Accadde oggi, 12 Gennaio: il giorno più freddo della “grande gelata del 1985”

  

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Accadde oggi, 12 Gennaio: il giorno più freddo della “grande gelata del 1985”

 

La cronaca, giorno per giorno, del periodo più freddo da quando si hanno registrazioni moderne! Quando in Toscana seccarono la gran parte degli ulivi e a Firenze si registrarono -23,2 °! Gelò l’Arno ed il Lago di Massaciuccoli e si ebbe quella definita: “la nevicata del secolo”!

 

di Daniele Vanni

 

 

Registrazioni scientifiche della temperatura si hanno da non più di tre secoli o poco più.

Si ha memoria però, di due inverni straordinariamente freddi!: quello davvero terribile del 1407-08, quando i ghiacci polari arrivarono verso la Scozia, il Tamigi rimase ghiacciato per 14 settimane e vi si fecero anche negozi sopra! E Firenze restò sotto la neve per un mese e mezzo.

E poi il gennaio del 1709, quando gelò persino il mare di Livorno e si seccarono(come tre secoli prima!)  tutte le piante di ulivo, e tutti i vigneti!Oltre le grandi Ere geologiche, sembra che esistano delle fluttuazioni climatiche ricorrenti, molto più brevi, dovute, pare alle attività solari.

 

Ad esempio, nell’ultima parte del Medioevo, dal IX al XIV secolo, la temperatura era relativamente mite, con un massimo, pare, tra il 1100 ed 1250. Poi si abbassò, per arrivare a quella chiamata: “Piccola età glaciale” che ebbe il suo picco ad inizio del 1700, per terminare nel 1850.

 

Nel 1709, si ha un periodo di gelo di due mesi che inizia in Francia: la costa atlantica e la Senna congelano, le coltivazioni vanno perdute e almeno 24.000 parigini muoiono! Il Lago di Garda ghiacciato è attraversato da carri pesanti ed in Pianura Padana, oltre tutti gli ulivi, seccano le piante da frutto, che normalmente resistono a punte di meno 40!

Da allora, si assiste al fenomeno, drammatico! e contrario, d’innalzamento della temperatura, arretramento dei ghiacciai ed innalzamento dei mari, con tropicalizzazione di tante zone prima a clima temperato  e moderato: ma tutto questo dovuto essenzialmente, – dobbiamo anche qui dire: pare, sembra…perché ci sono molti negazionisti! – all’attività industriale umana: cioè all’inquinamento ed al fenomeno dei gas serra e del cambiamento chimico della stessa atmosfera!!

 

Ci sono poi fenomeni puntuali.

Anomalie dovute a stagioni eccezionali.

Come la gelata del 1985!

Un’ondata di gelo che investì l’intero continente europeo e l’Africa settentrionale e fece registrare in molte località d’Italia le temperature più basse della storia: a Firenze la minima scese a -23,2 °C!

 

Gelano e muoiono tantissimi ulivi e tante altre piante.

Per non parlare dei raccolti.

Il gennaio 1985 è stato uno dei mesi più freddi della storia in Italiae in molte aree dell’Europa dal punto di vista meteorologico, con temperature ovunque abbondantemente al di sotto delle medie stagionali, fino al giorno 17, per l’ondata di freddo che la caratterizzò assieme all’omonima concomitante “nevicata del secolo” nel nord Italia.

 

Dicembre 1984: inizio d’inverno con temperature insolitamente miti.

 

Nella prima parte del dicembre 1984, l’anticiclone russo-siberiano non si spinse oltre il mar Caspio, mentre in Europa occidentale permanevano condizione d’alta pressione, con centro sui Balcani, che determinava in tutta Italia temperature sensibilmente superiori alle medie stagionali. Perfino in Scandinavia, le temperature scendevano difficilmente sotto lo zero, per un vigoroso flusso di correnti miti sud-occidentali, che raggiungevano anche le alte latitudini europee.

Nell’ultima parte del mese, si approfondì un’intensa depressione a est della Sicilia, che determinò insistenti piogge torrenziali sulle regioni joniche e in Basilicata, con neve sui relativi rilievi e nelle zone interne della Puglia; l’aria fredda richiamata da questa bassa pressione portò la neve anche in Lombardia (15 – 20 cm).

 

Sembrava probabile che l’aria polare dell’anticiclone-russo siberiano potesse entrare dalla porta della bora direttamente nel Mar Mediterraneo, dove avrebbe colpito soprattutto le regioni adriatiche e meridionali.

 

1°-4 gennaio: aria artica sull’Italia

 

Nei primi giorni del gennaio 1985, lo scenario meteorologico europeo cambiò.

Un improvviso riscaldamento della stratosfera (stratwarming) provocò un rapido riscaldamento dell’aria sovrastante la Groenlandia. Questo causò la rottura del vortice polare, al cui posto si formò un’insolita area di pressioni alte e livellate, in congiungimento con l’Anticiclone delle Azzorre, che si dispose in senso meridiano, fino a raggiungere il Polo nord. A questo punto l’aria artica marittima, fredda e umida, poté giungere sul Mediterraneo, scendendo lungo il lato occidentale del continente europeo ed entrando in Europa occidentale a più riprese, attraverso la valle del Rodano, grazie ad un’area di bassa pressione, che si stava approfondendo sui Paesi Bassi.

 

Il 1º gennaio, il tempo risultava stabile e soleggiato sulle regioni settentrionali, sulla Toscana, sull’Alto Lazio e sulla Sardegna, con ventilazione da debole a moderata nord-orientale, temperature minime quasi ovunque prossime allo zero e massime tra i 5 e i 10 °C. Sulle regioni del medio e basso versante adriatico, sul Lazio meridionale e su tutte le regioni meridionali, il cielo si presentò da parzialmente nuvoloso a molto nuvoloso, con piogge e nevicate sparse, anche a quote molto basse.

 

Il 2 gennaio,l’aria artica, proveniente dal Mare di Kara, in Russia settentrionale, cominciò a scendere verso l’Europa. Le temperature scesero repentinamente in modo vistoso: giorno di ghiaccio a Bolzano e Torino, che registrarono massime rispettivamente di -1,8 °C e -1 °C.

Intanto fronti freddi collegati all’aria artica cominciavano a scendere dalla Scandinavia, portando condizioni di tempo perturbato sull’Italia.

Neve con accumulo di 2 cm a Grosseto (non accadeva dal 1963), su quasi tutte le zone interne peninsulari e lungo tutta la costa adriatica.

 

Il 3 gennaio,s’intensificò il freddo.

A Torino la minima crollò a -10,5 °C. In nottata, nevicò addirittura sull’Isola d’Elba e sul suo capoluogo Portoferraio.

 

Il 4 gennaio, temperature basse su tutta l’Europa e l’Italia, ma non da primato.

Tuttavia insistettero le nevicate sulla Toscana nord-occidentale (compresa la Costa apuana e la Versilia), sulla Sardegna (ad Alghero, dove non accadeva dal 1971) e anche sui rilievi dell’Isola d’Ischia. Nella stessa giornata, vennero completamente imbiancate anche la Corsica e le isole Baleari.

 

5-9 gennaio: grandi nevicate su gran parte d’Italia

 

Il 5 gennaio,un’irruzione di aria artica molto fredda colpì in pieno l’Italia, passando prima attraverso la porta del Rodano e poi anche quella della Bora.

Il contrasto tra l’aria fredda e quella assai più calda del mar Mediterraneo, provocò nevicate su tutta la Toscana centro-settentrionale (comprese Firenze e Pisa) e anche in Liguria; mentre a Trieste la bora raggiunse i 100 km/h, e a Città di Castello la neve raggiunse i 100 cm. Il Veneto e la Sardegna, a parte qualche zona, vennero coperti di neve.

 

Il 6 gennaiouna perturbazione di origine africana raggiunse il Lazio e l’Italia centro-meridionale, richiamando aria calda da sud, che strisciò sopra l’aria gelida. Questo provocò intense nevicate lungo il litorale tirrenico laziale, compresa Roma, nelle Marche, in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e anche sull’isola d’Ischia. Insolita e suggestiva, fu la neve con accumulo a Orbetello e Civitavecchia che, statisticamente, vivono questo evento assai raramente.

Lo stesso sistema nuvoloso, prima di raggiungere l’Italia centro-meridionale, aveva portato nuove nevicate anche lungo le coste mediterranee della Spagna e della Francia e perfino in Marocco, Algeria e Tunisia, sui cui altopiani vi fu un accumulo di quasi un metro. Particolarmente colpite da nevicate eccezionali, furono Marsiglia e Barcellona. Nel capoluogo catalano la coltre di neve rimase sul suolo più di una settimana, cosa non vista dall’800. Proprio in Piazza San Pietro a Roma viene ricordato l’Angelus celebrato da Papa Giovanni Paolo II sotto la neve.

 

Il 7 gennaio, crollò la temperatura a Genova, Trieste, rispettivamente con -6,8 °C (record assoluto), -8 °C, città che raramente hanno minime molto basse, a causa dello scarso fenomeno dell’irraggiamento notturno; nella Riviera di Levante, La Spezia registrò una temperatura minima di -7 °C. A Roma e ad Aosta, le temperature minime furono rispettivamente di -8 °C e -16,4 °C.

In montagna le temperature furono da primato: -21,4 °C sul Monte Cimone.

Il lago di Massaciuccoli, in Versilia, gelò completamente a causa delle temperature bassissime (-15 °C nei dintorni di Lucca).

 

L’8 gennaio,continuarono le nevicate su Toscana, Lazio, Umbria, Campania e pianura padana centro-orientale; temperature gelide su Alto Adige (-30,0 °C presso la stazione meteorologica di Dobbiaco e -15 °C a Bolzano), in Veneto (-23 °C a Cortina d’Ampezzo, -27 °C a Santo Stefano di Cadore e -31 °C sul Passo Pordoi) e in Irpinia (-18 °C).

Cominciarono a gelare fiumi come il Po, l’Arno e alcuni fiumi marchigiani. Nella Romagna e in Toscana furono raggiunti -26,0 °C di temperatura minima presso la stazione idrologica di Firenzuola: tale dato risulta essere il valore ufficiale più basso registrato presso le varie stazioni meteorologiche della Toscana dall’inizio delle relative serie storiche.

 

Il 9 gennaiola coltre di neve raggiunse i 40 cm su Firenze e ben 80 cm in val di Cecina.

 

Nel corso della mattinata, si aprirono le prime schiarite in Toscana e sull’Italia settentrionale, che furono la causa dell’intenso raffreddamento durante le notti successive. La giornata si concludeva in serata con la neve che, con alcuni fiocchi, raggiungeva anche il litorale della Sicilia, presso Punta Raisi, e nella Conca d’Oro, a seguito di un brusco abbassamento di temperatura.

Mentre praticamente tutta l’Europa era nel gelo, in Groenlandia era “primavera”!

 

10-13 gennaio: Italia centrale ed Emilia-Romagna nel gelo

-16 °C a Firenze (un primato che sarà presto battuto), i -15 °C di Pontedera e i -10 °C di Follonica.

Nella Liguria di levante la stazione meteorologica di Sarzana-Luni fece registrare lo storico record di -9,0 °C. Il responsabile era l’effetto albedo, ovvero la perdita di calore per irraggiamento, dovuto alla spessa copertura nevosa.

 

L’11 gennaioa Firenze, la temperatura minima all’aeroporto di Peretola precipitò a -22,2 °C, mentre l’Osservatorio Ximeniano in città registrò -11 °C. Le massime furono rispettivamente di -0,4 °C e -1,2 °C.

L’Arno ghiacciò completamente!

La stazione meteorologica di Arezzo Molin Bianco scese a -20,2 °C; presso la stazione meteorologica di Pisa -Facoltà di Agraria, il termometro scese a -12,8 °C.

 

 

Il 12 gennaio, complice il cielo sereno e l’effetto albedo, a Firenze-Peretola si raggiunsero i -23,2 °C, mentre l’Osservatorio Ximeniano nel centro cittadino registrò “soltanto” -10,6 °C, grazie all’effetto isola di calore, che conoscono bene gli storni!

Presso la stazione meteorologica di Pisa San Giusto la temperatura scese al record storico di -13,8 °C, mentre a Lucca la minima arrivò a -13,4 °C.

 

Il 13 gennaiol’attesa perturbazione giunse sull’Italia. Ricominciò a nevicare su tutta la Toscana centro-settentrionale: a Firenze 8 cm di neve con la minima di -13,4 °C, a Pisa 5 cm di neve con la minima di -9 °C. Tuttavia, la precipitazione cominciò a rallentare d’intensità e, spostandosi verso la zona meridionale della regione e il Lazio, iniziava addirittura a cadere sotto forma di pioggia (in serata massima di 9 °C a Grosseto).

 

14-17 gennaio: nevicate eccezionali sull’Italia settentrionale e piogge intense al centro-sud

Il 14, il 15, il 16 gennaio si scatenò sull’Italia Settentrionale, per l’azione di un ciclone centrato sul mare della Corsica, che fece strisciare aria calda africana sopra l’aria fredda presente al suolo, un’autentica bufera di neve, considerata dagli abitanti come la “nevicata del secolo”!

Intanto era già iniziato il riscaldamento che aveva già portato piogge in Toscana e nel Veneto, ma la neve continuò a cadere in alcune zone anche il giorno successivo, portando l’accumulo totale a 100 cm a Milano, 110 cm a Como e a 150 cm a Trento.

 

Sulle regioni centro-meridionali furono invece le abbondanti piogge, anche a carattere temporalesco, a caratterizzare lo scenario meteorologico, monitorato continuamente dagli esperti per il rischio alluvioni, amplificato dallo scioglimento delle nevi precedentemente accumulate.

 

Pochi giorni dopo, era il 23 Gennaio, ed il gelo persisteva ancora assai intenso, anche se non nelle punte straordinarie dei giornate passate, ma certo sempre molto forte nella gelida Garfagnana, imbiancata in più parti, quando qui, la nascente Protezione Civile con a capo il Ministro Zambelletti, dette un allarme, dopo qualche scossa avvertita nella zona a tradizione sismica, per un eventuale evento di magnitudo importante! E le persone si riversarono in quel freddissimo inverno, da cui non si sarebbero ripresi tantissimi alberi da frutto, intere vallate di ulivi, a dormire nelle macchine, in tende e addirittura in treni di legno o littorine fatte affluire, assieme all’esercito, nelle ghiacciate stazioni della Valle del Serchio!

 

 

 

 

 

 

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