Zero candidati per 900 bambini: in Canavese torna l’incubo del pediatra che manca. Il sindaco: “Situazione drammatica ma non disperata”


Sei mesi, circa 900 bambini e zero candidati. Sono i tre numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa quello che sta succedendo a Rivarolo Canavese, dove la pediatria territoriale torna improvvisamente nell’incertezza proprio quando il problema sembrava essere stato risolto.

La dottoressa Cristina Saglietti, arrivata soltanto lo scorso marzo, ha infatti deciso di rinunciare all’incarico. Ha comunicato personalmente la scelta alle famiglie e dal 25 settembre non sarà più il pediatra di riferimento per i circa novecento bambini che aveva preso in carico.

Una decisione che riapre una questione che Rivarolo conosce bene. Saglietti era arrivata dopo mesi di ricerche seguiti al pensionamento della dottoressa Ursula Kreitmaier. Il suo insediamento era stato accolto con soddisfazione dalle famiglie e dall’amministrazione comunale: finalmente sembrava esserci una risposta stabile. Sei mesi dopo, invece, si ricomincia.

L’ASL TO4 ha già attivato le procedure previste per individuare un sostituto. Il problema è che il primo bando è andato deserto. Nessun pediatra ha presentato la propria disponibilità per assumere l’incarico. È forse questo il dato più importante dell’intera vicenda. Non soltanto un medico che decide di lasciare, ma un posto che rimane senza candidati nonostante la presenza di centinaia di bambini da seguire.

L’Azienda sanitaria parla apertamente di una situazione di «particolare difficoltà» nel Distretto di Cuorgnè, ma sottolinea anche che la carenza dei Pediatri di Libera Scelta non rappresenta un problema esclusivo del Canavese. È una criticità che riguarda il Piemonte e, più in generale, gran parte dell’Italia.

Una precisazione necessaria per capire il contesto, ma che cambia poco nella quotidianità delle famiglie. Perché dal 25 settembre il problema sarà molto concreto: capire chi seguirà i bambini, a quale medico rivolgersi e quale sarà il nuovo punto di riferimento. C’è inoltre un aspetto del sistema sanitario che spesso sfugge a chi non deve confrontarsi direttamente con queste situazioni. I Pediatri di Libera Scelta non sono dipendenti dell’ASL.

Sono professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Questo significa che l’Azienda sanitaria non può semplicemente assumere un medico e decidere di mandarlo a Rivarolo. Può dichiarare la carenza, aprire un bando e attivare le procedure previste. Dall’altra parte, però, deve esserci qualcuno disposto ad accettare l’incarico. Ed è proprio qui che il meccanismo si è inceppato.

Il primo tentativo non ha prodotto candidature e ora l’ASL dovrà pubblicare un nuovo bando. Nel frattempo, però, novecento bambini non possono attendere che venga trovato un professionista. La soluzione individuata sarà quindi quella della redistribuzione degli assistiti tra gli altri pediatri presenti sul territorio, naturalmente sulla base delle disponibilità e dei margini concessi dal sistema. Non tutti, però, verranno trattati allo stesso modo.

A spiegare il criterio scelto è stata l’assessora comunale Alessia Cuffia, intervenuta pubblicamente dopo le preoccupazioni manifestate da numerose famiglie. «Da mamma, e da nipote di pediatra, comprendo bene le preoccupazioni e i timori delle famiglie per la prossima cessazione dell’incarico della dottoressa Saglietti», ha spiegato. L’assessora ha quindi raccontato di essersi mossa immediatamente per ottenere chiarimenti.

«Per questo, già nella giornata di ieri (ndr giovedì 17 settembre), mi sono attivata confrontandomi con l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e con Valeria Naticchioni, coordinatore delle attività amministrative del Distretto Cuorgnè dell’Asl To4, dai quali ho ricevuto una conferma importante: tutti i bambini interessati che non abbiano ancora compiuto i 6 anni di età saranno temporaneamente redistribuiti in modo equo tra i pediatri attualmente disponibili sul territorio, per garantire la continuità dell’assistenza»La priorità sarà dunque attribuita ai più piccoli.

L’ASL TO4, secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, ha già iniziato a inviare le comunicazioni alle famiglie interessate. Sarà l’Azienda sanitaria a indicare direttamente il nuovo riferimento assistenziale.

«Le famiglie riceveranno una comunicazione direttamente dall’ASL TO4, che ha già avviato gli invii tramite posta tra ieri e oggi», ha aggiunto Cuffia. Contemporaneamente partirà un nuovo tentativo per trovare un medico. «L’ASL provvederà inoltre ad indire nuovamente un bando, con l’auspicio che un professionista dia la propria disponibilità ad assumere l’incarico. Il precedente bando, già attivato, è purtroppo andato deserto».

La distinzione tra bambini sotto e sopra i sei anni ha una ragione precisa. Nei primi anni di vita il Pediatra di Libera Scelta costituisce il riferimento obbligatorio previsto dal sistema. Successivamente, invece, esiste la possibilità di scegliere anche un Medico di Medicina Generale.

Un passaggio sul quale la stessa Cuffia ha voluto evitare equivoci. «Da cosa mi è stato riferito dall’Asl, la priorità nella redistribuzione verrà data ai bambini che non hanno ancora compiuto 6 anni, perché per questa fascia d’età è obbligatoria l’assistenza del pediatra».

Poi la precisazione.

«Dai 6 anni è invece possibile scegliere anche il medico di famiglia: questo non significa che tutti debbano obbligatoriamente lasciare il pediatra, ma che, nell’attuale situazione di carenza, occorre garantire prima di tutto i più piccoli, che non hanno purtroppo questa alternativa»La redistribuzione permetterà quindi di evitare che i bambini più piccoli rimangano formalmente senza assistenza. Ma resta comunque una risposta emergenziale.

Perché quei novecento assistiti non scompaiono. Vengono distribuiti tra professionisti che hanno già i propri pazienti, i propri ambulatori, le proprie visite e carichi di lavoro che in molti casi sono già consistenti. È qui che la vicenda di Rivarolo si inserisce in un problema molto più ampio. 

Secondo l’analisi della Fondazione GIMBE pubblicata il 4 giugno 2026, in Italia mancherebbero complessivamente almeno 497 pediatri di famigliaTra il 2019 e l’inizio del 2025 il numero dei professionisti in attività è diminuito di 1.089 unità, pari a circa il 15 per cento. Una riduzione consistente, destinata a pesare soprattutto nei territori dove gli equilibri sono già fragili. Il Piemonte è tra le regioni maggiormente interessate. La stima parla di circa 109 pediatri mancanti e di una media di 1.126 assistiti per professionista, il dato più elevato d’Italia e nettamente superiore alla media nazionale.

Numeri che aiutano a comprendere perché un incarico scoperto non venga necessariamente occupato nel giro di poche settimane. Cuffia ha richiamato proprio questo contesto per evitare che l’intera responsabilità venga attribuita all’Azienda sanitaria locale. «Su un punto, però, ci tengo a essere chiara: la carenza di pediatri è un problema nazionale, che coinvolge molti territori italiani, con intensità diverse».

«I dati aiutano a comprenderlo: nell’analisi pubblicata il 4 giugno 2026, basata sulle rilevazioni al 1° gennaio 2025, la Fondazione GIMBE stima una carenza complessiva di 497 pediatri di famiglia. Tra il 2019 e l’inizio del 2025, i professionisti in attività sono diminuiti di 1.089 unità, circa il 15%»Da qui l’invito a non ridurre la vicenda a una semplice accusa nei confronti dell’ASL TO4. «Prima di liquidare questa situazione dicendo che “l’Asl TO4 non funziona”, è quindi necessario considerare anche questo contesto».

L’assessora ricorda poi il funzionamento del sistema. «I pediatri di famiglia sono professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: la copertura degli incarichi richiede la disponibilità di professionisti che aderiscano alle procedure previste». Questo, naturalmente, non elimina il disagio«Il disagio delle famiglie resta concreto e merita attenzione, informazioni chiare e risposte tempestive. Continueremo a seguire la situazione e a condividere gli aggiornamenti disponibili, perché la priorità è assicurare ai nostri bambini l’assistenza di cui hanno bisogno».

Ma se l’ASL incontra difficoltà nel trovare un professionista, che cosa può fare concretamente il Comune di RivaroloÈ una delle domande rivolte al sindaco Martino Zucco Chinà, soprattutto considerando che il 25 settembre è ormai vicino. La possibilità che Palazzo Lomellini intervenga direttamente è però molto limitata.

«Purtroppo nonostante i buoni rapporti di collaborazione tra i due enti risulta difficilissimo immaginare soluzioni pragmatiche da mettere in campo: a partire dai vincoli di bilancio, un Comune non può attribuirsi competenze che non gli appartengono», ha spiegato il sindaco.

È un passaggio importante. Il Comune può dialogare con l’Azienda sanitaria, esercitare pressione istituzionale, proporre collaborazioni, mettere a disposizione competenze o valutare eventuali soluzioni logistiche compatibili con le proprie funzioni. Ma non può sostituirsi al Servizio sanitario nella scelta e nell’assegnazione dei pediatri. Alla domanda sulla possibilità di utilizzare risorse comunali, spazi pubblici o altre forme di sostegno per rendere Rivarolo più attrattiva per un professionista, il primo cittadino mantiene comunque un atteggiamento fiducioso.

«La situazione è drammatica ma non disperata».

Zucco Chinà spiega di aver ricevuto rassicurazioni direttamente dall’Azienda sanitaria.

«Dalle informazioni in mio possesso e dalle garanzie fornitemi da Asl To 4, confido che verranno trovate in tempi sufficientemente brevi modalità utili a ridurre gli effetti negativi temuti, riportando la situazione a standard di qualità quantomeno accettabili».

Il sindaco lascia inoltre aperta la porta a forme di collaborazione.

«Resta comunque la mia disponibilità a condividere ipotesi e formulare soluzioni, non solo in base al mio ruolo di sindaco ma anche ricorrendo alla mia esperienza professionale e alle mie relazioni personali». Parole rassicuranti, che però non possono ancora trasformarsi nella certezza di un nuovo pediatra. Perché il problema fondamentale resta sempre lo stesso: il professionista deve essere disponibile ad accettare l’incarico.

Ed è proprio su questo punto che la situazione diventa più difficile da prevedere.

La dottoressa Saglietti era arrivata soltanto sei mesi fa per colmare una carenza precedente. Adesso lascia a sua volta e il primo bando per sostituirla non ha prodotto risultati. Alla domanda su cosa stia fallendo nel modello attuale e sulla possibilità di garantire che Rivarolo non resti per mesi in una condizione di precarietà, il sindaco ha scelto una risposta netta.

«Di una cosa sono certo; non è ingigantendo il problema e facendo del terrorismo ideologico che si risolvono i problemi»Una presa di posizione che introduce anche il tema del modo in cui l’emergenza viene raccontata, ma che non modifica il dato sostanziale: al momento non esiste ancora il nome del pediatra che prenderà il posto di Saglietti.

L’amministrazione confida in una soluzione in tempi brevi. L’ASL conta di alleggerire gli effetti della cessazione attraverso la redistribuzione. Il nuovo bando dovrà provare a trovare ciò che il precedente non ha trovato: un candidato. Nel frattempo, il sistema della pediatria territoriale piemontese sta attraversando una trasformazione più ampia. La Regione ha approvato un nuovo Accordo integrativo regionale per la Pediatria di Libera Scelta, mettendo a disposizione risorse aggiuntive e puntando su un’organizzazione maggiormente integrata sul territorio.

Tra i cardini del nuovo sistema ci sono le Aggregazioni Funzionali Territoriali, le Case di Comunità, una maggiore integrazione tra pediatri e altri professionisti sanitari e forme organizzative pensate anche per affrontare i territori nei quali alcuni cittadini rimangono temporaneamente privi di un medico di riferimento. È la direzione indicata dalla riforma dell’assistenza territoriale: meno frammentazione e maggiore collaborazione tra medici, infermieri, specialisti, distretti e servizi sociosanitari.

Dentro questa trasformazione rientra anche il superamento dei Punti di Assistenza Pediatrica Territoriale, i PAPT, destinati a essere progressivamente sostituiti da un’organizzazione collegata alle Case di Comunità. Il principio è quello di costruire una rete più flessibile, capace di gestire i pazienti attraverso ambulatori, équipe multiprofessionali e forme di collaborazione tra medici.

Ma il caso Rivarolo mette in evidenza il limite più evidente di qualsiasi riorganizzazione: un nuovo modello non crea automaticamente nuovi pediatriSi possono aprire Case di Comunità, riorganizzare gli orari, costruire équipe, introdurre ambulatori straordinari e distribuire meglio il lavoro. Ma quando il numero dei professionisti non è sufficiente, ogni cessazione continua a produrre conseguenze immediate.

È già successo in altre zone dell’ASL TO4.

A Chivasso, il trasferimento di un pediatra ha riaperto il problema della copertura degli assistiti e della disponibilità degli altri medici ad accogliere nuovi bambini. A Strambino, invece, lo spostamento dell’attività pediatrica verso Caluso aveva provocato la protesta delle famiglie, preoccupate dalla perdita di un servizio di prossimità. La mobilitazione aveva successivamente portato al mantenimento di un’attività ambulatoriale sul territorio almeno un giorno alla settimana. Situazioni diverse, ma accomunate dalla stessa fragilità.

Quando i professionisti sono pochi, anche un singolo spostamento può modificare l’equilibrio di un intero territorio. Un pensionamento, una rinuncia o un trasferimento non riguarda soltanto il medico interessato, ma può coinvolgere centinaia di bambini. La redistribuzione permette di tamponare il problema, ma inevitabilmente aumenta il numero degli assistiti degli altri pediatri.

Ed è proprio il rapporto tra professionisti disponibili e bambini da seguire a rappresentare uno degli aspetti più delicati della crisi. In Piemonte il numero medio degli assistiti per pediatra è già molto elevato. Continuare a spostare pazienti da un professionista all’altro può funzionare nell’emergenza, ma difficilmente rappresenta una soluzione definitiva. Per le famiglie, inoltre, la questione non riguarda soltanto la possibilità materiale di ottenere una visita.

Il pediatra è spesso il primo interlocutore sanitario nella vita di un bambino. Conosce la sua storia clinica, segue lo sviluppo, valuta le patologie ricorrenti, orienta i genitori quando servono esami o visite specialistiche e rappresenta un punto di riferimento costante nei primi anni di vita. Perdere improvvisamente quel riferimento significa dover ricostruire un rapporto altrove.

Significa anche, in alcuni casi, spostarsi in un altro Comune, adattarsi a nuovi orari e rivolgersi a professionisti che nel frattempo devono gestire un numero crescente di assistiti. Per questo il vero interrogativo non riguarda soltanto ciò che accadrà il 25 settembreRiguarda soprattutto i mesi successivi.

La redistribuzione garantirà una copertura ai bambini più piccoli. Le famiglie degli over 6 avranno la possibilità, nei casi previsti, di scegliere anche un medico di medicina generale. L’ASL pubblicherà un nuovo bando e continuerà a lavorare con Comune e Regione. Resta però una domanda senza risposta: chi accetterà l’incarico lasciato dalla dottoressa Saglietti?

Oggi nessuno può indicare un nome.

Il sindaco invita a non trasformare il problema in una battaglia ideologica e si dice fiducioso nelle garanzie ricevute dall’ASL. L’assessora Cuffia sottolinea che i bambini sotto i sei anni saranno tutelati e ricorda che la carenza dei pediatri è nazionale. L’Azienda sanitaria evidenzia i limiti del proprio ruolo e prepara un nuovo bando.

Sono tutti elementi importanti. Ma per le famiglie il funzionamento della sanità si misura soprattutto in una cosa molto semplice: sapere chi chiamare quando un figlio sta maleRivarolo era già passata attraverso una fase di incertezza dopo il pensionamento della dottoressa Ursula Kreitmaier. L’arrivo di Cristina Saglietti, lo scorso marzo, sembrava aver finalmente riportato stabilità.

Quella stabilità è durata sei mesi.

Questo non significa che dal 25 settembre novecento bambini verranno lasciati senza alcuna assistenza. L’ASL ha predisposto un sistema di redistribuzione e i bambini sotto i sei anni avranno la priorità. Significa però che, ancora una volta, il sistema dovrà chiedere agli altri professionisti del territorio di assorbire la carenza in attesa di una soluzione definitiva.

Ed è proprio qui che tornano i tre numeri da cui tutto è partito.

Sei mesi, quanto è durato l’incarico della pediatra arrivata per risolvere il precedente vuoto.

Novecento, all’incirca, i bambini che dovranno trovare un nuovo riferimento.

Zero, i candidati che hanno risposto al primo bando.

Adesso manca soltanto un quarto numero. Ed è quello che potrebbe decidere quanto durerà davvero l’emergenza: quanti pediatri risponderanno al prossimo bando.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม