#Finsubito news – Rinunciare a curarsi: Sardegna ultima in Italia


La situazione del servizio sanitario regionale della Sardegna delineata nel 9° Rapporto Gimbe, presentato oggi a Roma, delinea per l’Isola un quadro caratterizzato da profonde sofferenze strutturali, disuguaglianze nell’accesso ai servizi ed emergenze nell’organizzazione del personale.

Triste primato della rinuncia alle cure

L’indicatore più allarmante per la Sardegna riguarda l’accesso effettivo alle prestazioni sanitarie. Nel 2024, ben il 17,2% della popolazione sarda ha dichiarato di aver dovuto rinunciare a una o più prestazioni sanitarie (visite specialistiche o esami diagnostici). Si tratta del valore più alto in assoluto tra tutte le regioni d’Italia, a fronte di una media nazionale del 9,9%. I lunghi tempi di attesa e le difficoltà economiche spingono una quota sempre più ampia di cittadini a rinunciare alla prevenzione e alle cure necessarie.

Viaggi della speranza

A questo fenomeno si affianca una costante emorragia di pazienti verso strutture sanitarie di altre regioni italiane: nel 2023 il saldo della mobilità sanitaria interregionale per la Sardegna è stato fortemente negativo, registrando un passivo di -101,9 milioni di euro. L’isola rientra così tra le regioni italiane con i saldi negativi più rilevanti, a causa di crediti d’attrazione molto bassi (€29,5 milioni) e debiti d’uscita elevati per i ricoveri e le prestazioni erogate fuori regione.

Mancano medici di famiglia

L’assistenza territoriale sarda sconta un vero e proprio terremoto negli organici della medicina generale. Tra il 2019 e il 2024, la Sardegna ha registrato una riduzione del 40,3% nel numero di Medici di medicina generale (Mmg), segnando il calo percentuale più pesante d’Italia.

Al 1° gennaio 2025, i medici di famiglia attivi nell’isola contano in media 1.384 assistiti ciascuno, con una carenza stimata di 143 medici di base necessari per garantire il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 residenti. Anche nella pediatria di libera scelta emergono forti criticità: solo il 56,3% dei bambini e ragazzi tra 6 e 13 anni risulta preso in carico da un pediatra di famiglia, la percentuale più bassa d’Italia a fronte di una media nazionale dell’82,9%.

La spesa record per i “gettonisti”

Per far fronte alle gravissime carenze nei turni ospedalieri e nei servizi di emergenza-urgenza, la Sardegna ha fatto un ricorso massiccio al personale sanitario esterno fornito da cooperative e agenzie private. Nel 2025, la Sardegna ha toccato la cifra record di 209,6 milioni di euro spesi per la fornitura di personale sanitario (“gettonisti”). Questo dato colloca la regione al primo posto in Italia in valore assoluto, superando nettamente la Lombardia (95,7 milioni) e l’Abruzzo (74,9 milioni) e assorbendo oltre un terzo dell’intera spesa nazionale per gettonisti (568 milioni).

Livelli Essenziali di Assistenza (Lea)

Sul fronte della valutazione dell’erogazione dei Lea tramite il nuovo sistema di garanzia (Nsg) del ministero della Salute, nel 2024 la Sardegna figura formalmente tra le regioni adempienti, raggiungendo la soglia minima di 60 punti nelle tre macro-aree. Tuttavia, analizzando il punteggio totale complessivo elaborato da Gimbe, la Sardegna totalizza 212 punti, posizionandosi al 15° posto nazionale. Nel dettaglio delle macro-aree, la regione ottiene 81 punti nella prevenzione (9ª posizione), 65 punti nell’area distrettuale (15ª posizione) e 66 punti nell’area ospedaliera (14ª posizione). Se si osserva la serie storica della vecchia “Griglia LEA” (2010-2019), la Sardegna era la regione con la percentuale di adempimento cumulativo più bassa d’Italia (56,3%), a dimostrazione che il 43,7% delle risorse assegnate nel decennio non si era tradotto in servizi per i cittadini.

Aspettativa di vita sotto media nazionale

Queste criticità strutturali si riflettono anche sugli indicatori demografici e di salute: nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita in Sardegna si attesta a 83,1 anni, valore inferiore sia alla media nazionale (83,7 anni) che a quello delle regioni del Nord.

Il paradosso del personale dipendente

Il quadro sardo evidenzia, inoltre, un paradosso che va raccontato: la sanità regionale non soffre di un difetto di finanziamento ordinario o di medici dipendenti in senso assoluto. Nel riparto 2025 del Fabbisogno sanitario nazionale, la Sardegna riceve infatti 2.279 euro pro-capite, un valore superiore alla media nazionale (2.218 euro pro-capite). Inoltre, la dotazione di medici dipendenti del Ssn è pari a 2,56 per 1.000 abitanti, il valore più alto d’Italia, con una spesa pro-capite per il personale dipendente di 893 euro.

Tuttavia, questo elevato numero teorico di medici convive con una spesa media per unità di personale pari a 60.115 euro (leggermente superiore alla media italiana) e con forti inefficienze organizzative che disperdono risorse finanziarie in esternalizzazioni costose, senza riuscire a garantire una copertura capillare del territorio e un’effettiva ed equa tutela della salute per i cittadini sardi.

Il confronto con il resto d’Italia

L’analisi comparativa dei dati del 9° Rapporto Gimbe evidenzia una profonda spaccatura tra la Sardegna e la media nazionale, trasformando l’isola nel caso studio più emblematico delle inefficienze della sanità pubblica italiana. I dati negativi su cui la politica regionale deve ragionare (giova ricordare che la sanità è una materia di competenza regionale, spetta quindi alla Regione programmare e organizzare i servizi sanitari sul territorio, gestire le risorse e garantire l’erogazione delle prestazioni, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza stabiliti a livello nazionale):

  • Rinuncia alle cure: Con il 17,2% dei residenti costretti a rinunciare a visite o esami diagnostici, la Sardegna registra il valore più alto d’Italia, a fronte di una media nazionale del 9,9% e contro il valore minimo del 5,3% della Provincia Autonoma di Bolzano.
  • Crollo della medicina di base: Tra il 2019 e il 2024, il numero dei Medici di Medicina Generale (MMG) nell’isola si è ridotto del 40,3%, segnando il calo percentuale più pesante d’Italia rispetto a una contrazione media nazionale del 12,4%.
  • Copertura pediatrica ai minimi: Nella fascia d’età tra i 6 e i 13 anni, solo il 56,3% dei giovani sardi è preso in carico da un pediatra di libera scelta, posizionando la Sardegna all’ultimo posto in Italia, dove la media si attesta all’82,9% (con punte del 94% in Toscana).
  • Costo record dei “gettonisti”: Nel 2025 la Sardegna è risultata la prima regione d’Italia per spesa in personale sanitario esterno, con 209,6 milioni di euro impegnati su un totale nazionale di 568 milioni (assorbendo da sola oltre un terzo dell’intera spesa italiana per contratti di fornitura).
  • Fuga per curarsi: Il saldo della mobilità sanitaria interregionale nel 2023 vede la Sardegna tra le regioni con i passivi più pesanti d’Italia, con un bilancio negativo di -101,9 milioni di euro.
  • Aspettativa di vita: Nel 2025 la speranza di vita alla nascita in Sardegna si attesta a 83,1 anni, posizionandosi al di sotto della media nazionale (83,7 anni) e a quasi due anni di distanza dalla Provincia di Trento (85,0 anni).

Una sanità da ripensare

In conclusione, il confronto con altre parti dello Stivale dimostra chiaramente come la crisi sanitaria sarda non sia determinata, o almeno non soltanto, da un deficit di risorse teoriche o di medici a ruolo, ma anche se non soprattutto da gravi inefficienze organizzative e di programmazione che disperdono il finanziamento pubblico e spingono i cittadini verso la rinuncia alle cure o la migrazione sanitaria. La palla passa alla politica.


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