Economia civile, premiate a Firenze cinque imprese italiane


Il programma del 2 ottobre ha condensato ogni presentazione in cinque minuti. In quel tempo breve, le imprese hanno spiegato come consolidano la sostenibilità sociale e ambientale del proprio lavoro e in quale modo il modello possa essere adattato altrove, su scala locale oppure nazionale. La sessione è iniziata alle 16:00 ed è stata inserita nel cuore del programma pomeridiano del Festival. A moderarla è stata Elisabetta Soglio; la consegna del riconoscimento è stata affidata ad Alberto Grilli insieme a Valentino Bobbio.

Come si arrivava alla selezione: la candidatura era aperta alle imprese di ogni forma giuridica con sede in Italia e costituite da più di tre anni. Entro il 6 settembre andavano descritte le pratiche realizzate e compilato il Questionario di Autovalutazione Partecipata. Alle cinque selezionate spetta anche un percorso formativo collettivo sui temi dell’economia civile e della felicità in azienda.

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Il premio osserva il modo in cui nasce il valore

La selezione mette accanto il lavoro di prossimità di un borgo e il restauro dei beni culturali. Abbraccia anche un distretto tecnologico insieme alla ristorazione collettiva; a Eboli incontra l’inserimento professionale di persone fragili. Il filo comune emerge nella struttura del valore, cioè in chi partecipa alle decisioni e nel luogo dove restano le competenze. La durata dell’occupazione offre poi una verifica decisiva.

Qui l’economia civile assume una forma molto concreta. Il valore economico cresce insieme alla qualità delle relazioni e alla tenuta del luogo in cui l’impresa opera. La replicabilità riguarda il metodo, che conserva la propria logica e adatta gli strumenti al territorio. L’aggregazione di soggetti dispersi deve accompagnarsi a responsabilità chiare; l’impatto si osserva nella durata dei servizi e nella possibilità di farli funzionare anche oltre la fase iniziale.

Il Festival nasce da un’idea di Federcasse e viene promosso con Confcooperative. La progettazione è affidata a NeXt Nuova Economia per Tutti, l’organizzazione presieduta da Valentino Bobbio che ha introdotto la premiazione fiorentina. Il percorso del 2026 aveva già avuto una tappa scientifica a Roma con Renaissance in Economics, dove il Manifesto for the New Economy è stato discusso dentro università e società scientifiche. A Firenze quel lessico incontra pratiche d’impresa già operative.

San Godenzo ha trasformato i vuoti del paese in lavoro

La Compagnia di’ Marronbugio è nata nell’ottobre 2020 a San Godenzo, nell’Alto Mugello, quando la pandemia aveva reso ancora più evidente la fragilità dei piccoli centri. I primi incarichi hanno riguardato il pre-scuola e il trasporto dei bambini verso il nido; in seguito sono arrivate la mensa e la gestione di alcuni spazi civici. Sono mansioni quotidiane, proprio per questo decisive nella scelta di continuare a vivere in paese.

Il 20 giugno 2026 ha aperto la Bottega del Marronbugio in piazza Vittorio Veneto. Il negozio offre alimentari e prodotti utili nella vita di ogni giorno, riduce gli spostamenti verso altri centri e restituisce una presenza stabile nel cuore del comune. La sua funzione sociale emerge nelle ore normali della giornata, quando una commissione diventa anche occasione per incontrarsi.

Il mulino per la farina di castagne e il pastificio artigianale collegano i servizi alla filiera locale del Marrone del Mugello IGP. La stessa struttura organizzativa distribuisce attività lungo l’anno e rende sostenibili lavorazioni che, prese separatamente, avrebbero un bacino ristretto. Nella prima metà del 2026 le opportunità di lavoro create erano 28, una dimensione rilevante per un piccolo comune montano.

Il tratto più interessante sta nella fiducia organizzata. Residenti e Comune lavorano accanto alle associazioni e ai piccoli operatori locali; questa alleanza riduce il costo del coordinamento e permette di avviare servizi anche quando la domanda iniziale appare troppo sottile per un’impresa tradizionale. Per chi abita in un comune montano, la continuità di queste attività incide direttamente sulla possibilità di restare.

Sedici botteghe diventano una sola capacità di cantiere

Il Consorzio San Luca è nato a Torino nel 2006 per mettere in relazione imprese attive nel restauro e nella conservazione dei beni culturali. Oggi riunisce 16 aziende consorziate e 112 tecnici; mette a sistema 13 specialità e conta oltre 3.500 interventi effettuati. La scala raggiunta rende visibile il valore dell’aggregazione: competenze artigiane molto verticali diventano una capacità operativa comune.

Una commessa complessa richiede qualificazioni compatibili e coordinamento tra materiali diversi. La struttura condivisa distribuisce il peso delle certificazioni e consente alle imprese più piccole di partecipare a lavori articolati conservando la propria identità professionale. Il patrimonio culturale può così contare su una filiera capace di seguire il progetto con continuità, dalla diagnosi al cantiere.

La sostenibilità si fa filiera a Rovereto

Habitech, Distretto Tecnologico Trentino, è una società consortile benefit nata nel 2006. La rete riunisce oltre cento soci, in prevalenza imprese private, insieme a realtà della ricerca e dell’area pubblica. Il lavoro si concentra sull’edilizia sostenibile e sull’efficienza energetica, includendo le tecnologie per la gestione del territorio. Gli utili vengono reinvestiti nei progetti innovativi e nelle filiere integrate sviluppate dal distretto.

Questo assetto permette a conoscenze specialistiche molto diverse di incontrarsi dentro uno stesso processo. Un protocollo ambientale acquista valore quando entra nella progettazione dell’edificio e accompagna la gestione nel tempo; la consulenza tecnica modifica le scelte iniziali e incide sui consumi. La qualità degli spazi diventa così verificabile lungo l’intero ciclo di utilizzo. Durante la premiazione, la vicedirettrice generale Martina dell’Antonio ha collegato la stabilità delle persone alla solidità delle imprese e dei luoghi in cui operano.

Quando la scuola incontra una cucina che lavora davvero

Gemos è una cooperativa di produzione e lavoro attiva da oltre cinquant’anni nella ristorazione collettiva e commerciale. Serve il mondo scolastico e le strutture di cura, oltre alle aziende pubbliche o private. Oggi impiega oltre duemila persone; nel 2025 ha prodotto 17 milioni di pasti e registrato ricavi superiori a 106 milioni di euro.

Il progetto GenG, portato sul palco di Firenze, lavora con gli studenti e li prepara al primo ingresso nella professione. La formazione entra in contatto con cucine operative e procedure di qualità; i turni hanno un ritmo reale e la logistica impone tempi rigorosi. Il passaggio dalla scuola al lavoro acquista così consistenza prima del contratto e permette ai ragazzi di capire che cosa richiede davvero un’organizzazione produttiva.

Per una cooperativa di queste dimensioni, aprire un canale verso le nuove generazioni serve anche a rendere visibili mestieri spesso osservati soltanto nel momento del servizio. Dietro un pasto collettivo esistono pianificazione e responsabilità sanitaria; farle conoscere aiuta a costruire aspettative più consapevoli e competenze immediatamente utilizzabili.

Il lavoro reale come strada verso l’autonomia

Stalker nasce a Eboli nel 2006 come cooperativa sociale di tipo B. I suoi percorsi di inserimento coinvolgono persone che hanno attraversato problemi di salute mentale o esperienze di detenzione; la porta resta aperta anche ad altre condizioni di svantaggio sociale. Il lavoro si svolge nella trasformazione ortofrutticola e nell’agricoltura sostenibile. La cura del verde offre un ulteriore spazio in cui apprendere una professione.

La cooperativa ha organizzato oltre cento tirocini di formazione al lavoro. In questo contesto, un ordine vero ha una scadenza e un cliente che valuterà il risultato; quel confronto diretto trasforma la giornata in esperienza professionale. Le competenze diventano osservabili, la responsabilità viene assunta un passo alla volta e il percorso acquista una sostanza economica capace di ampliare l’autonomia personale.

Replicare significa partire dal bisogno giusto

Le cinque esperienze consentono di isolare un meccanismo comune: l’impatto sociale diventa stabile quando si lega a una domanda ricorrente. Può nascere da un servizio quotidiano oppure da una necessità professionale; lo scambio economico assegna risorse e responsabilità. Il risultato acquista così una misura concreta nel tempo.

La nostra lettura porta a una conseguenza pratica. Copiare la singola attività avrebbe poca utilità fuori dal contesto che l’ha generata. Il passaggio trasferibile consiste nel riconoscere un bisogno abbastanza concreto da produrre domanda e nel costruire attorno a quel bisogno una governance stabile. Le risorse pubbliche funzionano meglio quando accompagnano la continuità e premiano la capacità di cooperare.


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