Dopo la bocciatura in Parlamento dei due decreti legge sulla casa, e mentre nel Paese continuano le manifestazioni contro il caro affitti e la speculazione immobiliare, Pedro Sanchez ha deciso: si è dimesso. Le nuove elezioni in Spagna si terranno domenica 29 novembre: era la prima data utile sul calendario per il voto anticipato. Lo ha detto stamattina, lunedì 5 ottobre, in un discorso pubblico trasmesso in diretta tv dal palazzo della Moncloa, la sede della presidenza del governo del regno di Spagna, nonché residenza ufficiale del presidente e della sua famiglia, a Madrid.
Si sarebbe dovuto votare nell’estate del 2027. Sanchez rivendica comunque quanto fatto dal suo governo. “Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti, combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti”, ha detto.
“Anche noi abbiamo commesso degli errori”
“Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli”, ha detto Sanchez, nel fare un bilancio della legislatura. Durante il suo mandato, ha sostenuto, si è “ridotta la disuguaglianza”, mentre l’economia “è stata quella che è cresciuta di più in Europa”. “Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori – ha ammesso -. Ci sono molte cose da correggere. Per fare di più abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia. Per questo motivo, dopo aver informato il capo dello Stato, ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per indire le elezioni generali che si svolgeranno il 29 novembre. È arrivato il momento in cui gli spagnoli decidano quale futuro vogliono per il Paese”.
“L’estrema destra regredisce dove governa”
Poi ha lanciato una sorta di appello alla cittadinanza, che dovrà scegliere “che ruolo vuole giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa”, oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia”, perché continui a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”. Agli elettori ha chiesto un nuovo mandato, con più forza, per “approfondire le riforme ancora da fare”.
Il premier socialista aveva annullato tutti gli altri impegni della giornata per dare questo annuncio, dopo che in queste ore il Psoe (il partito socialista operaio spagnolo di cui fa parte Sanchez) e il governo hanno lavorato allo scenario elettorale. La decisione arriva dopo numerosi incontri tenutisi nel fine settimana con i membri del suo governo e i leader socialisti per definire l’orientamento della legislatura.
Lo scenario e la strategia di Sanchez
Sanchez, 54 anni, è primo ministro dal 2018. E ora? Secondo i sondaggi, in Spagna il centrodestra è in grande vantaggio, ma il premier ha già fatto una rimonta nel 2023. I sondaggi di El País danno i Popolari al 32,7%, i socialisti al 26,4%, Vox al 18,1%. La sinistra-sinistra è divisa tra Sumar e Podemos: i primi sono sotto il 6%, i secondi intorno al 3%. Il centrodestra sfiora nel complesso il 52%, il centrosinistra si ferma al 36%. Sanchez vuole cavalcare l’emergenza casa, che ha portato di nuovo gli indignados in piazza a Madrid e in altre città spagnole, dopo la bocciatura dei suoi decreti.
La posizione del Partito socialista
Nel Psoe la maggioranza ha spinto per il voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un’opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale. Il ragionamento dei socialisti è che, dopo il voto contrario di Junts – la forza catalanista di destra di Carles Puigdemont, che si è unita al Partito Popolare e a Vox nel “no” in aula ai decreti – diventa sempre più difficile immaginare un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l’azione del governo. Il tema della casa, che mobilita milioni di spagnoli, offre al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull’emergenza abitativa.
Le nuove misure sulla casa
Nelle ultime ore, fonti governative hanno ribadito la volontà di garantire l’approvazione delle misure abitative respinte dal Congresso, indipendentemente dalla convocazione di elezioni anticipate. Un’opzione al vaglio, in caso di scioglimento del Parlamento, prevede che il governo approvi almeno un nuovo decreto contenente quelle misure: verrebbe poi votato dalla “deputazione permanente” del Congresso entro 30 giorni. L’organo ha l’autorità per procedere in tal senso dopo lo scioglimento del Parlamento e – a differenza di quanto accadrebbe in plenaria – il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l’iniziativa. I decreti bocciati prevedevano tra l’altro la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, misure contro i cosiddetti fondi “avvoltoio” e il rinnovo automatico dei contratti di affitto.
I decreti sulla casa e la rabbia delle piazze
La spinta decisiva è arrivata nei giorni scorsi. Venerdì 2 ottobre il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti contro la crisi abitativa con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sanchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I due decreti in questione erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste e l’indignazione popolare in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal Parlamento.
Il giorno dopo il “no” del Parlamento ai decreti del governo Sanchez sono riprese nel Paese le manifestazioni di protesta. La Spagna è scesa in piazza contro la crisi abitativa. Le chiavi delle case sono diventate il simbolo della protesta popolare: molti manifestanti le hanno agitate tra le mani. Decine di migliaia di persone hanno manifestato sabato 3 ottobre in tutto il Paese – da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, fino alle Canarie – per protestare per il diritto alla casa e chiedere uno sciopero generale. Ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti a Valencia: cinque le persone arrestate, nove i poliziotti feriti.
Le elezioni anticipate e i sondaggi
Sanchez aveva annunciato una pausa di riflessione nel weekend: un modo per prendere tempo e ponderare bene se sciogliere o meno le Camere e convocare le elezioni anticipate rispetto alla fine della legislatura, nel luglio 2027. I sondaggi al momento descrivono uno scenario sfavorevole alla sinistra: assegnano al Partito popolare e Vox una maggioranza superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma l’emergenza casa e l’ondata di indignazione popolare possono cambiare tutto, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre.
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