A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi ad un pediatra in Piemonte?


In Piemonte ormai anche avere un pediatra sta diventando una questione di fortuna geografica. Dipende da dove nasci, da dove vivi e soprattutto dalla possibilità che, quando un medico se ne va, ce ne sia un altro disposto a prendere il suo posto.

Il numero che fotografa la situazione è uno solo: 1.126 bambini per ogni pediatra di libera scelta. È il dato più alto d’Italia. La media nazionale è di 917 assistiti, mentre la Fondazione Gimbe considera 850 un rapporto compatibile con un’assistenza territoriale adeguata. Per farla breve, secondo Gimbe, in Piemonte mancano 109 pediatri.

Centonove. Non una percentuale. Non un indicatore da infilare in una slide. Centonove professionisti che dovrebbero visitare bambini, rispondere alle famiglie, intercettare problemi prima che diventino emergenze ed evitare che per una febbre alta, un dolore o semplicemente perché non si sa a chi telefonare si finisca direttamente in Pronto soccorso.

E il conto rischia di peggiorare. Entro il 2029 altri 45 pediatri piemontesi raggiungeranno l’età pensionabile. Il Piemonte oggi conta oltre 370 mila bambini tra 0 e 14 anni e circa 320 pediatri di libera scelta.

Poi c’è la Regione Piemonte e l’assessorato regionale alla sanità. Nel febbraio scorso ha annunciato 5 milioni di euro aggiuntivi ogni anno per la pediatria territoriale. Nuovo modello, nuove AFT pediatriche, Aggregazioni Funzionali Territoriali, maggiore integrazione con Case della Comunità e servizi locali. Il vocabolario della sanità piemontese, del resto, non soffre alcuna carenza. Mancano i medici, non gli acronimi.

Morale? Mentre negli uffici si disegnano reti, aggregazioni, integrazioni e modelli del futuro, fuori succede una cosa molto meno sofisticata: un pediatra se ne va e spesso non arriva nessuno.

È successo nell’ASL TO3, dove a fine luglio sono cessati contemporaneamente tre pediatri nel Distretto Area Metropolitana Nord. Circa 2 mila famiglie si sono ritrovate coinvolte. A Venaria e Druento sono state trovate coperture temporanee. Per San Gillio, Givoletto e La Cassa, invece, alle chiamate dell’azienda sanitaria non si è presentato nessun candidato.

Questo è il punto. Puoi approvare tutti gli accordi integrativi che vuoi. Puoi deliberare, programmare, istituire tavoli e disegnare reti assistenziali. Poi pubblichi un bando. E non viene nessuno. Non mancava una delibera. Mancava il pediatra.

In Valle di Susa la situazione è diventata abbastanza seria da costringere l’ASL TO3 ad attivare misure straordinarie: ambulatorio pediatrico all’ospedale di Susa, sedute settimanali e un altro presidio previsto a Oulx. Una toppa, perché quando non riesci a garantire stabilmente il medico di famiglia dei bambini devi inventarti qualcos’altro.

E sarebbe comodo raccontare che il problema riguarda soltanto le montagne, i piccoli Comuni, le valli dove nessuno vuole più andare a lavorare. Peccato non sia vero.

Ad agosto anche l’ASL TO4 ha dovuto intervenire a Chivasso, dopo il trasferimento di un pediatra. L’azienda sanitaria ha parlato ufficialmente di una situazione di “particolare difficoltà”, ha pubblicato un nuovo bando e nel frattempo ha redistribuito gli assistiti tra i professionisti rimasti.

Significa che i bambini restano gli stessi, i pediatri sono di meno e quelli che rimangono si prendono anche gli assistiti del collega che non c’è più.

Ed è per questo che contare soltanto le teste non basta. Un pediatra può risultare regolarmente in servizio e avere già più di mille bambini da seguire. Può rispondere al telefono, leggere messaggi, visitare per ore, gestire certificati, prescrizioni, controlli e urgenze. Sulla carta il territorio è coperto. Nella vita vera una famiglia può dover fare i salti mortali per riuscire a farsi vedere.

Sarah Disabato dei cinquestella

Come se non bastasse, mentre i pediatri diminuiscono il Piemonte sta contemporaneamente cambiando anche il sistema dell’assistenza pediatrica nei sabati e nei prefestivi. E qui si apre un’altra storia.

Per anni una parte di questo lavoro è stata svolta dai PAPT, i Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale: ambulatori nei quali, a rotazione, lavoravano i pediatri di libera scelta per affrontare quei problemi che non richiedono un accesso urgente in ospedale. Una febbre, un’otite, un bambino che sta male nel fine settimana e ha bisogno di essere visto da qualcuno che di mestiere cura bambini. Servivano anche a una cosa molto concreta: evitare di mandare tutti al Pronto soccorso.

Nell’ASL TO3, dal 4 aprile 2026, i servizi pediatrici del sabato mattina sono stati riorganizzati nei distretti di Venaria, Collegno, Orbassano, Pinerolo e Susa. A Villa Rosa di Collegno il risultato è stato molto meno burocratico: il servizio pediatrico del sabato e dei prefestivi è stato sospeso. La vicenda era già arrivata in Consiglio regionale ad aprile, dopo che alle famiglie era comparsa davanti la comunicazione del mancato finanziamento regionale.

Nell’ASL TO4, invece, i PAPT erano presenti a Settimo Torinese, Chivasso, Ciriè, a Ivrea e a Castellamonte. L’Azienda li aveva prorogati fino al 31 marzo 2026 per non interrompere il servizio in pieno inverno. Poi stop. Il nuovo Accordo Integrativo Regionale per la Pediatria di Libera Scelta, firmato a febbraio, non contempla più questo modello e rimanda alle future forme di integrazione nelle Case della Comunità. Sempre loro… le case di comunità.

Un capolavoro da “oggi le comiche”. Si stabilisce che il vecchio modello non va più bene. Si prepara quello nuovo. Il nuovo non è pronto. Il vecchio chiude.

E allora a Novara, dove i pediatri cessaranno i Papà dal 1° ottobre, si corre ai ripari proponendo due ambulatori provvisori, uno a Novara e uno a Borgomanero, dal 1° ottobre 2026 al 30 aprile 2027.

Prima si toglie il ponte. Poi si tira fuori una passerella e la si chiama soluzione transitoria.

Della vicenda si è discusso più volte anche in Consiglio regionale e la questione è tornata in Aula proprio martedì 15 settembre. A metterla sul tavolo è stata ancora la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato.

«A che santo deve votarsi chi ha bisogno di rivolgersi a un pediatra in Piemonte? – commenta – Come al solito abbiamo ottenuto risposte totalmente evasive, con la promessa di generici “monitoreremo”. Non possiamo permettere che il passaggio al nuovo modello organizzativo crei un vuoto nell’assistenza dei bambini», ha insistito Disabato, chiedendo garanzie uniformi per le famiglie e mettendo sul tavolo anche il rischio più ovvio: che togliendo un presidio territoriale prima di averne costruito davvero un altro, aumentino gli accessi ai Pronto soccorso.

Un po’ poco, per chi ha il dovere di garantire i servizi ai cittadini, rispondere che si monitorerà.

Anche perché la continuità assistenziale, la vecchia guardia medica, non è automaticamente la stessa cosa. Può prendere in carico una richiesta, può valutare una situazione, può indirizzare il paziente. Ma non garantisce necessariamente che davanti a quel bambino ci sia un pediatra.

Ed è una differenza che negli uffici può sembrare piccola. Lo è molto meno quando quel bambino è tuo. Non serve un’intelligenza sovrumana per capirlo. Serve qualcuno che lo visiti.

Perché alla fine, dopo cinque milioni, AFT, Case della Comunità, accordi integrativi e l’ennesimo “monitoreremo”, arriva una madre con un bambino che ha quaranta di febbre. E della riforma territoriale non gliene frega assolutamente niente.

Vuole sapere una cosa sola. Dove cavolo deve portarlo.




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