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Secondo il FT, la presidente lascerà a inizio 2027 per il Wef. Favoriti Hernández de Cos e Knot, ma non si escludono outsider come Villeroy de Galhau. Decisiva sarà la partita per il successore di Lane
La trattativa è partita ed è serratissima, perché in Europa una poltrona non corrisponde mai a una sola nomina: è sempre un gioco di incastri e bilanciamenti. Se quindi a liberarsi è quella pesantissima della presidenza della Banca Centrale Europea, peraltro prima del tempo, non c’è da stupirsi dell’impegno profuso da tutti gli Stati interessati a quel ruolo e agli altri da assegnare in contemporanea. Nonostante la protagonista dei rumors, la presidente Christine Lagarde, proprio la scorsa settimana abbia ribadito che non ci sono dimissioni anticipate all’orizzonte, secondo le ultime indiscrezioni raccolte dal Financial Times la sua uscita sarebbe ormai quasi certa. Anzi, i governi dell’Area starebbero negoziando quello che diplomatici europei definiscono un “grande pacchetto”: un accordo complessivo, da chiudere entro fine anno, che riguarda non solo lo scranno principale ma anche l’incarico di capo economista e un posto nel Comitato esecutivo. Insomma, uno dei più grandi rimescolamenti ai vertici dell’istituto centrale in 28 anni di storia.
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L’annuncio dell’addio ad ottobre
Il tassello più importante del puzzle resta ovviamente quello legato alle scelte di madame Lagarde. Il suo mandato scade a ottobre 2027, ma le fonti citate dal quotidiano britannico sono tornate a parlare di un addio anzitempo, con un possibile annuncio già in occasione del meeting del mese prossimo e un trasloco da Francoforte a inizio 2027, prima delle elezioni presidenziali francesi di aprile. Da un anno, infatti, continua il dialogo tra Lagarde e il World Economic Forum e il consiglio del Wef potrebbe eleggere la nuova numero uno a ottobre o novembre. Già a febbraio il Financial Times aveva anticipato la possibilità di un passo indietro anticipato in un’ottica non troppo diversa da quella di oggi: lasciare a Francia e Germania il tempo di trovare un’intesa sul successore alla guida della BCE prima del voto transalpino. Nel frattempo, però, lo scenario si è complicato: con lo scoppio della guerra tra Usa e Iran, la timoniera dell’Eurotower aveva escluso di abbandonare la nave in mezzo alla tempesta, salvo poi lasciare intendere, successivamente, che la situazione avrebbe potuto cambiare se il contesto geopolitico fosse migliorato. Nella conferenza stampa post meeting di giovedì scorso, interpellata sul tema, si è limitata a dire di non avere “nulla da riferire” e che, semmai dovesse esserci qualcosa da annunciare, sarà lei stessa a farlo.
Una poltrona per due… o forse tre
Per la poltrona di Lagarde, i due candidati favoriti sono sempre lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, ex governatore dell’istituto centrale spagnolo oggi alla guida della Banca dei Regolamenti Internazionali, e l’olandese Klaas Knot, ex numero uno della banca centrale dei Paesi Bassi. La competizione è però apertissima. Il presidente della Bundesbank, il falco Joachim Nagel, avrebbe ad esempio manifestato la sua disponibilità. Tuttavia la sua ascesa è piuttosto improbabile, visto che già sulla presidenza della Commissione europea sventola la bandiera tedesca con Ursula von der Leyen. Per questo il sostegno di Berlino alle aspirazioni di Nagel viene bollato dal FT come “tiepido”. Non è escluso, però, che possa emergere un outsider a sorpresa, come accadde nel 2019 quando il presidente francese Emmanuel Macron tirò fuori dal cilindro Lagarde: tra le ipotesi più suggestive circola quella dell’ex governatore della Banque de France, François Villeroy de Galhau, anche lui fresco di dimissioni anticipate.
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La partita parallela del capo economista
Il vero terreno di scontro franco-tedesco sembra però essere un altro: la poltrona di capo economista, la seconda più rilevante della BCE dopo quella della presidenza. Il mandato dell’irlandese Philip Lane terminerà nel 2027 e Berlino, consapevole che difficilmente riuscirà ad accaparrarsi lo scranno più alto, punta tutto su questa casella. Nella sua rosa di candidati ci sarebbero tutti nomi di alto profilo: Markus Brunnermeier, economista dell’Università di Princeton, Monika Piazzesi, docente a Stanford, e Tobias Adrian, già alto funzionario del Fondo monetario internazionale. Anche Parigi, però, ha nel mirino lo stesso incarico, con due nomi sul tavolo: la vicepresidente della Banque de France, Agnès Bénassy-Quéré, e l’ex capo economista dell’Ocse e attuale responsabile delle attività francesi di corporate e investment banking di Santander, Laurence Boone.
Un gioco di incastri
Gli incastri, sottolineano le fonti del FT, sono delicati: un capo economista transalpino affiancato da un presidente spagnolo (Hernández de Cos) sarebbe complicato da far digerire ai tedeschi, mentre Parigi difficilmente accetterebbe una guida olandese (Knot) abbinata a un numero due teutonico. Nel gioco complessivo entrerà poi anche il posto nel board dell’Eurotower che l’economista tedesca Isabel Schnabel lascerà libero nel 2027. Per quest’ultimo ruolo non sono ancora emersi nomi di peso e la sua assegnazione potrebbe essere usata come moneta di scambio per bilanciare nazionalità, profili professionali e orientamenti politici dello scacchiere generale.
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Uno sfondo tutt’altro che tranquillo
La partita per la BCE si gioca inoltre in un momento tutt’altro che tranquillo per l’economia dell’Eurozona, tra volatilità sui titoli di Stato, un’inflazione in accelerazione che gli stessi banchieri centrali temono possa restare elevata fino al 2027 e oltre sei mesi di guerra in Medio Oriente. E sullo sfondo pesano le elezioni presidenziali francesi di aprile, con Marine Le Pen data per favorita: un motivo in più, secondo le fonti del Financial Times, per chiudere il pacchetto Francoforte prima che un Eliseo di estrema destra ed euroscettico scombini ulteriormente gli equilibri.
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