“Difenderemo l’ente in ogni sede e i soldi dei cittadini”. All’indomani della notizia della formale messa in mora notificata al Comune di Latina dalla curatela fallimentare di Latina Ambiente per una cifra di 41 milioni di euro, la sindaca del capoluogo pontino, Matilde Celentano, ha commentato così la vicenda, precisando che “l’amministrazione è già al lavoro con gli uffici finanziari e i legali del Comune, verificando la fondatezza della pretesa della curatela. Faremo di tutto per evitare che questa stangata ricada sulle tasche delle famiglie di Latina”.
Una lunga storia
La vicenda è legata ai tempi della Tia, l’allora tributo dovuto dai cittadini sul servizio di gestione dei rifiuti urbani. E le richieste della curatela (17,9 milioni di euro di capitale, 20 milioni di euro di interessi, 3 milioni di euro di danni, per un totale di 41 milioni di euro) si riferiscono alla Tia 2006-2009, ovvero all’epoca del sindaco Vincenzo Zaccheo, quando il Comune riacquisì la titolarità della riscossione della Tia, poi riconfermata sotto il successivo sindaco Giovanni Di Giorgi; cifre che, secondo la curatela, riscosse dal Comune, non sarebbero state interamente riversate alla Latina Ambiente. Sulla vicenda venne aperto anche un tavolo di confronto, ormai più di 10 anni fa, per verificare il reale ammontare crediti-debiti. Nel periodo commissariale guidato da Giacomo Barbato (2015-2016), il tribunale fallimentare definisce la Latina Ambiente come in stato di decozione, ovvero sull’orlo del fallimento. Nel dicembre 2016, poi, la dichiarazione di fallimento vera e propria. Sono gli anni (2016-2022) della consiliatura di Damiano Coletta, che non riconosce i crediti asseritamente vantati da Latina Ambiente in fallimento. La curatela continua ad avanzare richieste, e si arriva al punto in cui, a fine 2023, sotto la consiliatura Matilde Celentano, il Consiglio comunale vota una transazione da 6 milioni di euro per tacitare tre decreti ingiuntivi (per quasi il doppio del valore della transazione). Ora, la nuova richiesta, riferita a somme non versate della Tia, a Pef non conguagliati, e ai danni. Richiesta della curatela che contiene anche l’offerta di una transazione, da attivare però entro un massimo di tre mesi.
La sindaca contro Lbc
La sindaca ne fa ora però uno scontro politico: “È doveroso – afferma la prima cittadina – ricordare a tutta la città da dove nasce questo disastro. Durante l’amministrazione Lbc si scelse di rifiutare la proposta di concordato preventivo da 13,4 milioni di euro, voltando le spalle a una soluzione gestibile e preferendo lo scontro e la rigidità ideologica. Non fu riconosciuto il credito che Latina Ambiente vantava nei confronti del Comune, affossando definitivamente ogni possibilità di salvataggio e portando la società pubblica al fallimento. Una decisione politica miope e disastrosa che ha trasformato un problema risolvibile in una bomba a orologeria contabile da 41 milioni di euro che oggi potrebbe portare l’ente al fallimento. Vale la pena ricordare che la maggioranza targata Latina Bene Comune, l’11 novembre 2016, bocciò in Consiglio comunale l’ordine del giorno presentato dalla sottoscritta, insieme al Partito democratico e ad altri esponenti di centrodestra, che chiedeva al sindaco Coletta e alla sua giunta di chiarire la posizione debitoria/creditoria della Latina Ambiente. Nello stesso atto, denominato ‘Operazione chiarezza Latina Ambiente’, segnalava che non fornire ai giudici elementi in merito delle sorti della Latina Ambiente, significava di fatto omettere dati e informazioni necessarie alla determinazione della scelta se far fallire o no la società. Invece di tutelare l’interesse pubblico e chiudere le partite aperte con pragmatismo e competenza, l’amministrazione di allora preferì rinviare, accumulare tavoli tecnici e nascondere la testa sotto la sabbia, lasciando maturare interessi oggi valutabili in 20 milioni di euro. Un atteggiamento d’irresponsabilità contabile e politica privo di precedenti”.
I commenti da maggioranza e minoranza
Non si sono fatti attendere i commenti sia dalla maggioranza che dalla minoranza. In particolare, da Noi Moderati, che fino a pochi mesi fa esprimeva l’assessore all’Ambiente, Franco Addonizio, protagonista di una dura stagione di bracci di ferro con l’allora assessore al Bilancio, Ada Nasti, sui conti di Latina Ambiente.
Per il direttivo e i consiglieri comunali NM, ““la vicenda è di vecchia data ma la fase conclusiva è sul tavolo della nostra Amministrazione almeno da due anni. Come partito avemmo modo di non condividere le conclusioni dei tecnici che nel 2025 si pronunciarono per disconoscere le richieste della Curatela e non addivenire a una logica transazione che Noi Moderati riteneva assolutamente necessaria nell’interesse pubblico. Ricordiamo la nota 16.7.26 inviata dall’allora assessore Addonizio a uffici e Giunta con la quale non si condividevano i pretesi esiti negativi del tavolo tecnico e si sollecitava invece una chiusura transattiva della vicenda che riconoscesse almeno in minima parte una serie di crediti minori come gli importi Iva. l rischio di dissesto per l’Amministrazione è altissimo anche se la richiesta fosse riconosciuta solo in parte e nella migliore delle ipotesi comunque si dovrebbe ricorrere a un drastico taglio di tutti servizi, anche quelli essenziali. E’ dovere assoluto e immediato da parte della nostra Amministrazione nominare il RUP che apra la fase conciliativa, anche acquisendo pareri scritti di altissimo profilo sul merito delle richieste e, in caso di evidenza del diritto anche parziale della Curatela, adoperarsi seriamente per definire il contenzioso in cui il pericolo di un cataclisma amministrativo finanziario per l’Ente è altissimo e pure imminente se si considerano i tempi ristretti previsti per le procedure arbitrali ANAC. Riserviamo massimo rispetto per i tecnici che finora hanno espresso opinioni diverse nel corso di tutti questi anni, puntualmente però smentiti dalle sentenze di condanna nei confronti del Comune pronunciate dai Tribunali – concludono – ora però siamo giunti a un punto per il quale l’ostinazione non può rimanere opinabile ma assume tutti i caratteri della responsabilità politica di condurre il Comune al dissesto finanziario o alla contrazione drastica dei servizi. Si prendano decisioni nel solo interesse della comunità che rappresentiamo anche rilevando e rimuovendo eventuali posizioni conflittuali”.
Dalla minoranza, per Maria Grazia Ciolfi (M5S), “la vicenda TIA 2006-2009 del Comune di Latina oggi si capovolge completamente e, soprattutto, rende ancora più urgenti le domande già poste all’amministrazione. Ho già presentato una nuova richiesta di accesso agli atti, integrando quella precedente, per acquisire innanzitutto la comunicazione del 27 febbraio 2026, la diffida della curatela del 29 settembre e tutti gli atti che ne hanno preceduto e seguito l’invio, oltre agli eventuali ulteriori sviluppi intervenuti nel frattempo. Ho inoltre predisposto l’integrazione dell’interrogazione trasmessa il 4 ottobre, perché a questo punto non è più possibile limitarsi a ricostruire quanto accaduto al tavolo Tia. Occorre capire quale sia oggi la reale posizione del Comune e come possano convivere ricostruzioni che conducono a numeri così radicalmente differenti: un credito del Comune di quasi 250 mila euro, una comunicazione che richiamerebbe oltre 12,9 milioni di euro di ruoli ancora giacenti e, dall’altra parte, una richiesta della curatela di circa 41 milioni. Ma soprattutto c’è una questione istituzionale che non può più essere rinviata e che resta ancora attuale nell’interrogazione che ho presentato. Il Consiglio comunale non è stato informato: né prima, né dopo, né ora. Da quando il tavolo TIA è stato riattivato, nel 2024, fino ad oggi, il Consiglio non ha mai avuto una restituzione formale dell’evoluzione di una partita che può avere conseguenze rilevantissime sulle finanze dell’Ente”.
Un rischio dissesto finanziario
In molti dei commenti si adombra ora il rischio del dissesto finanziario del Comune, in caso di pagamento; non si tratta solo di immaginare che 41 milioni di euro da pagare portino al dissesto: potrebbe accadere anche in caso di una cifra minore, ad esempio, in caso di transazione, tipo la metà, pari a 20 milioni di euro. Il Bilancio del Comune di Latina è infatti strettissimo. In caso di dichiarazione di dissesto (che deve essere votata dal Consiglio), a Latina arriverebbe l’organo straordinario di liquidazione per gestire la fase di “fallimento” dell’ente: sarebbero bloccati i debiti verso esterni, i servizi, anche quelli essenziali; e, soprattutto, coloro che dovessero essere ritenuti responsabili del dissesto, sarebbero interdetti dai pubblici uffici per 10 anni. Ovvero, incandidabilità.
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