finanziare un’opera e farla passare avanti alle altre: questo è clientelismo, altro che progetto Paese e priorità delle Segreterie di Stato. È questo il tema principale. Segretario, quando è arrivato quell’emendamento abbiamo visto anche in lei dello scetticismo. Adesso ha dovuto mandarlo giù perché la maggioranza glielo ha messo sul tavolo, ma noi non possiamo accettare questa modalità. Un progetto di legge nato per lo sport è diventato tutt’altro. Le hanno tolto anche il merito di portare una proposta che poteva essere condivisibile o meno. Noi eravamo scettici, ma disponibili a sederci al tavolo. Con un emendamento presentato all’ultimo minuto che estende i benefici a tutto il patrimonio pubblico, non possiamo accettarlo. Temiamo che si farà clientelismo sfrenato: arriverà qualcuno con i soldi, finanzierà un’opera e quell’opera verrà realizzata. Non sarà il Governo o la maggioranza a decidere ciò che è strategico, ma chi dispone del denaro. Questo, in un Paese normale, non va bene. Il progetto di legge è completamente sbagliato; ritengo sia addirittura molto grave.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link








