C’è stato un clima da resa dei conti nell’aula del Consiglio Comunale di Asti, ieri sera, durante la discussione dell’interpellanza presentata dal gruppo Uniti si può (firmatari i consiglieri Mauro Bosia e Vittoria Briccarello) riguardante le dimissioni del primo cittadino Maurizio Rasero dalla presidenza della Banca di Asti. Un’interpellanza che era stata depositata pochi giorni prima che Rasero ufficializzasse le sue dimissioni dai vertici della banca, quindi in parte “superata” dagli eventi, ma che non ha impedito di accendere uno scontro infuocato, anche personale, tra il sindaco e il consigliere d’opposizione Mauro Bosia.
A dare fuoco alle polveri è stata la risposta iniziale dello stesso Rasero, liquidata in pochissime battute: «Girano voci, si dice tutto quanto. Credo che i fatti abbiano detto altro. Il sindaco è qua e quindi non so altro cosa rispondervi». L’estrema sintesi del sindaco ha provocato l’immediata e sferzante replica del consigliere Mauro Bosia, che ha accusato Rasero di aver taciuto su una vicenda che avrebbe paralizzato la città per mesi: «Avrei preferito una di quelle risposte dove il sindaco ferma il tempo e va avanti a parlare per delle ore e invece dobbiamo accontentarci di una versione rinnovata del “cip” di tanti anni fa – ha replicato il consigliere di minoranza – Una versione tanto silenziosa quanto poco dignitosa di una parentesi che ha bloccato questa città per sei mesi». Bosia ha quindi ripercorso i passaggi della faccenda legata alla presidenza della Banca di Asti, ricordando un colloquio informale che avrebbe avuto con Rasero nei mesi scorsi: «Tu, sindaco, mi avevi detto che erano solo rumors quelli che avresti fatto il presidente della banca e invece poi l’hai fatto. Quindi evidentemente la tua parola… cambia».
Il consigliere di Uniti si può ha parlato apertamente di un «pasticcio totalmente astigiano» orchestrato con il presidente della Fondazione CrAsti Livio Negro, arrivando a definire il sistema di nomine adottato come un ritorno alla Prima Repubblica nelle sue forme peggiori: «È stato vergognoso per questo consociativismo e questo corporativismo che avete messo. Tu che hai nominato personalmente dei tuoi fedelissimi nelle istituzioni che poi a loro volta ti hanno nominato presidente della banca. Tu sei stato per sei mesi presidente di una banca nominato da della gente che tu hai nominato nella nella fondazione bancaria. Come lo sapevo io, che sono solo un professore di storia, anche voi sapevate benissimo che non si poteva fare». E ancora: «Tu sei qui solo perché Banca d’Italia non ti ha lasciato fare il presidente della banca e ti tocca fare tuo malgrado il sindaco».
Bosia ha poi affondato il colpo sul fronte occupazionale dell’istituto di credito: «In banca in questi sei mesi hai avallato già un percorso che porta a un ridimensionamento di personale di 165 unità. Quindi sei mesi di gestione Rasero della banca è uguale meno 165 unità lavorative. Organizzerai, come hai fatto con i dipendenti di Comdata, anche i pullman per andare sotto il palazzo della banca a protestare contro te stesso che fai tagliare 165 posti? La risposta che hai dato con queste tre parole è la risposta indegnamente indecente che potevi dare per chiudere questa storia».
La dura controreplica di Rasero: «Intervento che sfiora il vomitevole»
La controreplica del sindaco Maurizio Rasero non si è fatta attendere ed è arrivata con toni estremamente duri, segnando una spaccatura netta sul piano dei rapporti personali con il consigliere di minoranza: «Rispondo nonostante un intervento che sfiora il vomitevole perché sono state date tante inesattezze, sono state dette palle e nello stesso tempo sono stati fatti degli attacchi personali – ha esordito Rasero – Da questa sera ritorno a darle del “voi” perché proprio non ho intenzione di avere nulla a che fare con lei se non per le questioni istituzionali. Per me lei è come se non esistesse».
Rasero ha quindi rigettato con forza l’idea che la macchina comunale si sia arrestata durante il suo doppio incarico: «Questo Comune non si è minimamente fermato e quindi questa è la prima grande palla con argomentazioni da ultima fila. Sfido chiunque a dire che ci sia una pratica che si sia rallentata o che abbia avuto problematiche dovute al sottoscritto». Sul fronte della Banca di Asti e del presunto taglio dei posti di lavoro, il sindaco ha fornito una ricostruzione del tutto opposta a quella di Bosia: «Si riferisce a operazioni che chiedono di solito i dipendenti per poter, a un anno dalla pensione, andare in pensione prima e farsi pagare una buonuscita. È un’operazione concordata con i sindacati, su base volontaria, che consente a qualcuno, appunto su base volontaria, di andare in pensione prima con un incentivo e a giovani di entrare ed essere assunti».
Rivendicando i risultati ottenuti alla guida dell’istituto bancario, Rasero ha evidenziato anche l’altra questione “calda” degli ultimi mesi e che riguarda le ipotesi su una futura vendita dell’istituto di credito: «Avete mai più sentito parlare di vendita della banca? Parola scomparsa. Penso che quella banca sia una risorsa per questo territorio che dà lavoro a 2.200 persone».
Infine, il primo cittadino ha chiarito una parte del giallo della famosa lettera scritta da Banca di Italia alla Banca di Asti sul caso del doppio incarico del sindaco e presidente. Lettera che ha alimentato per settimane la querelle politica sul doppio incarico, sulle possibili dimissioni (i più erano convinti che Rasero lasciasse il Comune) e sul futuro della consiliatura che si sarebbe potuta concludere anche sotto un commissariamento. «Banca d’Italia non mi ha detto ‘non puoi fare il banchiere’ – ha però spiegato Rasero – Nel mio incontro furono molto chiari nel dirmi che non ero incompatibile o inconferibile e che non stavo trasgredendo alcuna norma. La famosa lettera di Banca d’Italia al punto uno diceva semplicemente che il sindaco doveva decidere se fare il sindaco o il banchiere. Quando a settembre è arrivato il momento di decidere fra la banca e la città, ho scelto la città. Nessuna legge non è stata rispettata, questo ente non ha avuto il minimo danno e oggi guardo a testa alta i miei concittadini e questo Consiglio».
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