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inviamo di seguito ed in allegato il commento “Mercati in equilibrio tra petrolio, inflazione e il dilemma dei tassi” a cura delTeam Advisory & Gestione di Intermonte, con una view settimanale sulle principali tematiche globali e sull’andamento dei mercati finanziari.
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Giulio
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Mercati in equilibrio tra petrolio, inflazione e il dilemma dei tassi
A cura del Team Advisory & Gestione di Intermonte
Milano, 15/09/2026
- Escalation in Medio Oriente: Brent e WTI ancora in forte rialzo, dopo la chiusura preventiva del gasdotto East-West da parte dell’Arabia Saudita.
- Negli Stati Uniti l’inflazione resta persistente: la probabilità di un rialzo della Fed il 16 settembre sale a circa il 90% e i rendimenti dei Treasury salgono su tutta la curva.
- La BCE aumenta il tasso sui depositi di 25 punti base al 2,50%, decisione definita da Christine Lagarde un vero e proprio “no brainer” a fronte di un’inflazione ancora superiore al 3%.
- Borse europee in deciso calo e azionario statunitense più resiliente ma negativo, con il maggiore deflusso cumulato da gennaio dai fondi azionari USA.
- Il FTSE MIB sovraperforma l’Europa (+0,8%) sostenuto da banche ed energia, mentre il BTP decennale sale al 4,35% e lo spread BTP-Bund si allarga a 85 punti base.
Tra petrolio e tassi: la geopolitica riporta l’avversione al rischio sui mercati
La scorsa settimana è stata guidata da tre fattori chiave: un’inflazione statunitense più persistente delle attese, il rialzo dei tassi da parte della BCE e l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che ha riportato il Brent sopra i 100 dollari al barile. Questa combinazione ha innescato un ampio repricing del rischio, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari su entrambe le sponde dell’Atlantico e aumentando l’avversione al rischio degli investitori. In questo contesto, le borse europee hanno registrato cali significativi (MSCI Europe -1,7%), mentre l’azionario statunitense ha mostrato maggiore resilienza pur chiudendo in territorio negativo (S&P 500 -0,8%, Nasdaq Composite -0,6%). A confermare la prudenza del sentiment sono anche i deflussi cumulati dai fondi azionari statunitensi, che nelle ultime tre settimane hanno raggiunto il livello più alto da inizio anno: un segnale di progressivo spostamento verso posizionamenti più difensivi.
Le tensioni in Medio Oriente hanno continuato a dominare il quadro macro-finanziario, sostenendo con forza il comparto energetico. L’Arabia Saudita ha chiuso preventivamente il gasdotto Est-Ovest, un’infrastruttura strategica che consente l’export di petrolio aggirando lo Stretto di Hormuz, mentre l’Iran ha ribadito di non voler arretrare di fronte al blocco navale statunitense e agli attacchi contro le proprie petroliere. Sul fronte europeo, invece, l’Ucraina ha colpito per la prima volta due impianti di condensato di gas in Russia utilizzando droni con raggio operativo superiore a 3.000 chilometri. In questo contesto, il Brent e il WTI continuano ad essere in forte rialzo.
Stati Uniti: inflazione ancora persistente, la Fed verso il rialzo
Sul fronte macroeconomico, il dato più rilevante è stato il CPI statunitense di agosto, che ha confermato la persistenza delle pressioni inflazionistiche. L’inflazione complessiva è salita al 3,4% rispetto ad agosto 2025, mentre i prezzi al netto delle componenti più volatili, come energia e alimentari, sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente: un dato superiore alle attese degli analisti, che conferma come l’inflazione resti ancora lontana dall’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Nella stessa direzione va anche il dato sui prezzi alla produzione di agosto, cresciuti del 5,4% su base annua.
La reazione dei mercati è stata immediata: la probabilità implicita di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del 16 settembre è salita a circa il 90%. Il repricing si è riflesso soprattutto sull’obbligazionario, con il rendimento del Treasury a 2 anni in rialzo di 26 pb al 4,63% e quello del Treasury decennale in aumento di 19 pb al 4,97%.
Europa: la BCE alza i tassi, per Lagarde un “no brainer”
In Europa, l’attenzione si è concentrata sulla BCE, che ha aumentato il tasso sui depositi di 25 punti base al 2,50%, una decisione definita dalla presidente Christine Lagarde un vero e proprio “no brainer” alla luce di un’inflazione ancora superiore al 3% e di proiezioni che la vedono sopra il target fino al 2028. Sul piano macroeconomico, il PIL dell’Eurozona nel secondo trimestre 2026 è cresciuto dell’1,2% su base annua.
In un contesto appesantito dalle tensioni energetiche e dal rialzo dei rendimenti, i mercati europei hanno reagito negativamente: il DAX ha perso l’1,8%, il CAC il 1,2%, mentre il rendimento del Bund decennale tedesco è salito di 16 pb al 3,50%, in linea con il movimento dei Treasury statunitensi.
Italia: il FTSE MIB in controtendenza, produzione industriale in ripresa
Il mercato italiano ha invece continuato a sovraperformare il resto d’Europa, con il FTSE MIB in rialzo dello 0,8%, sostenuto dalla forte esposizione ai comparti bancario ed energetico, favoriti rispettivamente da tassi più elevati e dal rialzo del petrolio. Sul mercato obbligazionario, il rendimento del BTP decennale è aumentato di 20 pb al 4,35%, mentre lo spread BTP-Bund si è ampliato a 85 punti base.
Sul fronte macroeconomico, la produzione industriale italiana è cresciuta dello 0,7%, in deciso miglioramento rispetto al -1,0% precedente e al di sopra del consenso dello 0,3%.
I prossimi appuntamenti
La settimana si preannuncia tra le più rilevanti per la politica monetaria globale. L’attenzione sarà concentrata sulla riunione della Fed, con i mercati che prezzano un rialzo di 25 pb dei Fed Funds al 3,75%-4,00%. Particolare attenzione sarà rivolta alle indicazioni di Kevin Warsh, in un contesto di crescente pressione da parte di Donald Trump a favore di un taglio dei tassi. Inoltre, il 17 settembre la Bank of England dovrebbe mantenere il tasso di riferimento al 3,75%, mentre la Bank of Japan potrebbe procedere con un ulteriore rialzo, sostenuta dalla solidità di salari e inflazione. Sul fronte azionario, i timori di un rallentamento degli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbero continuare a pesare sul comparto tecnologico e sui semiconduttori, aggiungendo volatilità a una settimana già ricca di catalizzatori macroeconomici.
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