#Finsubito news – i fatti veri erano altri


Rimini, 8 ottobre 2026 – Fermavano cittadini in strada mentre erano in abiti civili, senza qualificarsi e intimandogli di “soffiare” nell’etilometro oppure costringendoli a fare il test da ammanettati dopo averli inseguiti fin sotto casa e urlato contro “Manette, manette!”. Riportavano nelle annotazioni di servizio accuse di resistenza a pubblico ufficiale che non si erano mai verificate. E in un caso, secondo l’accusa, avrebbero sostenuto falsamente che durante l’inseguimento di un cittadino, alla guida di una bicicletta elettrica, quest’ultimo fosse andato a sbattere contro un autobus, quando invece era stato fatto scendere dal mezzo e picchiato al volto con la paletta d’ordinanza, per essere poi preso a calci in testa.

Le accuse al centro dell’inchiesta

Sono alcune delle presunte vicende al centro dell’inchiesta su otto appartenenti alla polizia locale di Rimini, sei uomini e due donne. Le accuse, diverse per ciascun indagato, riguardano falso in atto pubblico, violenza privata, calunnia e lesioni. Il punto centrale, finito sotto la lente di ingrandimento della Procura riminesi e dei militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, riguarda in particolar modo la differenza tra quanto sarebbe successo durante i controlli e quanto sarebbe stato scritto dopo nei verbali.

I finanzieri hanno eseguito le perquisizioni disposte dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta

L’automobilista fermato

Una delle vicende risale alla primavera del 2025 e riguarda un’automobilista fermato nel cuore della notte dagli agenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli operatori erano in borghese e gli avrebbero chiesto di soffiare nell’etilometro senza presentarsi né mostrare un tesserino. L’uomo avrebbe eseguito due tentativi, poi si sarebbe allontanato per paura, non avendo capito di trovarsi davanti alla polizia locale.

Sono scattate le manette nonostante l’uomo non volesse fuggire

Raggiunto sotto casa, il conducente avrebbe spiegato il malinteso e il confronto si sarebbe svolto senza problemi. Con l’arrivo di un ispettore, però – sempre stando alla ricostruzione degli inquirenti – sarebbero scattate le manette, nonostante l’uomo non stesse cercando di fuggire e non rappresentasse un pericolo. Avrebbe dovuto fare anche l’alcoltest con le mani bloccate, prima di essere accompagnato al comando. Nella relazione gli sarebbero stati invece attribuiti una fuga per evitare il controllo e spintoni contro gli agenti. Una versione che la Procura ritiene non vera. Il procedimento aperto contro l’automobilista è stato poi archiviato.

Un uomo sulla bici elettrica preso a calci

Un altro episodio, tra quelli sui quali sono in corso accertamenti da parte delle Fiamme Gialle, riguarderebbe invece un uomo in bicicletta elettrica, fermato nell’aprile dello stesso anno. Il ciclista sarebbe stato avvicinato da un’auto senza insegne della polizia, con a bordo operatori in borghese che non si sarebbero identificati. Intimorito, avrebbe cercato di allontanarsi.

Dopo averlo inseguito e raggiunto, un agente lo avrebbe tirato giù dalla bici e preso a calci. L’uomo sarebbe stato poi ammanettato e bloccato a terra, senza che, secondo gli inquirenti, avesse aggredito gli operatori. Nella relazione di servizio, le ferite sarebbero state invece attribuite a una caduta dopo un urto con un bus. Le accuse di violenza o minaccia e resistenza a pubblico ufficiale mosse al ciclista sono state successivamente archiviate.

Il controllo dei documenti

Una modalità simile, almeno stando al quadro delineato dagli inquirenti, torna in un controllo dei documenti dell’autunno dello scorso anno. L’uomo fermato durante un controllo della polizia locale avrebbe mostrato un documento e si sarebbe offerto di dare le generalità, senza volerlo consegnare nelle mani di un operatore. Nel verbale sarebbe stato descritto un rifiuto di identificarsi, insieme a una spinta contro un agente. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe invece cercato soltanto di tenere lontano l’operatore che cercava il contatto fisico.

Scambia l’auto degli agenti per un taxi

L’inchiesta torna anche su un arresto del 2024. Un uomo avrebbe scambiato l’auto degli agenti in borghese per un taxi. Gli sarebbero stati attribuiti calci e gomitate che, secondo l’accusa, non avrebbe sferrato. Episodi finiti sotto la lente di ingrandimento della Procura, che dovranno ora essere vagliati con attenzione dagli inquirenti.


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