“Indennizzi? Per molti sarà una doccia fredda”. Ad analizzare le ricadute che avrà il bando tipo ormai arrivato alla sua stesura definitiva in merito alle aste per l’assegnazione delle concessioni balneari, è Gabriele Baschetti, commercialista e socio fondatore dello studio riminese di consulenza Skema.
Baschetti, cosa comporterà l’ultima bozza del bando-tipo nella parte relativa agli indennizzi? “Si applica un principio chiarissimo: si paga quello che resta, non quello che si perde. Al gestore che esce non si rimborsano l’avviamento, la clientela o il ‘dispiacere’ di lasciare. Si riconosce solo il valore reale di ciò che resta piantato sulla sabbia”.
Cosa verrà indennizzato? “Conta la sostanza: se un bene serve ed è efficiente, vale. Dunque rientrano le strutture fisse come cabine, impianti, piscine e strutture per l’accessibilità. Non rientrano invece ombrelloni, lettini, attrezzature del bar (che il gestore può portarsi via) e tutte le opere finanziate con contributi pubblici a fondo perduto”.
Dunque le strutture fisse possono passare di mano? “E’ una indicazione che viene data ai Comuni. Saranno poi questi ultimi a decidere se e come applicarla per agevolare quella che viene definita una fase transitoria”.
Il bando-tipo cerca di agevolare gli accordi tra il concessionario entrante e l’uscente. Quanto può incidere? “E’ una sorta di incentivo: chi sceglie di rilevare le attrezzature mobili dal vecchio gestore può ottenere fino a 15 punti extra su 100. Un’idea utile per evitare sprechi, a patto che la stima del prezzo sia realistica”.
Come si stabilisce la cifra finale? “Un perito nominato dal Comune stima il costo attuale delle opere al netto dell’usura e dell’inflazione. Esiste però un tetto massimo: il valore stimato non può mai superare la reale capacità della struttura di produrre guadagno”.
Facendo i conti della serva quanto si possono aspettare i concessionari uscenti? “Difficile dirlo con esattezza, ma se volessimo dare un ordine di grandezza direi che rispetto a cifre per interi stabilimenti di cui si parlava in passato oggi saremmo a un decimo di quelle cifre. Il consiglio per i gestori è uno solo: mettere subito in ordine le carte degli investimenti (fatture, permessi edilizi, contributi ricevuti). Senza documenti ufficiali, l’indennizzo vale zero”.
Andrea Oliva
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