Le famiglie veronesi ricorrono sempre più spesso al credito per sostenere le spese quotidiane, affrontare gli imprevisti e acquistare beni durevoli. Alla fine del 2025, l’esposizione complessiva della provincia di Verona verso banche e società finanziarie per il credito al consumo ha raggiunto 2,649 miliardi di euro, contro i 2,49 miliardi registrati nel 2024. La crescita ammonta a 159 milioni di euro, pari al 6,4%, mentre il debito medio per famiglia si attesta a 6.484 euro. Verona occupa il 62° posto nella graduatoria nazionale delle province ordinate in base all’indebitamento medio al consumo, ma presenta il debito complessivo più elevato tra le sette province della regione e registra anche l’aumento percentuale più consistente rispetto al 2024. Il suo valore resta comunque inferiore alla media italiana di 6.657 euro, pur superando la media regionale di 6.139 euro.
Il Veneto ha infatti chiuso il 2025 con 13,184 miliardi di euro di credito al consumo, rispetto ai 12,526 miliardi dell’anno precedente. L’incremento è di 658,5 milioni, pari al 5,3%. La regione si colloca al 13° posto nazionale per debito medio al consumo, con appunto 6.139 euro per famiglia, un importo inferiore di 518 euro rispetto alla media italiana.
Il confronto territoriale mostra una situazione differenziata. Rovigo segue Verona con un debito medio di 6.526 euro per famiglia e un’esposizione totale salita da 640,9 a 672,5 milioni di euro, con un aumento di 31,6 milioni e del 4,9%. Treviso registra 6.184 euro per nucleo, 2,319 miliardi di esposizione complessiva e una crescita annuale del 5,1%, equivalente a 111,9 milioni. Padova presenta un debito medio di 6.171 euro per famiglia. Il credito al consumo provinciale è passato da 2,398 miliardi a 2,533 miliardi, con un incremento di 134,7 milioni (+5,6%). Venezia si ferma a 5.965 euro per nucleo, con un’esposizione complessiva di 2,284 miliardi, in crescita di 114 milioni e del 5,3%. Vicenza registra 5.957 euro di debito medio familiare e 2,218 miliardi di esposizione complessiva. L’aumento rispetto ai 2,103 miliardi del 2024 è di 115,6 milioni, pari al 5,5%. Belluno chiude la graduatoria veneta con 5.340 euro per famiglia e costituisce l’unica provincia della regione, oltre che una delle poche realtà italiane considerate, in cui il credito al consumo è diminuito: il totale è sceso da 514,6 a 506,3 milioni, con una riduzione di 8,3 milioni (-1,6%).
I dati sono stati diffusi oggi dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha messo in fila le province italiane in base all’indebitamento medio. In questa classifica, Verona è appunto al 62° posto, ed è la seconda provincia del Veneto dietro Rovigo (59° posto). Seguono Treviso al 71° posto, Padova al 72°, Venezia all’85°, Vicenza all’86° e Belluno al 101°.
Il fenomeno riguarda però l’intero Paese. Il credito al consumo concesso nel 2025 da banche e finanziarie alle famiglie italiane, escludendo i mutui per l’acquisto della casa e le posizioni in sofferenza, ha sfiorato i 178 miliardi di euro. La cifra è aumentata del 62% in 9 anni, con una crescita in valore assoluto di circa 68 miliardi rispetto al 2016. La componente bancaria è passata da 81 a 127 miliardi, con un incremento del 57%, mentre quella riconducibile alle società finanziarie è salita da 29 a 51 miliardi, aumentando del 75%.
La graduatoria regionale vede al primo posto l’Umbria, dove il debito al consumo raggiunge 7.514 euro per famiglia, in crescita del 5,1%. Seguono la Toscana con 7.399 euro e un aumento del 5,6%, quindi la Sicilia con 7.383 euro e una variazione del 4,5%. La classifica provinciale nazionale è guidata da Siracusa, con 8.437 euro di credito al consumo per famiglia e una crescita del 4%. Massa-Carrara segue con 8.373 euro e un aumento del 5,8%, davanti a Lodi con 8.280 euro e Pistoia con 8.168 euro. Pistoia e Ravenna presentano la variazione annuale più elevata del Paese, pari al 7,1%.
Il credito al consumo comprende i finanziamenti destinati all’acquisto di beni e servizi per la persona o la famiglia, come un’automobile, un elettrodomestico o un corso di formazione, ma può servire anche a ottenere liquidità. L’importo può variare da 200 a 75.000 euro ed essere concesso da una banca o da una società finanziaria autorizzata, anche tramite un negoziante o un concessionario. Il prestito viene definito finalizzato quando la somma è destinata a uno specifico acquisto e viene versata al venditore, mentre è considerato non finalizzato quando risponde a un generico bisogno di liquidità. Restano escluse le forme di credito legate alle attività professionali.
Le ragioni dell’aumento sono riconducibili soprattutto alla necessità di sostenere spese impreviste, arrivare alla fine del mese o acquistare beni durevoli come automobili, televisori, mobili ed elettrodomestici. L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, mentre stipendi e pensioni sono rimasti sostanzialmente fermi per una parte delle famiglie. Il ricorso ai prestiti ha permesso a molti nuclei, soprattutto appartenenti al ceto medio, di mantenere il precedente tenore di vita, facendo però aumentare il debito privato verso banche e finanziarie. I consumi delle famiglie rappresentano circa il 60% del prodotto interno lordo italiano. Il credito a breve termine può quindi favorire la crescita quando consente alle persone di spendere e acquistare beni, ma può diventare un segnale di difficoltà se il debito aumenta più rapidamente dei redditi.
Il quadro diventa più ampio considerando i prestiti bancari complessivi. Agli oltre 126 miliardi di credito al consumo erogati dalle banche si aggiungono 447,5 miliardi di mutui e altre forme residuali di finanziamento. Il debito bancario delle famiglie consumatrici supera così 612 miliardi, con un aumento del 3% nell’ultimo anno e del 16,5% in nove anni. I mutui bancari sono cresciuti del 18,4% rispetto al 2016, mentre il credito al consumo erogato dalle banche è aumentato del 56,9%. Il confronto tra il 2024 e il 2025 evidenzia una crescita del 2,9% per i mutui e del 4,3% per il credito al consumo bancario. I dati comunque provengono da rilevazioni della Banca d’Italia non perfettamente sovrapponibili: il totale dei prestiti bancari comprende le sofferenze, mentre i dati relativi ai mutui e al credito al consumo non le includono.
Infine, nel 2025 sono stati accesi in Italia 382.389 mutui, finanziamenti e altre obbligazioni assistite da ipoteca immobiliare. La Lombardia guida la graduatoria con 93.994 operazioni, mentre il Veneto è secondo con 39.753, davanti all’Emilia-Romagna con 38.453. Il dato conferma il peso della regione anche nel mercato dei finanziamenti destinati all’acquisto di immobili.
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