Chi ha un’auto a benzina o diesel e non vuole sostituirla può avere un’alternativa all’acquisto di una vettura nuova: trasformarla per utilizzare GPL o metano.
Il contributo statale per il retrofit, già operativo nel 2026, è infatti destinato a proseguire anche nei prossimi anni.
Bonus retrofit auto, cos’è e quanto vale
Nel 2027 le risorse a disposizione saliranno a 5 milioni di euro, contro i 4 milioni stanziati per il 2026. La misura è finanziata anche per il 2028 e il 2029 con altri 5 milioni l’anno, mentre per il 2030 è previsto 1 milione di euro.
Il punto interessante per gli automobilisti è che il contributo può arrivare a 800 euro e non richiede la rottamazione dell’auto. Il bonus è pari a 400 euro per la trasformazione a GPL e a 800 euro per quella a metano. L’importo è fisso e non dipende dal costo dell’impianto installato.
Chi può chiedere il contributo
L’incentivo è rivolto alle persone fisiche e alle persone giuridiche, con l’esclusione delle società che svolgono attività di commercio di autoveicoli di categoria M1. L’auto deve appartenere alla categoria M1, cioè quella delle autovetture, e deve avere una classe ambientale Euro 3 o superiore.
Al momento dell’installazione, inoltre, la vettura non deve essere già alimentata a GPL, metano o con una doppia alimentazione. Sono quindi escluse le auto che utilizzano già questi carburanti, mentre possono essere trasformate quelle alimentate a benzina o gasolio che rispettano i requisiti previsti dalla misura. Non possono invece accedere al contributo le auto elettriche, quelle a idrogeno e le ibride elettrico/idrogeno.
L’impianto deve essere nuovo di fabbrica e dotato del relativo codice di omologazione secondo la normativa italiana oppure secondo il regolamento ONU n. 115. Inoltre, per ottenere il contributo, non è possibile utilizzare nuovamente l’incentivo se il veicolo ha già beneficiato dell’Ecobonus.
Come viene pagato il bonus
Il proprietario dell’auto non deve presentare direttamente una domanda al ministero. È l’installatore a occuparsi della prenotazione sulla piattaforma Ecobonus, verificata la disponibilità delle risorse.
Il contributo viene poi riconosciuto direttamente come sconto sul prezzo dell’impianto. In altre parole, chi installa un impianto GPL da 2.000 euro, per esempio, si vedrà applicare il contributo di 400 euro e pagherà 1.600 euro, prima di eventuali altri costi previsti dall’intervento. Per un impianto a metano il contributo arriva invece a 800 euro.
Il sistema prevede poi che sia il costruttore dell’impianto a rimborsare l’installatore e a recuperare successivamente il contributo attraverso un credito d’imposta. Per l’automobilista, quindi, il passaggio fondamentale è rivolgersi a un installatore che partecipi al programma.
Il fondo cresce nel 2027
La programmazione finanziaria è uno degli elementi meno conosciuti della misura. Il Dpcm del 10 giugno 2026 prevede 4 milioni di euro per il 2026, 5 milioni per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 e 1 milione per il 2030. Le risorse non sono suddivise in quote separate tra GPL e metano.
Questo significa che il contributo da 400 o 800 euro non è automaticamente garantito a chiunque ne faccia richiesta: le prenotazioni sono possibili fino all’esaurimento delle risorse disponibili. Il MIMIT ha aperto la piattaforma per il retrofit il 29 luglio 2026, con la possibilità di prenotare gli incentivi.
Quando conviene davvero trasformare l’auto
Il bonus, da solo, non rende automaticamente conveniente la trasformazione. La convenienza dipende soprattutto da quanto costa l’impianto, quanti chilometri si percorrono ogni anno e quanto è grande la differenza tra il prezzo della benzina e quello del GPL o del metano.
Per chi utilizza l’auto poco, percorre poche migliaia di chilometri l’anno e possiede una vettura vicina alla fine della propria vita utile, l’investimento può essere difficile da recuperare. Al contrario, per chi percorre molti chilometri e intende tenere l’auto ancora per diversi anni, il risparmio sul carburante può rendere più interessante l’intervento. Il conto da fare è quindi abbastanza semplice: bisogna sottrarre il contributo pubblico al costo dell’impianto e confrontare la spesa residua con il risparmio ottenibile sui rifornimenti. Più aumenta il chilometraggio annuo, più velocemente si può recuperare l’investimento.
Va inoltre considerata la specifica vettura: consumi, spazio disponibile per il serbatoio, costi di manutenzione e valore residuo dell’auto possono cambiare sensibilmente il risultato.
Nuove regole anche per gli impianti
Il contributo arriva inoltre in un momento nel quale sono cambiate le regole tecniche per i sistemi di trasformazione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti emanato il decreto 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 settembre, con nuove norme tecniche relative all’omologazione, all’immatricolazione e alle visite periodiche dei sistemi di trasformazione a GPL, GNC e GNL. Il provvedimento interviene anche sulle procedure per i veicoli già circolanti.
La combinazione tra incentivo economico e aggiornamento delle regole rende quindi il retrofit una misura da tenere d’occhio anche nel 2027, soprattutto per chi possiede un’auto ancora in buone condizioni ma vuole ridurre il costo dei rifornimenti senza affrontare la spesa per una vettura nuova.
Dove verificare il bonus
Il MIMIT ha una pagina dedicata al contributo Retrofit, con requisiti, importi e procedura di accesso:
MIMIT – Ecobonus Retrofit GPL/Metano
Sono disponibili anche le FAQ ufficiali del MIMIT, che riportano gli importi di 400 e 800 euro, i requisiti e la dotazione finanziaria prevista fino al 2030.
Quando si recupera il costo dell’impianto
Per capire se il retrofit conviene davvero bisogna guardare soprattutto ai chilometri percorsi ogni anno. Prendiamo come riferimento un’auto a benzina che consumi circa 7 litri ogni 100 km e ipotizziamo un costo di trasformazione a GPL di 1.800 euro. Con il contributo statale di 400 euro, la spesa effettiva scenderebbe a circa 1.400 euro.
Con i prezzi medi rilevati dal MIMIT il 7 ottobre 2026, la benzina costa circa 2,05 euro al litro, mentre il GPL è a circa 0,77 euro al litro. Il costo del carburante, nell’esempio, passerebbe quindi da circa 14,35 euro ogni 100 km a benzina a circa 6,55 euro a GPL.
Il risparmio sarebbe di circa 7,80 euro ogni 100 km. In queste condizioni, per recuperare i 1.400 euro effettivamente spesi servirebbero circa 18.000 chilometri.
- 5.000 km, circa 390 €, circa 3,6 anni
- 10.000 km, circa 780 €, circa 1,8 anni
- 15.000 km, circa 1.170 €, circa 1,2 anni
- 20.000 km, circa 1.560 €, meno di 1 anno
Sono simulazioni indicative, perché un’auto trasformata a GPL può consumare più litri rispetto a quando viaggia a benzina e il prezzo dell’impianto varia in base al modello e alla tecnologia utilizzata. Sul mercato si trovano, per esempio, installazioni GPL nell’ordine di 1.000-2.000 euro per una vettura a benzina; per il metano la spesa può essere superiore.
Il punto, quindi, è semplice: per chi percorre 15-20 mila chilometri all’anno e intende tenere l’auto ancora per diversi anni, il contributo può rendere il passaggio a GPL particolarmente interessante. Per chi percorre appena 5.000 chilometri l’anno, invece, il recupero della spesa può richiedere diversi anni e va valutato anche in relazione all’età e al valore dell’auto.
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