Fotovoltaico, il crollo dei prezzi impone di ridisegnare le reti elettriche


Nel 2000 un watt di capacità fotovoltaica costava tra i 5 e i 6 dollari. Oggi il prezzo dei pannelli fotovoltaici si attesta su circa 12 centesimi per watt. Un crollo verticale che spiega bene il titolo scelto dal Financial Times per la sua analisi: Offensively cheap: solar power is looking up.

Alla base di questa riduzione c’è soprattutto l’espansione dell’industria cinese. Secondo i dati citati dal quotidiano britannico, le fabbriche del Paese hanno raggiunto una capacità produttiva di circa 1,36 TW: la cifra indica la potenza complessiva dei pannelli che possono produrre, non quella degli impianti già installati.

L’abbondanza di moduli a basso costo ha favorito la diffusione del fotovoltaico anche nei Paesi dove le reti elettriche sono costose, poco affidabili o scarsamente sviluppate. Famiglie e imprese possono installare impianti behind-the-meter, destinati innanzitutto a soddisfare i propri consumi, oppure sistemi off-grid, che funzionano senza essere collegati alla rete.

Alla fine del 2025, la capacità complessiva di questi impianti aveva raggiunto quasi 1,2 TW nel mondo, rispetto ai 136 GW del 2015. In termini di potenza nominale, equivale a circa tre volte la capacità del parco nucleare globale, anche se la quantità di elettricità effettivamente prodotta dal solare dipende dalla disponibilità di luce.

Dalla generazione centralizzata alla produzione distribuita di energia

Ma installare nuovi pannelli, approfittando dei prezzi in picchiata, non basta. La diffusione del fotovoltaico impone di ripensare reti elettriche progettate per un sistema molto diverso, nel quale poche grandi centrali producevano energia e la distribuivano ai consumatori. Con il fotovoltaico accade l’esatto contrario: molteplici abitazioni e imprese possono generare direttamente una parte dell’elettricità di cui hanno bisogno, accumularla nelle batterie e immettere in rete quella in eccesso.

L’autoproduzione, quindi, non rende superflua la rete. Anche chi dispone di pannelli e batterie continua a utilizzarla quando la produzione solare non copre i consumi o per cedere l’elettricità prodotta in eccesso. Le utility vendono quindi meno energia, ma devono comunque finanziare la manutenzione e il potenziamento delle infrastrutture.

Il Financial Times cita il caso di K-Electric, che fornisce elettricità a Karachi, in Pakistan. Nei quartieri più ricchi della città, i pannelli installati sui tetti stanno riducendo gli acquisti proprio da parte delle famiglie che tradizionalmente erano tra i clienti più affidabili e redditizi della società.

È il meccanismo definito «utility death spiral»: quando una parte dei clienti riduce i propri acquisti grazie a pannelli e batterie, i costi della rete ricadono su una base di utenti più ristretta. L’aumento delle tariffe può spingere altre famiglie e imprese verso l’autoproduzione, riducendo ulteriormente le entrate delle utility. Il rischio è che una quota crescente dei costi di manutenzione e potenziamento della rete elettrica ricada sui consumatori che non hanno le risorse o gli spazi necessari per installare un proprio impianto.

Il fotovoltaico si innesta su reti elettriche progettate per le grandi centrali fossili

Il blackout che nel 2025 ha lasciato senza elettricità per ore gran parte di Spagna e Portogallo ha portato in primo piano il tema della stabilità delle reti. Le fonti rinnovabili non sono state indicate come causa diretta dell’interruzione, ma è evidente che la loro crescente diffusione cambia il funzionamento del sistema elettrico e richiede infrastrutture capaci di gestirlo.

Le reti, infatti, sono state progettate per trasportare flussi relativamente prevedibili dalle grandi centrali ai consumatori. Con la generazione distribuita, invece, l’elettricità viaggia anche nella direzione opposta quando abitazioni e imprese immettono l’energia prodotta in eccesso. Questo può provocare sovratensioni e rendere più complesso mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta.

A complicare la gestione è anche la variabilità del solare. Nelle ore centrali della giornata migliaia di impianti possono produrre contemporaneamente grandi quantità di energia, che diminuiscono rapidamente quando cambiano le condizioni meteorologiche. A Perth, in Australia, dove il fotovoltaico sui tetti è molto diffuso, il passaggio di una vasta formazione nuvolosa può far crollare la produzione in pochi minuti quanto l’improvvisa perdita di quasi una centrale nucleare. La crescita della generazione distribuita richiede quindi di intervenire prima che la trasformazione del mix energetico renda più difficili gli adeguamenti.

Come devono cambiare le reti, tra batterie, intelligenza artificiale e nuove tariffe

I sistemi di accumulo a batteria possono attenuare gli sbalzi della produzione solare, immagazzinando l’elettricità generata nelle ore di maggiore irraggiamento per renderla disponibile quando serve. Per gestire milioni di piccoli impianti occorrono anche previsioni più precise: l’intelligenza artificiale può incrociare i dati meteorologici con quelli provenienti dalla rete e stimare quanta energia sarà prodotta.

Anche le tariffe devono adattarsi. Chi dispone di pannelli e batterie acquista meno elettricità, ma continua a utilizzare la rete per prelevare energia quando il proprio impianto non basta o per immettere quella in eccesso. Separare il prezzo dell’energia dal costo dell’infrastruttura, spiega il Financial Times, permetterebbe di distribuire più chiaramente le spese necessarie al suo funzionamento.

Resta da capire quale rete serva davvero. L’elettrificazione dei consumi e la crescita della domanda dei data center richiedono nuovi investimenti, così come l’adeguamento delle infrastrutture ai flussi bidirezionali. Allo stesso tempo, produrre elettricità vicino al luogo in cui viene consumata può ridurre la necessità di trasportarla su lunghe distanze. Per Dave Jones di Ember, citato dal quotidiano finanziario londinese, un sistema più distribuito potrebbe quindi richiedere meno rete rispetto alle previsioni attuali, ma una rete progettata e gestita in modo diverso.

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